Metti da parte la fretta

Imparare e frequentare un’attività creativa e manuale non è mai un occupare il tempo come oggi spesso si pensa. Il concetto di hobby legato al fare qualcosa viene nobilitato dal fatto che il processo creativo, anche se i risultati possono sembrare poca cosa, coinvolge anima e corpo creando un legame tra il pensato ed il concreto. E questa è già una forma di terapia che allena la mente a concretizzare quello che si immagina. L’arte-terapia, per sua intrinseca funzione, non bada al risultato ma al percorso concentrandosi alle varie fasi che rappresentano il vero fine terapeutico e quindi creativo.

Il manipolare la creta, ad esempio, non ci fa diventare sicuramente degli scultori ma ci fa provare l’esperienza della modellazione, che possiamo controllare e determinare con la mente ma anche e soprattutto con le nostre mani. Il risultato poi sarà semplicemente una forma, più o meno complessa, che rispecchierà tutto di noi, dallo stato d’animo alla nostra forma mentale passando per la tensione creativa.

Ho timidamente introdotto l’incisione classica ai ragazzi della comunità de L’Arche Il Chicco portando delle riviste del settore e commentando con loro le opere rappresentate. Sono stati ospiti di un paio di mostre collettive di Officine Incisorie come visitatori e il loro atteggiamento è stato molto attento e puntuale nell’osservare ma ancora di più nell’elaborare e personalizzare quello che osservavano.

Nell’incisione sono contenuti dei principi basilari del percorso terapeutico. Non è una disciplina puramente istintuale, ma ragionata e divisa per fasi ben precise, ciascuna delle quali è propedeutica alla successiva e funzionale ad essa. Chiunque si sia approcciato all’incisione ha dovuto mettere da parte la fretta, l’ansia di arrivare al risultato, concentrandosi sul metodo, passo dopo passo. C’è un lavoro di progettazione che comporta concentrazione ed il vedere oltre. C’è l’uso dei materiali e degli strumenti per lavorarli. C’è un rigoroso rispetto di tempi che devono essere rispettati ed intendo proprio tempi in secondi, minuti, ore che, se sottovalutati, portano al fallimento del progetto stesso. C’è il lavoro fisico dell’inchiostrazione e della pulizia della lastra che va ripetuto più volte per multipli di stampa ma che inevitabilmente porterà sempre a risultati diversi, simili ma diversi. La stampa poi è la fase finale che darà quell’ultima carica emozionale al nostro lavoro, sempre e comunque una sorpresa. Per non parlare della sensazione di maneggiare le carte di stampa, di immergerle nell’acqua e di asciugarle prima della stampa stessa. Un mondo di sensazioni che può vivere solo chi lo prova. Il risultato poi verrà ma non è quello l’obiettivo. È solo una fase di tutto il percorso. Per i ragazzi del Chicco è stata fatta un’opera di semplificazione delle procedure, escludendo quelle più rischiose per la loro incolumità e salute. Quello però che rimane è il mezzo espressivo, mediante il quale hanno potuto esprimersi con lavori che li caratterizzano e li identificano. Abbiamo scoperto Danilo particolarmente portato per i paesaggi urbani, Chiara e Nadia più bucoliche, prediligendo fiori e paesaggi campestri. Alessandro che ha una sensibilità particolare per la musica, rappresenta strumenti musicali, note, chiavi di violino, in modo da sembrare quasi opere picassiane. Marilena rappresenta personaggi che vive interiormente.

Nelle sue opere, il pittore futurista Umberto Boccioni ha rappresentato, in un periodo della sua parabola creativa, gli stati d’animo sotto forma di figure umane: figure particolari, esili, eteree, scaturite dalla sintesi artistica e spirituale di un grande artista che le ha rese tangibili.

Marilena esprime i suoi stati d’animo nei suoi lavori. Marilena non ha conosciuto Umberto Boccioni. Marilena ha un carattere molto chiuso e introverso, che riesce a superare non appena si mette a disegnare, passando da una chiusura a ‘riccio’ ad una apertura che cerca il consenso da chi le sta intorno. Marilena inserisce le figure sempre in un ambiente, a significare una ricerca di protezione. Il resto lo potete giudicare voi.

Il risultato maggiore, al di là della qualità (indiscussa) dei loro lavori, sta nell’entusiasmo, nell’attesa del giorno in cui ci incontriamo, negli effetti positivi sull’umore, nell’aspettare e vedere la stampa del proprio lavoro uscire dal torchio… vera e propria esperienza di come debba essere condivisa e vissuta l’esperienza artistica.

L’incontro con l’Arca

Il Chicco è entrato nella nostra storia grazie alla disponibilità della Comunità dell’Arca di metterci a disposizione un locale ad uso stamperia. L’abbiamo così attrezzato di tutto punto; da lì a far partire un laboratorio con alcuni ragazzi ospiti della comunità è stato un attimo. Dapprima un gioco, un esperimento artistico per vedere come i ragazzi si sarebbero confrontati con qualcosa di creativo ma laborioso. E subito dopo la sorpresa nel vedere il loro impegno ed i risultati a dir poco inattesi, tanto da organizzare una prima mostra nel 2018 a Via Giulia, a cui ne è seguita una seconda l’anno successivo. Il bello del laboratorio è che essendo la calcografia composta da varie fasi (dalla preparazione della matrice, all’inchiostrazione, alla stampa solo per citarne alcune) ha occupato tutti i partecipanti alla realizzazione delle opere, ciascuno per una o più fasi di lavorazione, incentivando il lavoro collaborativo. Tutto il nostro lavoro lo potete trovare sul sito www.officineincisorie.it. Lì, oltre a conoscerci più da vicino, potete scaricare e sfogliare i nostri cataloghi tra i quali quello della mostra dei ragazzi del Chicco DI-Segni DI-Versi.

Associazione Officine Incisorie

Officinie Incisorie - logoL’Associazione Officine Incisorie nasce 5 anni fa dall’incontro di tre persone accomunate dalla passione per l’arte, ed in particolare per l’incisione. Il nostro nome è già un programma di per sé. Le officine richiamano l’operosità ed il far di mano, la passione e l’impegno nel creare, nel realizzare; e l’incisione è una disciplina artistica che si pone proprio tra il lavoro puramente artigiano e quello artistico. Un’arte antica, che si data intorno al 1450 come integrazione alla rivoluzionaria invenzione del torchio di stampa di Gutenberg, al fine di poter inserire delle immagini all’interno dei testi stampati. L’invenzione della stampa, infatti, seppur rivoluzionaria per l’epoca, si limitava alla composizione dei testi con i caratteri a rilievo, ma non permetteva la stampa di immagini.

La calcografia (dal greco “scrittura su rame”) introduce la tecnica della stampa ad incavo che per mezzo del torchio calcografico trasferisce sulla carta le immagini realizzate precedentemente su matrici di metallo (generalmente di rame o zinco).

Oggi l’incisione si è evoluta risentendo di diverse contaminazioni via via introdotte nei secoli, sebbene lo strumento principe di tutta la tecnica sia rimasto il Torchio Calcografico. La Calcografia conosciuta dai più da una delle sue tecniche, l’acquaforte, è un mondo di forme artistiche variegato ed in evoluzione continua. L’acquaforte è appunto solo una delle tecniche, affiancata dall’acquatinta, la maniera nera, la puntasecca, il bulino, la maniera pittorica, la collografia, il monotipo, la linoleografia e la xilografia, solo per citarne alcune; tutte queste tecniche possono essere usate singolarmente o in associazione tra loro permettendo infinite espressioni artistiche. Non c’è artista che non si sia cimentato con la grafica d’arte, basti pensare a Rembrandt, Dürer, Dorè, Piranesi, fino ad artisti più contemporanei come Morandi e Picasso.

Officine Incisorie ha come obiettivo quello di divulgare le varie tecniche incisorie mediante incontri, mostre, seminari, concorsi, ad un pubblico sempre più vasto, ma anche quello di organizzare corsi di avvicinamento alle tecniche per riportare il pubblico ad un approccio più manuale all’arte ed ai suoi tempi realizzativi.

Fino ad oggi ha realizzato circa 10 mostre collettive, 2 personali ed un concorso biennale di Ex Libris giunto alla seconda edizione, a cui hanno partecipato artisti da ogni parte del mondo.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 151, 2020

Copertina_OeL_151_2020

SOMMARIO

Editoriale
Nutrire talenti di Cristina Tersigni

Focus: Viaggio nell'arte
Il linguaggio dell’arte di Marta de Rino ed Eleonora Secchi
Metti da parte la fretta di Gianni Verni
Ferma lo sguardo di Cristina Tersigni
Estemporanea e personale di Giorgiana Tinazzo
Buongustaio dell’arte di Cristina Tersigni

Intervista
Il diritto a un libro vero di Giulia Galeotti

Testimonianze
Forse una ragione c'è di Stefano Nasuti

Dall'archivio
Un pomeriggio chiamato laboratorio di Francesca Polcaro

Associazioni
Museo per tutti di Cristina Tersigni

Fede e Luce
Noi, non io di Serena Sillitto

Spettacoli
Accarezzando insieme l'erba di Enrica Riera

Rubriche
Dialogo Aperto n. 151
Vita Fede e Luce n. 151

Libri
Il cuore è una selva di Novita Amadei
Il chiosco di Anete Melece
Malintesi di Bertrand Leclair
Un'esperienza personale di Kenzaburo Oe

Diari
Caro presidente Sergio Mattarella di Benedetta Mattei
Natura e musica di Giovanni Grossi

Metti da parte la fretta ultima modifica: 2020-08-24T11:19:25+00:00 da Gianni Verni
Shares
Share This

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi