Il10 marzo scorso la comunità Edelweiss di Messina ha festeggiato i suoi venticinque anni di vita. E lo ha fatto mettendo in scena lo spettacolo Orchestra di Cuori a colori allo scopo di raccontare la trasformazione che ognuno di noi vive entrando a far parte di Fede e Luce.
I primi a salire sul palco sono stati i genitori dei ragazzi della comunità che hanno raccontato l’oscurità in cui si trovavano quando sono arrivati a Fede e Luce. E lo hanno fatto attraverso la poesia Oscurità, nata da un confronto avvenuto tra loro sul tema della trasformazione: «La strada della paura conduce alla notte. / Se la situazione sfugge di mano ci si sente sconfitti, / Sconfitti dalla mia stessa “forza”. / La paura mi fa fermare davanti alla difficoltà e non mi fa andare oltre / La paura non mi fa vedere cosa c’è oltre l’ostacolo. / Ho Paura di rimanere da solo! / Ho Paura del futuro! / Se questa paura non è affrontata genera diffidenza e porta alla morte. / Il non chiamare per nome la paura, la mancanza di fiducia negli altri, il non accettare l’aiuto, / l’essere sopraffatti dall’ansia / porta alla sconfitta. / Il mondo finisce in un burrone!».
Gli amici hanno quindi ballato sulle note di Io credo nel noi dei Gen Verde: al centro il genitore con i suoi dubbi e le sue paure, che si consegna reciprocamente senza essere un supereroe, ma donando amicizia sincera. I ragazzi della comunità sono quindi andati tra il pubblico, come Gesù che passa e sta in mezzo a noi. Saliti sul palco, costituitisi in orchestra, hanno suonato e cantato Il ragazzo di Fede e Luce, scritta dalla comunità sulle note de Il ragazzo della via Gluk, in un momento di musica e di racconto di sé e del riscoprirsi in comunità.

Venticinque anni di cammino insieme fra alti e bassi costituiscono un trampolino di lancio per diffondere la grande gioia e lo stupore che viviamo ogni giorno nel vivere la comunità

Un genitore, un amico e un ragazzo – nel terzo momento dello spettacolo – hanno messo in scena il mimo La Pozzanghera, tratto da una storiella di Bruno Ferrero, raccontando così la gioia di trasformare e di lasciarsi trasformare, di uscire dal guscio in cui ci si chiude nei momenti di buio, facendosi aiutare da chi ci sta intorno e condivide il nostro stesso cammino.
Lo spettacolo si è infine concluso con la lettura di un’altra poesia, Luce, sempre scritta dai genitori della comunità, a testimonianza del processo di trasformazione avvenuto in loro. «In fondo al burrone la notte comincia a salire, / tuffarsi nella notte porta a vedere la luce. / La luce mi aiuta ad illuminare le mie paure e a dare nome alle mie fragilità / E mi dona il coraggio di affrontarle. / Occorre fidarsi di Dio, / la vita mi mette alla prova, ma Dio mi offre la strada per arrivare alla meta. / Prendo una manciata di luce / E mi metto in cammino… / Provo fiducia e amore verso gli altri, / speranza nel domani. / Avere scoperto la luce mi fa vivere l’urgenza di portarla agli altri / Perché la fiducia mi dà la ricompensa, / Mi fa cogliere la bellezza del fidarsi, di chi ti offre la mano. / Il segreto sta nel vivere la vita attimo per attimo / e contagiare il mondo con la gioia».
Entrando in empatia con quanto stava avvenendo sul palco, il pubblico si è sentito dentro lo spettacolo. Sono scese molte lacrime di commozione, tantissima è stata la gioia e la condivisione con quanto vissuto.
Fede e Luce è per tutti noi un miracolo di trasformazione dei cuori. Venticinque anni di cammino insieme, fra alti e bassi, costituiscono un trampolino di lancio: per diffondere, cominciando da chi ci è vicino, la grande gioia e lo stupore che viviamo ogni giorno nel vivere la comunità. Per far scoprire che la sofferenza esiste, ma che da essa può scaturire quella felicità che fonda le sue basi sulla fragilità del cuore. Questo è il segreto di Fede e Luce.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 148, 2019

Ombre e Luci n. 148

SOMMARIO

Editoriale
Sconvolti e trasformati di Cristina Tersigni

Focus: L'incontro con la disabilità
La mia caduta da cavallo di Annick Donelli
Quegli anni tra Boston e Chicago di Luca Badetti
Tenera e magnetica di Serena Sillitto
Vittorio e la zia Minni di Maria Novella Pulieri

Intervista
Unica nel suo genere di Cristina Tersigni

Testimonianze
Lo sguardo sulla persona con disabilità di Nicla Bettazzi

Dall'archivio
Per la prima volta lontano da me di Rita Ozzimo

Associazioni
Una breccia nel muro di Cristina Tersigni

Fede e Luce
Chiamare per nome la paura della Comunità Edelweiss

Spettacoli
Non tutto è buio di Claudio Cinus

Rubriche
Dialogo Aperto n. 148
Vita Fede e Luce n. 148

Libri
La straniera di Claudia Durastanti
Who Is My Neighbor? di Amy-Jill Levine e Sandy Eisenberg Sasso
Vite straordinarie 2 di Superabile INAIL
Con occhi di padre di Igor Salamone

Diari
In curva sud di Benedetta Mattei
Mio cugino Paolo di Giovanni Grossi

Chiamare per nome la paura ultima modifica: 2020-01-02T05:17:50+00:00 da Redazione

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