Vedersi in vetrina

Essere liberi di scegliere un capo di abbigliamento, decidere se privilegiare la comodità o l’eleganza nella scelta di un outfit, potrebbe sembrare piccola cosa di fronte a condizioni di salute che determinano in modo significativo la vita di una persona. Eppure proprio con questa pretesa la Uildm (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) nel 2018 ha promosso un progetto teso a sollecitare una maggiore inclusione sociale nel campo della moda. Sono state coinvolte quattro scuole del settore per disegnare e creare abiti non solo comodi e a misura ma anche eleganti e perché no con un tocco di frivolezza, per donne che, come quelle con la distrofia muscolare, hanno difficoltà motorie e si muovono in sedia a rotelle.

Sempre più persone con disabilità o i loro familiari chiedono di essere maggiormente considerate da questo mondo che tanto contribuisce a costruire, volenti o nolenti, identità sociale. Come sottolinea Karin Hitselberger, una giovane fashion blogger statunitense in sedia a rotelle, «non puoi considerare l’attenzione alla moda come qualcosa di superficiale perché, al dunque, è come ti presenti al mondo (…). E solo perché sono disabile non vuol dire che non possa volere un mio stile personale e che non tenga a come mi vesto».
Molti stilisti indipendenti vengono incontro al desiderio di ciascuno di vedersi e sentirsi bello perché curato nel proprio aspetto: la giovanissima newyorkese Camilla Chiriboga ha realizzato abiti per persone cieche utilizzando tessuti di diversa trama e consistenza, leggibili anche da uno smartphone perché, nello sceglierli, siano più facilmente riconoscibili nei colori da chi li indossa. La francese, sempre giovanissima, Camille Boillet ha invece creato una linea di abiti da sposa, coniugando le necessità personali a tulle, pailettes, sete e drappeggi, senza dimenticare il coordinato per la sedia a rotelle.

Ma anche una nota firma del prêt-à-porter, Tommy Hilfiger, nel 2017 ha lanciato una linea ad alta vestibilità finalmente da passerella: la vedremo realizzata su larga scala dalla prossima primavera. Conosce molto da vicino le problematiche dell’autismo e sa che calamite, velcri ed etichette stampate a caldo possono «offrire accorgimenti innovativi così che tutti in famiglia possano vestirsi più facilmente».

Camille Boillet Couture

Se per Beth Wilson è stata una sorpresa trovare in vetrina un manichino in sedia a rotelle, Stephanie Thomas denuncia come sia più facile trovare abiti per cani che per persone con disabilità

Da qualche anno inoltre, si scelgono modelle e modelli portatori loro stessi di una disabilità: la rivoluzione sta arrivando finalmente anche nelle vetrine. Così, leggiamo su disabili.com, è stata una grande sorpresa per Beth Wilson, artista con disabilità, vedere in un negozio di abiti da sposa di Bristol un manichino seduto sulla sedia a rotelle. «Questo non dovrebbe sorprendere, ma è la prima volta che vedo la disabilità mostrata senza problemi in una vetrina!». E aggiunge: «Non è affatto raro che le persone con disabilità si sentano invisibili. Questo capita perché noi disabili non ci vediamo praticamente mai rappresentati nei media, e soprattutto non vengono realizzati per noi dei bei vestiti. Non ho bisogno di un abito da sposa al momento, ma qualora dovesse esserci il bisogno sarei sicuramente molto più felice al pensiero di poter andare in un negozio dove so di essere accettata con la mia sedia a rotelle e tutto il resto».
Poter andare ad acquistare un abito in autonomia ed essere ben accolti non è sempre scontato. Un’iniziativa sul tema, sempre anglosassone, è quella del Purple Tuesday, che nel 2019 è stato il 12 novembre: una giornata che mira a cambiare l’esperienza da cliente per le persone con disabilità affinché venga vissuto con la stessa spensieratezza che, più o meno tutti, associamo allo shopping. Molto pragmatica, l’iniziativa cerca di stuzzicare i commercianti con lo slogan “Aiutami a spendere i miei soldi!”.

E in Italia? La rete in questo aiuta molto e non manca la possibilità di fare shopping on line. La ditta Liddawear, ad esempio, si rivolge a una clientela soprattutto maschile con difficoltà di vario genere. Oppure la Laianna che ha soluzioni di alto livello tecnologico per una vestibilità facilitata, ma che troviamo pubblicizzata solo in esposizioni a carattere sanitario. Ernesto Simionato, da ex sarto professionista e persona con disabilità, ha lanciato un progetto per l’impresa “Vesto Libero” dedicata al target effettivamente poco presente nei nostri negozi.
In una Ted Conference del 2016, Stephanie Thomas, esperta di moda statunitense con disabilità, sottolineava come fosse più facile trovare abiti per cani che abiti per persone con disabilità. Attenta osservatrice delle creazioni delle grandi marche, Stephanie rivendica la possibilità per ciascuno di vestire con dignità, stile e fiducia in se stessi. Perché questo accada deve esserci una moda che sia realmente accessibile, intelligente e bella anche per le persone che hanno una disabilità. «Qualcuno mi dice che il design così pensato è complicato ma di questi tempi non sembra possibile dare risposte del genere. Così come chi pensa che le persone con disabilità siano tutte uguali… manco per niente! O che hanno da pensare a ben altre cose… Grazie per avermelo ricordato!».

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 149, 2020

Ombre e Luci 149 copertina

SOMMARIO

Editoriale
Se lo diceva Coco Chanel... di Cristina Tersigni

Focus: Moda e disabilità
La rivoluzione copernicana di Lucas di Giulia Galeotti
Quel che l'abito fa di Nicla Bettazzi
Vedersi in vetrina di Cristina Tersigni
Jillian, la divina di Giulia Galeotti

Intervista
Tranquilla e soddisfatta di me stessa di Francesca Cabrini

Testimonianze
Quaranta occhi puntati su di te di Silvia Gusmano

Dall'archivio
Grazie per avermelo fatto fare da sola di Una mamma

Associazioni
Sfilate da sogno di Cristina Tersigni

Fede e Luce
Chi risponde alle domande di Daniela Guglietta

Spettacoli
Il corpo dell'amore di Cristina Tersigni

Rubriche
Dialogo Aperto n. 149
Vita Fede e Luce n. 149

Libri
La nostra casa è in fiamme di Greta Thunberg
Imperfetta di Andrea Dorfman
Che cos'è una sindrome? di Giuseppe Colaneri
La bambina morbida di Maria Cristina Toccafondi

Diari
Negozi e pantaloni di Benedetta Mattei
Per le strade di Roma di Giovanni Grossi

Vedersi in vetrina ultima modifica: 2020-03-16T06:47:57+00:00 da Cristina Tersigni
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