La varietà in cui viviamo

Nel bel mezzo della crisi globale scatenata dal covid-19, abbiamo dovuto ripensare temi e argomenti di Ombre e Luci: ciò che avevamo preparato sarebbe stato stonato in questo tempo sospeso, difficile e nuovo. E abbiamo ritenuto che immergerci nei racconti di queste settimane non avrebbe probabilmente lenito quel bisogno di conforto di cui abbiamo tutti, almeno un po’, bisogno.

La scelta è dunque caduta su un viaggio nel piccolo e grande schermo, lungo un cammino però nuovo, che ci vedesse finalmente protagonisti. Protagonisti per temi, sguardi, ruoli, interpretazioni e fruizione di un cinema e una televisione capaci non di imbalsamare o sdilinquire la disabilità, ma di ritrarla (è noto quanti danni abbia fatto Rain Man nell’approccio all’autismo, e quanto importante possa essere invece un film come The Elephant Man per riflettere sulla diversità).

Protagonisti vuole dire tante cose. Vuol dire attori con disabilità che – guidati da realismo e poesia – interpretano personaggi con disabilità. Protagonisti significa anche una disabilità che è parte del racconto, come è parte della vita. È il caso della figura di Girolamo nella serie The New Pope: si può amare, detestare (o anche semplicemente ignorare) il lavoro di Paolo Sorrentino, ma la scena dell’omelia pronunciata dal cardinale Voiello (Silvio Orlando) al funerale del suo amico Girolamo – nato paralizzato e muto – ha mostrato al grande pubblico che un altro sguardo è possibile, e che arricchisce («Perché ho chiesto a tutti voi di essere qui oggi per ricordare Girolamo? Per rimediare a un’ingiustizia, perché io sono stato la sola persona ad avere la grande fortuna di passare del tempo con lui, e intendo riparare a questo torto»); Girolamo – gentile, gioioso, pieno di vita, che ama ballare, cantare e ridere, ama ascoltare ed essere ascoltato – «è tutto quello che noi non siamo. Ed è per questo che siamo qui riuniti oggi, per celebrarlo. Perché noi non siamo come lui (…) Perché Girolamo sa amare»).

Il protagonismo dunque ha tante facce. Quella, ad esempio, del trentaseienne Fabrizio Savarese che, stanco di sale cinematografiche non fruibili da un pubblico sordo, dal 2017 ha fatto aprire una sala per non udenti in due cinema nella sua Brescia (l’assenza di sottotitoli, ha spiegato a Ilaria Pennacchini sull’Osservatore Romano, rende la visione confusa e difficile, ed è frustrante dover interpretare la trama esclusivamente dai movimenti degli attori, o provando a leggerne le labbra). Passi avanti che anche la televisione sta timidamente compiendo: Susanna Di Pietra, che accompagna i messaggi del presidente del Consiglio e i bollettini della protezione civile alle 18 traducendoli in Lis, è diventata ormai per tutti una figura familiare. Similmente a suor Veronica Donatello, che ha accompagnato le celebrazioni del Papa su Tv2000.

Ovviamente, come la letteratura e l’arte, le opere del piccolo e grande schermo sono destinate a vivere nella misura in cui esiste un pubblico che le guardi. E ogni pubblico avrà la sua percezione delle cose; a noi, ad esempio, non è piaciuto Mio fratello rincorre i dinosauri (2019), trasposizione cinematografica dello splendido omonimo libro di Giacomo Mazzariol soprattutto perché ingabbia e schiaccia il fratello Down nella scatolina perfetta. Eppure, quando le maestre di una scuola dell’infanzia di Roma hanno portato i bimbi di 4 e 5 anni a vedere il film, la visione ha incuriosito i piccoli oltre ogni aspettativa, spalancando sguardi nuovi.

Certo, si procede ancora per timidissimi passi nel cammino volto a rendere la disabilità una storia condivisa. America, ad esempio, la storica rivista dei gesuiti statunitensi, ha appena pubblicato la lista dei 25 film più importanti degli ultimi 25 anni: la disabilità compare, appena accennata sullo sfondo, in rarissimi casi. Eppure la disabilità al cinema c’è, eccome se c’è. Ombre e Luci da quasi quarant’anni commenta – criticando, ma anche plaudendo – film e serie tv in tema (e in questo dossier aggiungiamo anche i cartoni animati): sarebbe bastato un giro nel nostro archivio per avere un elenco davvero inclusivo.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 150, 2020

Copertina_OeL_150_2020

SOMMARIO

Editoriale
E sono 150! di Cristina Tersigni

Focus: Piccolo e grande schermo 
La varietà in cui viviamo di Giulia Galeotti
Interpreti di se stessi di Giulia Galeotti
Give Me Liberty di Claudio Cinus
Years and Years di Matteo Cinti
Quando ha recitato sottovento di Daniele Cogliandro
Due fratelli e la brigata inglese di Giulia Galeotti
...e per approfindire, c'è il nostro speciale Cinema e disabilità.

Intervista
Corrispondenze (e zoomate) dalla Russia di Cristina Tersigni

Testimonianze
Una piccola malga di Lucina Spaccia

Dall'archivio
Abitare la speranza di Mariangela Bertolini

Associazioni
Risposte concrete per bisogni concreti di Enrica Riera

Fede e Luce
Vicini a distanza di Angela Grassi

Spettacoli
La sfida di rileggere le scene del cinema di Matteo Cinti

Rubriche
Dialogo Aperto n. 150
Vita Fede e Luce n. 150

Libri
Il dono oscuro di John M. Hull
I bambini sono speranza di Papa Francesco
Diversi di Gian Antonio Stella
Tempo di imparare di Valeria Parrella

Diari
La differenza tra Shakespeare e Insinna di Benedetta Mattei
Come sono cambiato in questi anni di Giovanni Grossi

La varietà in cui viviamo ultima modifica: 2020-05-29T05:41:08+00:00 da Giulia Galeotti
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