Dialogo aperto n.36

La gente ha paura della sofferenza

Ho ricevuto la vostra lettera e un saggio della vostra rivista.
La vostra iniziativa mi piace.
Non voglio parlare di rifiuto, disprezzo, indifferenza, verso le persone handicappate, malate, disadattate. Non parlerei neanche di egoismo vero e proprio nei confronti di queste persone. Secondo me la gente ha paura della sofferenza, per cui cerca di non vederla, e di non pensarci nemmeno. Si pensa agli ammalati, ai disadattati, solo come disgraziati, sfortunati. Ma questo atteggiamento mi sembra ingiustificato, perché il mondo della sofferenza è molto più ricco di quello dei sani, molto più maturo e più vicino a Dio.
La scienza ha moltiplicato i mezzi per combattere il dolore, nello stesso tempo la persona di oggi appare sempre più spiritualmente fragile e indifesa di fronte a se stessa. È inevitabile che sia così, in una mentalità diffusa che vede solo come valori spirituali il benessere fisico, la bellezza, il piacere, il successo mentre percepisce la sofferenza come una realtà da evadere al più presto con ogni mezzo. Questo di certo non è maturità. Un vero amore per la vita porta ad accettare come parte integrante di essa anche il dolore, imparando l’arte difficile e sublime di far scaturire anche da esso il progresso dell’uomo nei valori che elevano e appagano l’animo umano.
Cordiali saluti.
Martini Renzo, Casaloldo (MN)

Vorrei che la gente ci aiutasse

Eccomi a voi per rispondere alla vostra lettera. In questo periodo ho letto i giornaletti che mi arrivano. Sono molto interessanti e mi piacciono molto. Mi dovete scusare molto se non vi ho scritto prima ma ero dietro a tribolare e sono dietro ancora. In due anni ho fatto 3 operazioni, una al ginocchio e due al piede. Adesso comincio piano piano a camminare con la stampella con fatica. In questi anni ho già fatto 31 operazioni sperando che con questa sia finita, ma il dottore però mi ha detto di fare moltissima ginnastica, se no può darsi che mi devo operare ancora. Però qua è proprio difficile fare ginnastica. A fare un ciclo si deve aspettare molto. Mia mamma è già andata a vedere dall’assistente sociale, ma non ha concluso molto. Già, ci vorrebbe una fisioterapista che venisse qui a casa, però la mia famiglia è povera e poi anche mia mamma a novembre si deve operare anche lei al piede. Ci sono sempre tanti problemi. Io ho già mandato i soldi per l’abbonamento a Ombre e Luci perché mi piace molto davvero. Anch’io vorrei che la gente capisse di più noi portatori di handicap, che ci aiutasse a vivere meglio nella società e a non aver vergogna di noi se siamo così. Spero di essermi espressa bene. Scusatemi se ho fatto degli errori. Vi mando un caro saluto.
Angela De Santi, Caselle Lurani (MI)

Ombre e Luci è ricca di stimoli

Noi lavoriamo a tempo pieno con persone portatrici di handicap e, come Suore del Cottolengo, viviamo il nostro carisma in questo stile di vita.
La vostra rivista è attendibile e direi all’avanguardia per quanto riguarda l’impegno e la promozione umana con persone disabili e portatrici di handicap.
La rivista, osservata da noi che in parte condividiamo la vostra esperienza, è ricca di stimoli e di inventiva per rendere i disabili sempre più autosufficienti o almeno consapevoli del loro essere persone responsabilizzandosi nei loro pur minimi impegni.
Noi vi auguriamo che possa accrescere il numero degli abbonati per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica al problema dei portatori di handicap.
Vi inviamo l’indirizzo della Comunità parrocchiale di S. Stefano, perché è tra le parrocchie più impegnate della città e si interessa pure di alcuni disabili con l’assistenza a domicilio.
Sr. Giorgina Cicotero , Piccola Casa Divina Provvidenza, PISA

Ecco la mia tesi

A febbraio mi sono laureata in teologia e ho discusso la tesi «Handicap e iniziazione cristiana. Sperimentazione di un itinerario didattico-educativo per l’educazione alla fede di ragazzi e ragazze potatori di handicap psichici».
Per ringraziarvi del vostro aiuto vi mando una copia di questo lavoro, frutto, da una parte, del cammino fatto insieme ad alcune persone della mia comunità parrocchiale con i ragazzi/e dell’ANFFAS di Macerata, e dall’altra dei libri che mi avete messo a disposizione con tanta fiducia.
Faccio tanti auguri ai collaboratori per il vostro lavoro. Voglio ringraziarvi ancora per il sostegno che mi avete dimostrato. Con affetto
Stefania (Macerata)

Sul prossimo numero pubblicheremo immagini e cronaca del pellegrinaggio di Fede e Luce a Lourdes nel 1991.

Dialogo aperto n.36 ultima modifica: 1991-12-24T10:18:00+00:00 da Redazione
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