Il diritto a un libro vero

«Un giorno Enza arrivò a casa e disse “Basta!”. Non ne poteva più dei materiali con cui lavorava quotidianamente, dedicati ai bambini con difficoltà nell’apprendimento o affetti da autismo. “Anche loro debbono poter andare in libreria per comprarsi un libro bello. Un libro vero”. È nato tutto da lì». E quello che è nato è Uovonero, la casa editrice che si rivolge a bambini e adolescenti con e senza difficoltà, promuovendo una cultura che nella differenza vede ricchezza. A raccontarci l’impresa è Sante Bandirali, editore, scrittore, traduttore nonché uno dei fondatori di Uovonero con Enza Crivelli e Lorenza Pozzo.

Quindi tutto è nato dalla consapevolezza di una mancanza…
La considerazione dell’importanza, del valore della bellezza e dell’estetica del libro quando si tratta di bambini con difficoltà è stata l’idea originaria. Da quella primissima idea a quando essa divenne un’intenzione seria passarono un paio di anni, e da quando da seria divenne reale ne passarono altri due: studiammo, elaborammo un piano editoriale, mettemmo a punto quel che è venuto dopo, nella consapevolezza di andare a coprire uno spazio non coperto dal mercato editoriale italiano. Iniziammo con 3 titoli il primo anno, 5 il secondo, poi 7. Ora ci siamo stabilizzati sui 10-12 titoli.

Non sono solo bellissimi nella forma, ma dicono molto e lo dicono bene: non basta infatti avere una buona idea per scrivere un buon libro. Quale faro vi guida quando raccontate la disabilità?
Che ci sia una bella storia, che il romanzo sia letteratura, che l’albo abbia anche una componente artistica, che il testo sia narrato con delicatezza. E che la disabilità, anche se ingrediente importante della storia, non sia mai qualcosa di messo volutamente sotto i riflettori facendo il cosiddetto libro a tema che vuole solo cercare di dare una spiegazione, con risultati spesso molto poveri.

In Che bambino fortunato! (di Lawrence Schimel e Juan Camilo Mayorga, 2019) il fratellino ci presenta Davide che ha una memoria prodigiosa, è bravissimo a inventare e raccontare storie e ha la fortuna di poter leggere anche dopo che i genitori hanno spento la luce. Perché quel formidabile compagno di giochi è cieco.
Tra le tante proposte che riceviamo, quando leggo «ho scritto un libro sull’autismo», già so che aprendo il manoscritto non troverò un libro interessante. La disabilità non deve essere un macigno che ti viene buttato addosso: così la storia non funziona. L’esempio migliore è forse Il mistero del London Eye di Siobhan Down, vincitore del premio Andersen nel 2012: un giallo straordinario, di quelli (come scrive Simonetta Agnello Hornby nell’introduzione) che ti tengono alzato tutta la notte. Un ragazzino sale sulla ruota panoramica: i cugini lo aspettano a terra ma quando le porte della capsula si aprono lui non c’è. Ci sono personaggi molto belli, molto forti, come Ted, l’io narrante, che ha la sindrome di Asperger. Sindrome che, tra l’altro, non viene mai citata perché non è un libro sulla sindrome ma è un bellissimo giallo per ragazzi; anche se, arrivati alla fine, scopriamo di aver imparato molte cose sulla sindrome di Asperger.

Il vostro è uno sguardo ramificato: vi rivolgete ai bambini con difficoltà, ma anche ai bambini senza difficoltà per aiutarli a comprendere chi è diverso da loro, agli adulti che vivono o lavorano con alunni svantaggiati…
Uso spesso la metafora dell’uovo dove il tuorlo, il nucleo, del progetto editoriale sta proprio negli albi inclusivi che usano codici speciali (come i simboli della comunicazione alternativa aumentativa): ma se sono libri che nascono per chi ha difficoltà, non sono libri solo per loro. Ogni volta pensiamo anche a chi non ha difficoltà di lettura in modo che quel libro sia veramente leggibile allo stesso livello da tutti, condiviso da una classe intera. Poi c’è l’albume, la letteratura che affronta questi temi per i compagni di classe, per i familiari, le sorelle e i fratelli, gli amici, i conoscenti, i vicini di casa. Quindi il guscio che tiene insieme un po’ tutto, ed è la collana di saggistica (I raggi) destinata a operatori, genitori e insegnanti, nata perché abbiamo voluto portare in Italia saggi sull’autismo non ancora tradotti. Tra questi Le percezioni sensoriali nell’autismo e nella sindrome di Asperger di Olga Boddashina, uno dei testi di riferimento per l’autismo in questo momento.

Finalmente niente prodotti speciali per bambini speciali…
L’idea del libro speciale per i bambini speciali l’abbiamo sempre pensata
come un ghetto. Purtroppo molti esempi di comunicazione alternativa aumentativa che si trovano in giro rendono veramente fastidiosa e faticosa la lettura per chi non ha difficoltà, allontanando dal testo. Cerchiamo di evitarlo al punto che siamo arrivati a fare libri di narrativa ad alta leggibilità senza più scrivere sul libro che sono ad alta leggibilità. La dimostrazione è Una per i Murphy (2018) di Lydia Mullaly Hunt (che ha appena vinto il premio Strega ragazzi): che sia un libro ad alta leggibilità è scritto solo all’interno nel colophon in corpo 8 piccolissimo. Così nessuno dice «toh, guarda ha vinto lo Strega un libro che è ad alta leggibilità», ma semplicemente «questo libro ha vinto». Al tempo stesso, però, se un bambino dislessico vuole leggerlo, fa meno fatica che a leggere un libro impaginato in maniera tradizionale.

L’attenzione concreta (e intelligente) al mondo della disabilità l’avete dimostrata anche durante i lunghi mesi di reclusione dovuti al covid-19.
L’iniziativa #IntantoFaccioQualcosa è nata in risposta a #IoRestoACasa: per più di 3 mesi siamo usciti con oltre 350 attività, 4 al giorno, ottenendo un riscontro enorme: sono state circa 80.000 le visite alla pagina dedicata sul nostro sito (in collaborazione con Autismo è e Spazio Nautilus – Milano). Anche questa è stata un’idea di Enza Crivelli che ha pensato ai bambini autistici che normalmente frequentano i centri di terapia, e che invece sono dovuti rimanere a casa.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 151, 2020

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SOMMARIO

Editoriale
Nutrire talenti di Cristina Tersigni

Focus: Viaggio nell'arte
Il linguaggio dell’arte di Marta de Rino ed Eleonora Secchi
Metti da parte la fretta di Gianni Verni
Ferma lo sguardo di Cristina Tersigni
Estemporanea e personale di Giorgiana Tinazzo
Buongustaio dell’arte di Cristina Tersigni

Intervista
Il diritto a un libro vero di Giulia Galeotti

Testimonianze
Forse una ragione c'è di Stefano Nasuti

Dall'archivio
Un pomeriggio chiamato laboratorio di Francesca Polcaro

Associazioni
Museo per tutti di Cristina Tersigni

Fede e Luce
Noi, non io di Serena Sillitto

Spettacoli
Accarezzando insieme l'erba di Enrica Riera

Rubriche
Dialogo Aperto n. 151
Vita Fede e Luce n. 151

Libri
Il cuore è una selva di Novita Amadei
Il chiosco di Anete Melece
Malintesi di Bertrand Leclair
Un'esperienza personale di Kenzaburo Oe

Diari
Caro presidente Sergio Mattarella di Benedetta Mattei
Natura e musica di Giovanni Grossi

Il diritto a un libro vero ultima modifica: 2020-09-11T00:11:57+00:00 da Giulia Galeotti
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