Dialogo aperto n. 64

“Lo sapevo in mani sicure”

Vi mando la foto di mio figlio Corrado con Roberto Ferrari, suo responsabile in Cooperativa, centro diurno per disabili. Gradirei vederla pubblicata su “Ombre e Luci”, come segno di gratitudine a Roberto, perché lo ha seguito sempre con tanto amore (15 anni). A sua volta Corrado gli era talmente affezionato che al mattino, quando Roberto arrivava col pulmino a prenderlo, correva felice da lui senza nemmeno salutarmi e ciò mi rendeva felice perché ero tranquilla sapendolo in mani sicure. Mio marito e io avevamo fatto un accordo con Roberto, che lo avrebbe seguito sempre anche se fosse rimasto solo, “dopo di noi”. Purtroppo Corrado ci ha lasciati soli, dopo appena quattro giorni di sofferenza, il 27 aprile 1998, senza che i medici avessero capito che malattia aveva. E stato un dramma per tutti coloro che lo frequentavano, perché si faceva amare per il suo carattere cordiale e scherzoso; hanno pianto tutti con noi: i ragazzi della Coop., gli operatori, gli obiettori e tutti gli amici dei gruppi “Condivisione” e “Sicomoro” facenti parte di “Fede e Luce”. Con il parroco Lino Castellani hanno preparato quella che è stata la “Festa funebre” per dare l’ultimo addio sulla terra e la partenza per il Paradiso a Corrado con campane che suonavano a festa e cantando, mentre piangevano tutti, gli inni sacri che tanto gli piacevano. Tutta Fidenza si è stretta intorno a noi, la chiesa grande era stracolma e tutti ci hanno voluto abbracciare con tanto affetto e commossi che io ero incredula e non mi venivano le lagrime. Purtroppo nella nostra casa c’è un vuoto incolmabile perché il grande amore che gli abbiamo dato per tutta la vita, ce lo ha restituito centuplicato.

Nella Campari


Viva il Melograno

Oggi ho ricevuto Ombre e Luci n.63. La prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stata la copertina dove ce un melograno: bella, con i colori dell’autunno che fanno pensare agli alberi che stanno cambiando colore. Sono alberi che stanno per perdere le foglie e che si preparano all’inverno, pronti in primavera a portarci nuovi frutti. Leggo poi la prima pagina: come sempre Mariangela riesce a leggere nell’animo di ognuno di noi; con pochi preamboli, con poche parole, riesce a toccarci nei punti più deboli. È vero, più si va avanti e più è difficile; spesso si fa buio pesto. Oggi è arrivato un bel raggio di sole che mi ha riscaldata di una gioia profonda: sono contenta per Lina e Roberto e per tutta la famiglia. Finalmente qualcosa si è mosso: conosciamo in molti la loro storia e come Lina ha condotto la sua vita soprattutto con Roberto. Quanta fatica. Mi ha toccato profondamente Maria Irene Sarti che ha saputo con la sua sensibilità e professionalità far ritrovare a Lina un po’ di serenità. Grazie per questa bella notizia.

Rita Ozzimo


Dall’Honduras prima dell’uragano

Approfitto del soggiorno di Silvia Poleggi a Quebec per rincontro internazionale, per scrivere due righe di saluti.
Mi ha dato notizie di tutti voi. Ho saputo che ci sono nuovi giovani, amici dei ragazzi. In Nord America sono piuttosto i vecchi, cioè gente di una certa età, che si danno a “Fede e Luce”. Siete fortunati in Italia, in Polonia, nei Balcani e in Sud America ad avere tanti giovani disposti a stare con i nostri ragazzi.
Il gruppo italiano si fa sentire a tutto spiano nella riunione: fanno piacere.
Ritorno in Honduras con animo di portare la buona notizia di “Fede e Luce” ad altre parrocchie. Da noi abbiamo soltanto quattro comunità. Ci raduniamo una o due volte Fanno a causa delle grandi distanze. Ci scriviamo ogni tre mesi. Abbiamo formato tutti insieme una biblioteca. Visitiamo i ragazzi tre volte al mese e li portiamo alla messa domenicale. Gli amici hanno tutti meno di 30 anni di età. Si canta, si fanno varie attività.
Grazie a voi di Roma che ci avete fatto nascere nel cuore un amore per “Fede e Luce”e la sua spiritualità. Ho fatto tanti amici qui a Quebec. Questa riunione per me è stata proprio una grazia.

Roberto Grimaldi – Apartado 100 Olanchito, Yoro Honduras


… e dopo l’uragano

Ecco, qualche brano di Email da Robert Nolin, amico dell’Arca e di F. e L. in Honduras

31 ottobre 1998, sabato sera
Abbiamo avuto 48 ore di pioggia abbondante a Tegucigalpa. Il disastro è totale. I fiumi hanno spazzato via centinaia di case e tutti i nostri ponti, a parte uno. Sembra che ci sia caduta addosso una dozzina di bombe atomiche. Il luogo dove vivo è forse V unico ad essere un po’ risparmiato e Funico ad avere Felettricità. Ma non c’è acqua. Intere strade sono scomparse, migliaia di persone senza riparo dalle intemperie. Ci sono tanti morti, ma non ne conosceremo mai il numero esatto, perché sono stati portati via dall’acqua o sepolti nel fango. Un piccolissimo ruscello delimita la mia parrocchia. In genere è secco, ma ieri sera è diventato un mostro e si è trasformato in mostro così velocemente che nessuno ha potuto prevederlo. Esso ha completamente distrutto e portato via la più grande succursale della Toyota del paese, quella della Mercedes Benz e dell’Alfa Romeo. Le automobili sono tutte state portate via dalle acque; un grosso supermercato a due piani e una fabbrica di medicinali sono stati completamente sventrati. A un chilometro da casa mia, verso la costa, “il mostro” ha fatto sparire tre strade con le loro case… Questo è ciò che succede nella parte dove vivo, ma la stessa cosa succede in tutta la città. Un disastro spaventoso… Questa sera il tremendo Mitch ha finalmente lasciato il paese.
Piove ancora, ma si sente che la pioggia diminuisce. Nel nord la situazione è ancora più grave, perché tutta la frangia dove vive la metà della popolazione è un lago immenso. L areoporto di San Pedro Sula è sparito sotto le acque. In certi luoghi queste hanno raggiunto l’altezza dei lampioni… Come ricostruiremo?
Ecco la domanda che ossessiona tutti. Fa male al cuore vedere la tristezza della gente, anche di chi non ha avuto danni. Ci si sente impotenti e scoraggiati. L’Honduras deve ricominciare da zero…

1 novembre 1998, domenica
Il sole è riapparso, ma che tristezza! Ho potuto andare a vedere la colonia di E1 Prado, alla periferia della mia parrocchia. Una decina di strade sono sepolte sotto il fango e i resti di rami: quasi tutta la colonia. L’acqua è salita fino ai tetti. Due coppie sono state trovate morte, ma si teme di trovarne altre nella melma… E sempre più difficile trovare cibo nei supermercati. I danni sono troppi per i mezzi di cui disponiamo.
Ho ancora davanti agli occhi quella bella giovane donna completamente ricoperta di fango, appoggiata a un muro e incapace di frenare le lagrime. Aveva lavorato per tutta la giornata cercando di salvare qualche cosa della sua casa e si rendeva conto, ora, che i suoi sforzi non avrebbero avuto alcun risultato. Ogni genere di rifornimenti è un problema: acqua potabile, cibo, elettricità., benzina. Radio Paz, la radio della diocesi, è stata l’unica delle 12 stazioni radio di Choluteca che, grazie a un proprio generatore di elettricità, è rimasta in onda giorno e notte…

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.64, 1998

Sommario

Editoriale

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Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Dialogo aperto n. 64 ultima modifica: 1998-07-10T15:09:16+00:00 da Redazione
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