Noi, esseri umani, viviamo una contraddizione fondamentale. Da un lato siamo assetati d’infinito, non siamo mai soddisfatti. Dall’altro siamo nel limite, nel finito. Si vuole l’amore e si ha paura dell’amore; si desidera essere amati ma si ha paura di impegnarsi nell’amore. Si vuole un amore incondizionato ma, allo stesso tempo, si vuol essere liberi di far ciò che si vuole.

Il tesoro dell’umanità

Nessun uomo, nessuna donna è pienamente autonomo. Siamo il frutto dei nostri genitori. Per concepire un figlio e per continuare la specie umana ci vogliono un uomo e una donna. Ognuno ha bisogno dell’altro, non solo per essere fecondo ma anche per vivere l’amore. Ognuno ha bisogno dell’amico unico, l’amico del cuore. Senza amici non possiamo vivere felici soprattutto quando ci sentiamo poveri, malati e stanchi. L’amico unico e fedele ci dà la vita. Il fatto di essere un uomo o una donna e di essere attratti l’uno verso l’altro è la grande gioia dell’uomo e della donna.

La sessualità però porta con sé sofferenza e difficoltà. Come gestire questa attrazione che può essere così forte da far concepire un figlio senza volerlo o ingannando l’altro? L’attrazione sembra caotica. Può governare i gesti invece di essere governata dall’intelligenza e da una libera scelta.
Invece di essere al servizio di una relazione dove trovare la buona distanza, quell’attrattiva può diventare tirannica e mortifera. È mortifera quando ci si chiude in un immaginario sessuale e nei suoi fantasmi; quando si è incapaci di amare e di affrontare la realtà. Quando la sessualità è vista solo come un gioco in cui si utilizza l’altro e lo si lascia cadere a piacimento.
Come può accadere che ciò che è la più profonda fonte di vita diventi mortifera?

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Una spaccatura interiore

L’essere umano nasce in un’estrema debolezza, totalmente vulnerabile. Per vivere e per crescere, ha bisogno di essere amato e rispettato per quello che è, con tenerezza. Senza questo rispetto, il bambino ha paura, vive nell’angoscia. Quando non ce la fa a sopportare questa sofferenza, il bambino inconsciamente costruisce attorno a sé dei muri di difesa per proteggersi dal terribile sentimento d’abbandono. Vive una forma di vuoto. Le conseguenze di questo lo portano, giustamente, a bloccare le sue capacità d’amare e a creare una spaccatura nella sua persona. Se sente che egli delude, deve pretendere di essere diverso. Può aver paura dell’amore perché proprio attraverso l’amore sente che non esiste, che è posseduto… Tutto questo crea disunione fra la testa e il cuore e l’immaginario; fra la sessualità e la relazione; fra ciò che pensa, dice, vive… La persona è divisa in se stessa e fa cose che non vorrebbe fare. Così, a causa di questa mancanza di unità, la forza dell’attrazione, lungi dal condurre a un vero amore, distrugge l’amore.

Umanizzare la sessualità

Oggi si parla del diritto alla sessualità. Si dimentica però che la sessualtià implica una relazione. E la relazione è una realtà delicata.
Non si tratta di dominare le pulsioni con la paura o con una volontà forte e repressiva; si tratta di renderla umana. Questo si ottiene solo quando la persona accetta di passare dell’”altro per sé” al “sé per l’altro”. Questo cambiamento del cuore si ottiene attraverso la comunità familiare e attraverso le amicizie. L’amicizia può condurre all’amore, cioè a un desiderio di prossimità e di presenza. Vogliamo stare insieme. Questa relazione amorosa implica una responsabilità e un impegno.

Ci sono persone disabili che ricercano una vita di coppia ma non sono capaci di allevare dei figli. Bisogna allora interdire loro il matrimonio che potrebbe farli maturare, per il fatto che non possono avere figli?

All’Arca siamo testimoni che ci può essere matrimonio se l’uno e l’altro sono responsabili di sé e dell’altro e capaci di una relazione stabile, fedele e di una certa autonomia. Per questo però è importante che la coppia sia accompagnata, seguita.
Crescere nell’amore, non utilizzare le persone o trattarle come cose che si possiedono e che poi si lasciano secondo il proprio umore, è un lungo cammino. Capire la sessualità e coglierne il valore, la bellezza ed anche i suoi aspetti caotici, non è facile in una società in cui la sessualità è banalizzata. Ci vogliono dei modelli, una comunità, degli amici, una fede, un desiderio di crescere verso una vera maturità.

Questo è tanto più vero per una persona disabile. Essa infatti ha bisogno di amici sicuri e fedeli, di una comunità — in cui è capita, rispettata, considerata come persona — che l’aiuti nella sua autonomia. Una comunità che sia una rete più o meno larga, un luogo di appartenenza, di sicurezza, che permetta ad ognuno di osare vivere nuove esperienze e di scoprire il senso profondo della sua vita.

Jean Vanier, 2003

Jean Vanier
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale. Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

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Sessualità e disabilità: il meglio e il peggio ultima modifica: 2003-06-23T16:12:51+00:00 da Jean Vanier

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