Se già lo conoscete e lo avete visto sapete di cosa stiamo parlando. Se ancora non lo avete visto fatelo ora, adesso, subito (lo trovate su youtube, completo, basta cercarlo). Perché? Semplicemente perché lo dovete fare. Perché è una bomba, perché vi esploderà dentro lo stomaco smontando le vostre certezze e illuminando con una luce nuova cose che pensavate di sapere ma che non sapete; vi porrà domande a cui non saprete rispondere e vi metterà in crisi come solo certe opere sanno o dovrebbero fare.

La scena si apre al suono di una campanella cui seguono rumori di colpi di piccone e di una pala che sembra voler liberare il campo da detriti ammassati da troppo tempo. La macchina da presa percorre i corridoi dell’ex-ospedale psichiatrico Paolo Pini sfiorandone le pareti su cui sono appesi cappotti sgualciti, vecchi indumenti e divise.

L’impianto scenico è minimale: in una stanza, asettica e bianca da far gelare il sangue, si muove Marco Paolini, unica voce narrante; in secondo piano, Naomi Brenner impersona un’anonima segretaria tedesca che si limiterà a brevi interventi in lingua. Bianchi i due tavoli da ospedale attorno ai quali ruoterà la scena; bianche le divise degli internati appese ordinatamente sulla parete di fondo e su cui, a mò di schermo, si illumineranno e prenderanno vita le foto, gli sguardi e il dramma dei protagonisti di questa storia. Comincia così.

“Tutto quello che dico parla di noi”

E prosegue: “Ausmerzen viene da “aus merz”, da marzo. Una parola dal suono gentile, di terra. Sta ad indicare l’uso dei pastori che nel periodo della transumanza sopprimevano le pecore e gli agnelli più deboli che potevano rallentare la marcia”

Ma partiamo dalle certezze. Che i Nazisti sono cattivi lo sappiamo tutti, d’altronde hanno perso la guerra e la storia la scrivono i vincitori a loro uso e consumo. Che la follia di Hitler abbia raggiunto  la sua massima aberrazione con lo sterminio degli ebrei, è altrettanto risaputo anche se è ancora necessaria una giornata della memoria per consolidare questa consapevolezza. Il merito di Ausmerzen è quello di raccontare e far conoscere alcuni aspetti poco conosciuti dell’orrore nazista. Proviamo a evidenziarne alcuni. Prima cosa poco nota è che ben prima degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali ad essere sterminati sono state decine di migliaia di tedeschi: bambini e persone adulte con disabilità, considerate vite “indegne di essere vissute”.  Il gelido disegno eugenetico nazista è stato testato e scientificamente messo in pratica innanzitutto sui figli “malriusciti” della Großdeutschland la Grande Germania che puntava a diventare ariana.

Seconda cosa poco nota è che ad uccidere non sono state le perfide SS nei campi di concentramento ma medici, infermieri e personale che doveva essere di cura, in strutture ospedaliere: gente normale in cittadine normali, che facevano il loro dovere sotto gli occhi di tutti.  Orrore? Certo ma non affrettiamoci a giudicare perché, è vero, la storia si ripete ma mai alla stessa maniera e ci sono assonanze con il presente che dovrebbero far rabbrividire, ma ci arriviamo. Terza cosa spesso sottovalutata è che alla base di questo massacro – il progetto si chiamava Aktion T4 – c’era un miscuglio di teorie e giustificazioni economiche, razziali, sociali, che trovavano il loro fondamento su precise basi scientifiche riconducibili alle principali correnti ideologiche esistenti già alla fine del XIX secolo: evoluzionismo, spencerismo liberale, socialismo scientifico, malthusianesimo, darwinismo sociale e che confluiranno tutte nell’eugenetica teorizzata da Galton, seguito da un’ampia schiera di scienziati e studiosi di chiara fama. Quarta cosa poco nota è che i nazisti non sono stati i primi. Politiche eugenetiche di sterilizzazione obbligatoria di persone affette da malattie mentali vennero attuate già nel 1907 negli Stati Uniti per poi diffondersi dagli anni ’20 in Belgio, Brasile, Canada, Giappone e Svezia.

Paolini è bravo, come al solito, nel partire da piccoli dettagli per arrivare a illuminare la portata di eventi grandiosi nella loro tragicità (uno su tutti “ll racconto del Vajont”). Intreccia abilmente le storie delle vittime arricchendole di tanti particolari riportati diligentemente nei diari tedeschi (nomi, foto, dati biometrici, abitudini); le intreccia con quelle altrettanto vive dei loro aguzzini, persone “normali” che con metodo e determinazione hanno compiuto la mattanza. Sono due ore di racconto in cui bisogna sforzarsi di tenere a mente che non si tratta di un film di fantascienza distopica o una serie HBO ma è storia: è successo davvero, poche decine di anni fa.

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Con DVD Helpfreely.

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Il libro, acquistabile anche con il DVD, non è la semplice trascrizione dello spettacolo ma ne riporta alcune parti. Ecco dove puoi trovarlo:

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Ausmerzen: Vite indegne di essere vissute ultima modifica: 2020-01-15T00:12:08+00:00 da Lars Porsenna

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