Il cuore dello Shiatsu è come il puro affetto materno; la pressione delle mani fa scorrere le sorgenti della vita.

È una frase di Tokujiro Namikoshi che dice Alberto Polidori mentre massaggia Emanuela. La schiena, le braccia, i polsi, le mani, le gambe… È il nocciolo del pensiero filosofico dello Shiatsu, continua, e mi racconta il progetto del loro impegno — chi sono, cosa fanno, come sono nati, i passi che li hanno portati qui, al corpo di Emanuela che si distende, si rilassa, che lentamente si scioglie. Shiatsu è una parola giapponese, composta da shi (dita) e atsu (pressione). Essa indica la pressione fatta con le dita, in particolare con il pollice, nel tentativo di ricomporre l’equilibrio tra mente e corpo del malato. Massaggiando secondo questa tecnica, che potrebbe quasi sembrare casuale ad un osservatore distratto ma che invece ha un sapere millenario alle spalle, si riesce a garantire stabilità nella pressione e – al contempo – grande sensibilità, arrecando alla persona che riceve il massaggio benefici concreti e tangibili.

Come infatti risulta dalle risposte ad un questionario rivolto (dopo almeno 10 sedute) a persone che frequentano il centro dell’Apis di Roma, diminuisce il dolore, si producono effetti rilassanti in termini fisici e psichici, viene ridotta in intensità e frequenza la spasticità, si registrano minori difficoltà nei movimenti, recuperi muscolari, maggiore controllo del corpo, netti miglioramenti nel sonno, nelle funzioni degli organi addominali, nell’ansia e nella depressione. Ognuno chiaramente reagirà poi con i suoi tempi e le sue gradazioni a questo metodo che, dal canto suo, può accompagnare le situazioni più diverse, coinvolgendo persone che presentano patologie dalla nascita, che le hanno riportate a seguito di incidenti o per malattie sopraggiunte.

La nascita dell’APIS (Associazione Professionale Italiana Shiatsu) risale al maggio 1994, quando durante il Primo Congresso Europeo di Shiatsu tenutosi a Hilversum (Olanda) si decise di cercare di diffondere anche nel nostro paese questo metodo. Nata l’Associazione italiana, alcuni aderenti si impegnarono per formare una sezione di volontariato a Roma, onde seguire gratuitamente i pazienti interessati. Grazie al loro tenace impegno (e di Alberto in particolare), il 16 maggio 1997 nasce la Sezione Volontariato dell’APIS (con un’analoga iniziativa sorge nel dicembre seguente a Cagliari). Poco dopo inoltre l’associazione decide di aprire una scuola, l’Istituto Italiano di Shiatsu Denis J. Binks, per quanti vogliano imparare seriamente a praticare lo Shiatsu, accompagnando ai corsi teorici una parte pratica il cui tirocinio viene svolto all’interno della Sezione Volontariato.

L’iniziativa dunque è veramente ben congegnata, seria e (soprattutto) è generosa nel progetto e nelle modalità. Nel progetto, perché v’è la consapevolezza di un sapere che si vuole diffondere non solo quanto al numero dei destinatari coinvolti, ma anche quanto a coloro che siano poi in grado di metterlo in pratica. La scuola infatti, attraverso un programma approfondito, non sforna massaggiatori improvvisati ma forma mani esperte che, lunedì e venerdì) da parte dei volontari del centro. Certo, come tutte le iniziative che si diffondono solo con il passaparola entusiasta di chi le ha vissute e conosciute, il gruppo di Alberto inizia ad avere difficoltà nel poter seguire tutte le persone che si rivolgono al loro centro. Loro però sono ottimisti e fiduciosi, dove sono l’ottimismo e la fiducia ad averli portati fin qui. Fino al sereno sorriso di Emanuela, beata dopo un’ora e mezza di Shiatsu.

Giulia Galeotti, 2004

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Lo shiatsu dei volontari dell’APIS a Roma ultima modifica: 2004-03-08T18:07:20+00:00 da Ari

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