Trentasette secondi senza respirare sono stati i primi della vita di Yuma, causandole una paralisi cerebrale infantile con le cui conseguenze, ormai ventiquattrenne, convive in maniera apparentemente serena. Abita con la madre, affettuosa e apprensiva, ed è sufficientemente autonoma da riuscire a muoversi da sola per Tokyo sulla sedia a rotelle elettrica. Lavora come disegnatrice di manga, ma a firmare le sue opere è la cugina prestanome e sono proprio la volontà di vedere riconosciuto il suo talento e la necessità di vivere nuove avventure da riversare nell’arte a spingerla a uscire dai confini della sua esistenza protetta. Ed è così che Yuma scopre ciò che la madre aveva sempre provato a celarle, nel tentativo di proteggerla. È la debuttante Mei Kayama, realmente affetta da paralisi cerebrale, a interpretare Yuma.

La sua recitazione è spontanea, ed è soprattutto lo sguardo tenero ma affamato di vita, assieme alla flebile voce, a donare tridimensionalità al personaggio, rendendo credibile la rappresentazione di cosa significhi convivere con una malattia debilitante che però non impedisce di condurre un’esistenza piena. La vicenda è molto tenera, ma le esigenze narrative rendono alcuni incastri della storia troppo forzati. Dopo una brillante accoglienza alla Berlinale e una proficua vita festivaliera che lo ha visto anche trionfare all’ultima edizione del Rome Independent Film Festival, 37 Seconds (2019) della regista Hikari è stato acquistato da Netflix per la distribuzione internazionale sulla sua piattaforma. E così questo piccolo film giapponese senza star che, probabilmente, non avrebbe trovato grande spazio nelle sale, potrà raggiungere il pubblico di tutto il mondo.

 

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 152, 2020

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SOMMARIO

Editoriale
Biglietti e disegni di Cristina Tersigni

Focus: Adozione
Già nostro figlio di Paolo Catapano
Un gatto, la comunità e il nostro apartheid di Giulia Galeotti
Vangelo, immaginazione, intelligenza di Dorota Swat
Il diritto di chi? di Antonio Mazzarotto

Intervista
Quel che la Convenzione dice (e non dice) di Lars Porsenna

Testimonianze
Cosa si potrebbe imparare dai banchi monoposto? di Laura Coccia

Dall'archivio
Paolo e Chiara di Irma Fornari

Associazioni
Cosa c'è oltre la scuola? di Monica Leggeri

Fede e Luce
Guida per le comunità di Lucia Casella

Spettacoli
Riappropriarsi della propria firma di Claudio Cinus

Dialogo Aperto
In ricordo di Aldo di Maria Goffi e Flora Atlante
Periodo pesante, su spalle e cuore di Elisa Sturlese

Vita Fede e Luce n.152

Libri
Mia sorella mi rompe le balle di Damiano e Margherita Tercon
I disegni segreti di Véronique Massenot e Bruno Pilorget
Viaggio Italia around the world di Danilo Ragona, Luca Paiardi e Marcello Restaldi
Grazie, papà Don Carlo a cura di Sergio Didonè

Diari
Ho votato di Benedetta Mattei
Io non lo so cosa mi aspetto dal futuro di Giovanni Grossi

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Riappropriarsi della propria firma ultima modifica: 2021-03-01T15:50:57+00:00 da Claudio Cinus

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