Eliana è arrivata in Italia dalla Romania, quando ancora questo paese non faceva parte dell’Unione Europea; porta in braccio il suo Giulio di quattro anni, tenero fagottino smarrito tra suoni e colori di luoghi sconosciuti, ma sereno e sorridente non appena incontra lo sguardo della mamma.

Il papà di Giulio, resosi presto conto dei seri problemi del bambino, prende rapidamente il largo, abbandonando moglie e figlio.

Eliana, accusato il colpo, abbraccia forte il suo Giulio e pian piano riprende coraggio e tutte le energie che ha dentro di sé. Rimasta sola tenta di andare avanti con il suo modesto stipendio da impiegata, ma Giulio ha bisogno di cure che nel suo paese non può ricevere, per cui lascia il lavoro e si trasferisce presso sua madre che abita in una città più grande; ma anche lì le opportunità di cura sono scarse e comunque richiedono spostamenti molto lunghi, impossibili da fare con un bambino in braccio e continuando a lavorare per mantenersi.

Eliana non si ferma e decide di raggiungere a Roma il fratello che lavora e si sta formando una famiglia; ancora una volta ricomincia da capo la sua vita.

Spera di poter dare a suo figlio le cure di cui necessita, di poter avviare per lui quel percorso riabilitativo che finora era stato affidato alle cure della sorte.

Subito cerca di regolarizzare la sua situazione e presenta un’istanza al Tribunale per i Minorenni per avere un permesso di soggiorno per motivi di cura del figlio. Quando l’iter sta per concludersi la Romania entra nell’Unione Europea ed Eliana non ha più bisogno del permesso di soggiorno. Per un attimo tutto sembra più semplice, ma non è così, anzi forse la situazione si complica anche un po’. Infatti Eliana e Giulio, come cittadini europei non hanno più diritto all’assistenza sanitaria riservata agli stranieri temporaneamente presenti (S.T.P.), e per iscriversi al Servizio Sanitario nazionale occorre essere residenti in Italia. Per ottenere la residenza bisogna dimostrare di potersi mantenere e dare garanzie su dove si abita.

Eliana è ospite del fratello, ma debbono al più presto trovarsi un’altra sistemazione, la casa è piccola e la cognata aspetta un bambino.

Intanto Giulio, in attesa di una possibile regolarizzazione, è seguito ugualmente dai Servizi di riabilitazione della ASL; viene inoltre iscritto, non senza una certa difficoltà, in una scuola materna del Municipio…naturalmente lontana da casa.

Eliana per portare il bambino fino al pulmino della scuola, deve fare ogni giorno un lungo tratto di strada a piedi e per accompagnarlo alla terapia, dopo il tratto a piedi, deve prendere un autobus. Ma mantiene sempre l’impegno con grande assiduità. Eliana e Giulio sembrano essere una cosa sola; con il bimbo in braccio o nel passeggino, mamma e figlio girano il quartiere o la città, uniti sempre in una sorta di abbraccio. Lei lo accarezza, gli parla, lo guarda con amore e lui, che non parla, le risponde con gli occhi e, mentre un estraneo che li osserva incredulo pensa che il bimbo non abbia compreso niente, la mamma ha già capito anche la risposta di suo figlio!

Inserire Eliana e Giulio in una Casa Famiglia per madri e bambini sembra una buona soluzione per sostenere Eliana nelle cure del bambino dandole la possibilità di andare anche a lavorare (si pensi soltanto a tutte le volte che Giulio si ammala e la mamma deve restare a casa dal lavoro); anche questa strada però non è percorribile, sempre per il problema della residenza; infatti il Comune di Roma può assistere solo i cittadini residenti.

Eliana inizia a lavorare come colf per qualche ora al giorno, ma solo in nero; inoltre il fratello presso cui risiede e che ha un regolare contratto di affitto, non è autorizzato ad ospitarla, pertanto questa residenza appare ancora un lontano miraggio con tutto ciò che conseguentemente comporta.

Questi ed altri i problemi si sono presentati ad Eliana oltre naturalmente dover affrontare le difficoltà di un figlio tanto compromesso e bisognoso di cure.

Le contrarietà incontrate da questa donna sono molto grandi, si fa fatica quasi ad esporle, si rischia di non essere creduti o quanto meno di voler esagerare!

Poi un giorno, Eliana e Giulio sono andati ad abitare dall’altra parte della città; finalmente Eliana, con il tam tam dei connazionali ha trovato un lavoro di poche ore, ma regolarmente iscritta, ed una casa, ma senza contratto di affitto! Per lei e Giulio è comunque un inizio, spera quanto prima di poter sistemare anche la questione della residenza.

Nonostante tanti problemi, ho sempre visto Eliana sorridente nell’affrontare la vita quotidiana, anche di fronte a malcelata indifferenza, oppure ad un cinico razzismo (“ma che è venuta a fare qui in Italia!”). Accanto a queste persone certamente tante altre: operatori, insegnanti, personale della scuola…sono state disponibili ed accoglienti; ricordo in particolare, quando Giulio è entrato a scuola per la prima volta, lo sguardo della mamma è stato come un riflesso di luce nell’ombra e lo stupore del figlio seduto in mezzo a gli altri bambini ha dato a tutti un po’ di tepore.

Non ho mai sentito Eliana lamentarsi né arrabbiarsi, insistere tenacemente sì, ma mai arrabbiata, nemmeno di fronte a tante difficoltà che potevano esserle evitate, come quelle poste per inserire Giulio a scuola, facendole attendere ingiustificatamente tanto tempo ed altre per farlo restare a mangiare a scuola, nonostante la disponibilità degli operatori scolastici. Eliana non si è mai persa d’animo e, senza retorica, assicuro, l’ho sempre vista sorridente.

Non so quanto personalmente sia riuscita a dare ad Eliana e Giulio, praticamente molto poco, ma entrambi hanno dato molto a me. Eliana mi ha insegnato una cosa molto importante: la semplicità nell’accogliere ed amare un figlio, aldilà della sofferenza e delle complicazioni che questo ci pone e della fatica che può costare assisterlo. Entrambi sono un esempio incredibile di coraggio, di capacità di amare unita ad una grande tenacia e forza d’animo che madre e figlio sembravano trarre reciprocamente l’uno dall’altro.

R.A., 2009

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.108

Sommario

Editoriali

Pensando alla nascita di Gesù di M. Bertolini
Riflessi di luce nell’ombra di R.A.

Dossier: l’intimità del corpo

Maria non ha il senso del pudore di J. e C. Santagostini
Condividere l’intimità del proprio figlio di A. Jarry
Di fronte alla nudità non è facile di Myriam

Altri articoli

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Come il ferro con la calamita Laura Nardini
La disabilità dell’informazione E. De Rino
Ricordo di Alda Merini Pennablù

Rubriche

Dialogo Aperto

Libri

Niente giochi nell’acquario, C. Lord
In cerca del padre, G. Galeotti
La musica segreta della terra, M. Stracham
Contro l'eutanasia, L. Israèl
Ma io che c’entro?, G. Albanese

Riflessi di luce nell’ombra ultima modifica: 2009-12-10T13:27:23+00:00 da Redazione

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