In curva sud

Stefano El Shaarawy è una schiappa. Io lo sapevo già perché ci ho giocato assieme nella mia squadra AS Roma. Ci siamo allenati tanto però sbagliava sempre il passaggio e per questo io non facevo mai gol! Gliel’ho detto pure mille volte! Passa bene! Niente! Che lui è una schiappa lo hanno capito pure gli allenatori della squadra dell’Itala che quando sono andata allo stadio Olimpico, il sabato sera, non l’hanno mica fatto giocare. Era in panchina. Hanno fatto bene. Lui passa malissimo la palla e io questo già lo sapevo. Me ne ero accorta. Ho visto l’Italia giocare contro la Grecia. Abbiamo vinto 2 a 0. Tiè! Ma i gol non li ho manco visti perché li hanno fatti nella porta lontana, dall’altra parte del campo. Lontanissimo. Ho urlato solo perché urlavano tutti ma non ci ho capito un bel niente! Allo stadio non è come in televisione che ti fanno rivedere il gol. Non so neppure chi ha segnato. Avevano nomi strani. Le magliette erano tutte brutte. Era bella solo quella del portiere dell’Italia perché era molto rossa. Mi sono annoiata a vedere la partita. Mi sono divertita a cantare e a urlare. A papà ho chiesto se potevo dire le parolacce ai tifosi della Grecia che erano proprio vicino a noi con le bandiere bianche e blu. Papà mi ha detto di no. Io poi l’ho richiesto di nuovo per sicurezza. Le parolacce io le volevo dire! Pure se non conoscevo quelli della Grecia. Ho dato retta a papà e non ho detto niente. Però in tutta la curva sud solo io non ho detto parolacce. Le dicevano tutti e urlavano pure. Le cantavano. La cosa che mi è piaciuta di più è stata cantare l’inno italiano. Lo so a memoria. Con il mio Coro delle Mani Bianche di Testaccio ho imparato pure tutti i segni con le mani. Mi è pure piaciuto anche mangiare il panino, bere l’acqua e andare al bagno. Mi piace sempre andare al bagno quando vado da qualche parte, in pizzeria, a casa di qualcuno. I bagni sono sempre belli. Però il bagno dello stadio era molto sporco. Quasi quasi non volevo più entrare. Voglio tornare presto allo stadio a vedere la Roma o l’Italia. Mi diverto tanto, meglio che in televisione. Io le partite in televisione le vedo con mia nonna sul canale 58. Fanno vedere di più la pallavolo e il basket. Però mia nonna ha novantuno anni ed è pure cieca. Non capisce niente di calcio. Chiede le cose a me. Io spiego tutto. Basta che non gioca Stefano El Shaarawy.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 148, 2019

Ombre e Luci n. 148

SOMMARIO

Editoriale
Sconvolti e trasformati di Cristina Tersigni

Focus: L'incontro con la disabilità
La mia caduta da cavallo di Annick Donelli
Quegli anni tra Boston e Chicago di Luca Badetti
Tenera e magnetica di Serena Sillitto
Vittorio e la zia Minni di Maria Novella Pulieri

Intervista
Unica nel suo genere di Cristina Tersigni

Testimonianze
Lo sguardo sulla persona con disabilità di Nicla Bettazzi

Dall'archivio
Per la prima volta lontano da me di Rita Ozzimo

Associazioni
Una breccia nel muro di Cristina Tersigni

Fede e Luce
Chiamare per nome la paura della Comunità Edelweiss

Spettacoli
Non tutto è buio di Claudio Cinus

Rubriche
Dialogo Aperto n. 148
Vita Fede e Luce n. 148

Libri
La straniera di Claudia Durastanti
Who Is My Neighbor? di Amy-Jill Levine e Sandy Eisenberg Sasso
Vite straordinarie 2 di Superabile INAIL
Con occhi di padre di Igor Salamone

Diari
In curva sud di Benedetta Mattei
Mio cugino Paolo di Giovanni Grossi

In curva sud ultima modifica: 2020-01-03T09:36:49+00:00 da Benedetta Mattei
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