AVVISO

Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

Per cercare la verità

La verità si nasconde in noi e nel nostro rapporto con l’altro, nelle nostre debolezze e nei nostri limiti — come il Verbo ha scelto di incarnarsi

Avviso

Questo articolo di Jean Vanier fa parte dell'archivio di Ombre e Luci ed è stato pubblicato diversi anni fa. Il 22 febbraio 2020 nel corso di un'inchiesta promossa dall'Arca internazionale sono state accertate gravi responsabilità di Jean Vanier nei confronti di sei donne. Qui il comunicato che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità». Sia l’Arca che Fede e Luce - seppur sgomente, addolorate e con molte questioni da affrontare - continuano salde nel loro impegno per realizzare società più umane e inclusive.

Conoscere la verità, perché?
La verità è quanto dire la realtà delle cose che sono e il loro senso.
Centro profondo di tutto questo è la vita, non una categoria astratta ma la vita concreta, nostra e degli altri. Dubitare dell’esistenza della verità (o rinunciare a conoscerla) è dubitare non tanto della vita (come dubitare della vita, l’unica realtà di cui disponiamo?), quanto del suo senso: dubitare che la vita abbia un senso e un senso positivo: sia insomma un bene, un valore e non un disvalore, sia pure con i suoi limiti, con il bene che si mescola al male. Come conoscerlo?

Jean Vanier indica due vie: la compassione e la saggezza: la via del cuore e la via dell’intelligenza razionale.
La via dell’accettazione di se stesso e dell altro così come ci presentiamo — ecco la via dell’intelligenza unita a quella della compassione, al patire — con sé e con l’altro.
Riuscire in questa ricerca della verità è vivere umanamente quel cammino di maturazione che Dio propone e offre a ciascuno come senso della sua vita: un cammino che va dal nascere e termina al compimento della vita.
Così la verità si nasconde in noi e nel nostro rapporto con l’altro, nelle nostre debolezze e nei nostri limiti — come il Verbo ha scelto di incarnarsi.

Qui la «scuola» dell’Arca e di Fede e Luce.
G.B.

L’Arca e Fede e Luce sono scuole d’amore e di compassione. Mi convinco sempre di più che per essere scuole d’amore, esse devono essere scuole di verità: un luogo in cui possiamo discernere la verità, annunciarla, esserne testimoni viventi. In questo mondo caratterizzato da rapidi e continui cambiamenti, un mondo pluralista unificato dai media e dai trasporti, c’è il rischio di relativizzare tutto, di vedere la realtà a partire da ciò che essa può procurarci a livello di piaceri, soldi…; c’è il rischio di dubitare anche dell’esistenza della verità.

Come far rinascere il gusto della verità? Non ci occorre tutta una vita per superare le nostre illusioni e i nostri soggettivismi e imparare ad amare la realtà e a meravigliarci di fronte ad essa? Perciò spesso fuggiamo la realtà perché ci disturba, perché evidenzia le nostre lacune, i nostri limiti e talvolta, il male che c’è in noi. Allora, noi cerchiamo di adattarla a nostro piacimento per proteggerci. Esiste, tuttavia, una verità umana e filosofica così come esiste una verità scientifica.

Il nostro mondo è così complesso che, a volte, ci sembra andare alla deriva. Per questo esso ha un bisogno immenso di compassione e di saggezza. Le nostre comunità hanno bisogno e ognuno di noi ha bisogno di scoprire l’importanza della verità. È necessario che le nostre teste e i nostri cuori siano unificati per poter amare in modo intelligente, per aiutare ognuno a diventare più libero. Il cuore è chiamato a guidare l’intelligenza e viceversa.

Un’intelligenza male o poco formata, guiderà male il cuore, si dividerà da esso e un cuore separato dall’intelligenza sarà guidato unicamente da emozioni soggettive.

Se non sviluppiamo l’intelligenza, non avremo certezze né fondamento per il nostro agire e neppure una visione dell’essere umano. Rischiamo allora di lasciarci guidare da valori propri del nostro ambiente e dalle emozioni veicolate dai media, secondo la moda corrente. La verità ci struttura, ci dà la visione necessaria per vivere umanamente nella nostre società. Si può sviluppare la propria intelligenza e utilizzare le conoscenze per la propria gloria, se ci si crede superiori agli altri. Ma la verità non è per chiuderci in noi stessi; essa ha come missione quella di aprirci alla realtà e agli altri, per ascoltarli, capirli, servirli, accogliere ciò che pensano e vivono, al fine di permetterci di entrare ancora più profondamente nel mistero della vita con un cuore ancora capace di stupore.

Non possediamo mai la verità, ma possiamo lasciarci possedere da essa. La verità non si produce; si cerca e noi siamo chiamati ad accoglierla come un dono.

Questa ricerca della verità è essenziale per la vita delle nostre comunità. Ritengo che gli «assistenti» non possano impegnarsi a lungo termine senza questo gusto per la verità.

David Ford, professore di teologia all’Università di Cambridge, ha detto ad un gruppo dell’Arca: «Voi avete una spiritualità all’Arca, però, perché questa spiritualità si approfondisca, occorre fondarla su una teologia». Le nostre comunità non potranno continuare a vivere, a radicarsi, a trovare nuove vie per i prossimi anni, se non avremo questo gusto, questa ricerca della verità, che ci aiuti ad avanzare sul cammino che Dio ci offre.

Per crescere in questa ricerca abbiamo bisogno dell’aiuto di uomini di pensiero: teologi, filosofi, psicologi, sociologi, antropologi ecc., esterni alle nostre comunità. Con loro potremo discernere meglio il significato dell’Arca e di Fede e Luce nel mondo attuale. Consapevoli di essere nel progetto di Dio, conosceremo meglio la direzione da prendere; avremo una luce e una concezione della vita e del mondo.

Dobbiamo allora cercare le persone che possono aiutarci a lasciarci possedere dalla verità, e, attraverso essa, capire il valore e la visione dell’Arca e di Fede e Luce: Questa visione è importante per noi, ma anche per la società e per le nostre Chiese. È già stato fatto tutto un lavoro in diverse nazioni a livello di formazione, ma c’è ancora molto da fare. Vorrei richiamare quattro aspetti che dobbiamo approfondire:

L’integrazione tra filosofia e parola di Dio

Ho avuto molta fortuna ad incontrare padre Thomas e a vivere vicino a lui. Egli è stato per me non solo un maestro spirituale che mi ha guidato ad ascoltare lo Spirito Santo e a scoprire il cammino che Dio ha voluto per me, ma anche un maestro di pensiero filosofico teologico. È stato lui a consigliarmi di fare una tesi su Aristotele. Non mi sono mai pentito di questo arduo lavoro. Aristotele mi ha insegnato a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è accidentale e secondario in tutte le cose. Si dice che Aristotele fosse appassionato di tutto ciò che è umano, reale; egli voleva accogliere con umiltà la realtà e cercare di capirla. Aristotele ha aperto la mia intelligenza e mi ha insegnato lo stupore di fronte alla verità. La verità non ci aiuta soltanto ad agire e a riuscire nei nostri progetti; essa si lascia anche contemplare. Contemplando la bellezza, l’armonia e l’intelligenza iscritte nei nostri esseri e nell’universo, possiamo camminare verso la contemplazione della sorgente di questo universo. Il Vangelo ci fa scoprire che questa sorgente si è fatta uomo in Gesù:

«All’inizio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Al principio egli era presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto… E il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi» (Gv. 1).

Con la rivelazione scopriamo il Verbo: Gesù si è fatto piccolo per diventare l’amico dei piccoli e annunciare la Buona Novella. Dovremo allora scoprire la verità circa il Verbo che si nasconde ora nei deboli e nella nostra debolezza.

Giovanni dice nel suo Vangelo che «il Verbo è venuto in mezzo ai suoi e i suoi non l’hanno accolto. Ma a tutti coloro che l’hanno accolto Egli ha dato il potere di diventare figli di Dio». Non è questa la situazione delle persone deboli che non sono accolte nelle nostre società?

All’Arca, come in Fede e Luce, siamo chiamati a conoscere sia le verità che vengono dalla terra e dalle nostre esperienze, sia quelle che vengono dal Cielo e dalla Parola di Dio: la luce proviene da queste due sorgenti. Per questo è importante riconoscere e nominare la nostra esperienza, cercare di capirla meglio con l’aiuto di professionisti, ma anche approfondire la nostra conoscenza del mistero del Verbo che si è fatto povero per arricchirci.

Ogni persona ha un valore, è chiamata alla maturità

Viviamo in un’epoca particolare. C’è molta oppressione, caos, ma pure un maggior riconoscimento, almeno a livello teorico, del valore di ogni esistenza. Scopriamo sempre più la nostra appartenenza ad una stessa razza umana, la nostra comune umanità. Allo stesso tempo non riconosciamo le paure e i pregiudizi che esistono in noi. Ci chiudiamo in fretta su noi stessi.

Non è facile discernere nelle nostre diverse culture ciò che alimenta questa chiusura su noi stessi e ciò che aiuta la nostra crescita verso la libertà interiore, una maturità più grande e la capacità di accogliere ed amare ogni persona.
Ho capito che sempre di più all’Arca e a Fede e Luce, siamo chiamati a vivere la parabola delle nozze descritta nel Vangelo di Matteo. Oggi si parla molto di accogliere ciascuno così com’è. C’è qualcosa di bello in questo atteggiamento: il rispetto per l’altro, il rifiuto di giudicare. Questa tolleranza è la reazione contro un moralismo esasperato che accusava e giudicava. Essa può, d’altra parte, nascondere un rifiuto per la verità: tutto è buono, tutto è possibile. No, non tutto è buono! Il male esiste. Ci sono le guerre, i genocidi, la droga, i forti opprimono spesso i più deboli. Per i soldi o per il potere, si può fare molto male.

È importante distinguere la morale dalla psicologia. La morale si fonda sul valore intrinseco di ogni essere umano, quali che siano i suoi limiti. Per vivere questa morale bisogna sapere cosa è l’essere umano, come attraverso le diverse tappe della sua vita egli sia chiamato a crescere verso la libertà e l’unità interiori. Occorre approfondire che cosa è la libertà, la coscienza, la maturità. Per diventare pienamente umani, non basta che gli «assistenti» raggiungano questa maturità; anche le persone disabili devono raggiungerla. Non è un problema di «normalizzazione», ma di «personalizzazione». Aiutare ogni persona ad essere se stessa, la più libera, aperta e felice possibile.

Il legame tra psicologia e spiritualità

Siamo chiamati a capire come la psicologia si distingua dalla spiritualità e al tempo stesso come il nostro carattere, la nostra psicologia e la nostra umanità formino la terra nella quale lo Spirito Santo è deposto. Psicologia e spiritualità non si oppongono, ma sono chiamate a completarsi per una visione della persona umana resa cosciente del posto che dovrebbe essere quello dei più deboli nelle nostre Chiese e nel mondo. Questo ci obbliga a guardare alle nostre debolezze in un modo nuovo. Scopriamo così che la debolezza ci apre un cammino nuovo nella ricerca dell’unità in noi stessi, nelle nostre comunità, tra le nostre comunità, tra le nostre Chiese e nelle nostre società.

Conclusione

Giorno dopo giorno mi stupisco di fronte alle nostre comunità e di fronte agli uomini e alle donne che ne sono il cuore. Questi mi aiutano a scoprire una nuova saggezza, la saggezza del cuore, e attraverso di essa, la saggezza di Dio che è, essenzialmente, cuore.

Le nostre comunità mi stanno guidando verso una nuova antropologia, un nuovo modo di leggere la Parola di Dio (in particolare il Vangelo di Giovanni), un nuovo modo di cogliere le disuguaglianze del mondo, un nuovo modo di rispondere ai conflitti e un nuovo modo di esercitare l’autorità.

Ringrazio Dio che nel 1950 mi ha condotto ad incontrare padre Thomas che mi ha guidato sempre da vicino. Ringrazio Dio di avermi invitato, nel 1964, ad accogliere Raphael e Philippe e ad iniziare l’avventura dell’Arca e poi di Fede e Luce. Rendo grazie per ciascuno di voi che leggerete questa lettera. Insieme siano chiamati a continuare il cammino, a lottare per la vita e per l’amore nel nostro mondo così lacerato, a crescere nella verità e a stupirci davanti al tesoro che Dio ci affida.

Jean Vanier, 2000
(V° Capitolo della lettera di Jean Vanier agli amici dell’Arca e di Fede e Luce)

Per cercare la verità ultima modifica: 2000-09-28T07:25:59+00:00 da Jean Vanier
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