«Non Ti chiediamo perché ce l’hai tolto, ma Ti ringraziamo perché ce l’hai donato»
Il 10 marzo scorso è morto Don Dario.
A 31 anni.
Aveva sofferto molto.
Gli volevamo un gran bene. Ci ha dato tanto.
Lo ricordiamo, pubblicando nella pagina seguente un suo scritto del gennaio 1981, che consideriamo la «teologia di Fede e Luce»

Fede e luce: un tesoro in vasi di creta

Ciò che ti è stato dato è un mistero di dolore, di solitudine, di emarginazione, spesso di assoluta incomprensibilità e di difficile comunicabilità, buio e oscurità.
Questo mistero svela il mistero del cuore del mondo in cui vivi. Lo svela nella sua logica di potere, nelle sue leggi dominate dalla signoria del molto avere e del molto valere.
Dove ciò che domina gli uomini è la superficialità, la incapacità di comunicare a livello profondo, la troppa discrezione nel partecipare alla gioia e al dolore dell’altro, disattenzione e indifferenza.
Dove domina l’idea che l’amore sia sentimento e attimo: non fedeltà, fatica, consumazione.
Dove si evita di andare al fondo delle cose, della vita, dei problemi; dove le responsabilità si evitano quando non si demandano ad altri.

«Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» Gv 16, 33

In Fede e Luce ti è data la possibilità di fare un’esperienza in cui puoi toccare con mano il mistero del cuore del mondo.
Ma anche il mistero del tuo cuore viene svelato! Si manifesta se è chiuso, sclerotico, schiavo, oppure aperto e sensibile; si svela se questa sensibilità è fragile o solida, se è incapace di resistenza, di realismo, di lealtà o se sa vivere in tensione la vita.
Ti è dato il mistero di alcune persone: loro ci hanno messo insieme, non avendo voluto le nostre parole, né le nostre maschere, né ciò per cui valiamo agli occhi degli uomini; hanno voluto semplicemente «tutto» e lo chiedono continuamente.
Loro non parlano il nostro linguaggio, ci chiedono di imparare il loro, un linguaggio che tende a superare tutte le barriere e che costituisce una liberazione e un cammino di comunione.
Ti è stato dato: a noi! a me che non so essere semplice! A te che non sai riconoscere i tuoi limiti! a te che non sai fare la fatica di imparare ad amare! A te che non vuoi credere! a te che non sai essere fedele…
Una grande realtà ci è stata data, a noi, poveri: umiltà.
Tutto questo dolore, questa povertà, questa incomprensibilità non è l’ultima parola, il mistero non è un abisso… se credi, se ascolti e accogli quell’annuncio: «Beati voi poveri…»

Vinci… se credi. Altrimenti tu dividi, condividi, solo disperazione, o rassegnazione, o compassione o rabbia o amicizia (e già questo è immensamente grande e importante), ma non c’è in te (non negli altri) una «parola» che valga la pena di essere detta e realizzata. Noi non abbiamo una salvezza da portare… solo Dio può!
Se credi: non significa mistificare la realtà, ma accogliere in te la vita di Dio, il suo modo di amare e di essere, se porti in te questa forma di vita.
Se credi: significa dire che Dio è sempre il più grande; che questo Dio, l’Altissimo, l’Onnipotente, il Santo predilige «loro». Egli ti chiede di lasciargli spazio e tempo in te, perché in te, oggi, divenga trasparente questo suo amore, questa sua predilezione, perché in te possa essere vista questa speranza, e gli uomini la possano toccare con mano.
Se credi: significa la Croce.
Croce è portare il peso degli altri, e il peso per gli altri.
Ma veramente il loro peso: questo avviene non necessariamente perché tu metti in gioco tutta l’attività della tua vita, ma perché tu metti in gioco tutta l’impostazione della tua vita, altrimenti non li hai presi sul serio.
Croce significa lottare con Dio, perché Dio è come un torrentaccio nella vita dell’uomo.
Croce significa accettare che non sei tu che hai vinto ma Lui…
Se Fede e Luce è essenzialmente legata alla fede, essa non può essere slegata dalla Chiesa.
La Chiesa è alla ricerca di una sua immagine, che renda trasparente per l’uomo contemporaneo la vita di Dio che porta in sé, il vangelo che ha il compito di annunciare. In questo cammino verso la trasparenza, Fede e Luce ha un ruolo, un suo specifico e limitato ruolo, profetico: nella conversione alle Beatitudini e nel mettere al centro della comunità cristiana chi è povero si compie un passo veramente grande verso la comunione.
Tutto questo va però vissuto nella realtà, cioè nella fatica delle situazioni e delle persone concrete con le quali ci si trova, nel tentativo di creare nella disponibilità quelle condizioni che permettono una maturazione progressiva insieme.

«Ve lo annunciamo, perché abbiate comunione con noi» 1Gv 1, 1-3

Se Fede e Luce è essenzialmente legata alla fede, essa non può essere slegata dalla Chiesa. La Chiesa è alla ricerca di una sua immagine, che renda trasparente per l’uomo contemporaneo la vita di Dio che porta in sé, il Vangelo che ha il compito di annunciare. In questo cammino verso la trasparenza, Fede e Luce ha un ruolo profetico, un suo specifico e limitato ruolo profetico: nella conversione alle Beatitudini e nel mettere al centro della comunità un passo veramente grosso verso la comunione.

Tutto questo va però vissuto nella realtà, cioè nella fatica delle situazioni e delle persone concrete in cui ci si trova, nel tentativo di creare nella disponibilità quella condizione che permetta una maturazione progressiva insieme.

«Sappiate rendere ragione della speranza che è in voi» 1Pt 3,15

Se Fede e Luce è centrata nella fede, che cosa significa la sua apertura ai non credenti? E che significa la loro partecipazione? E come deve essere vissuta? È incontestabile il valore prezioso di questa realtà: non solo oggi questa è situazione normale, ma qui a livello di una profonda esperienza di umanità e di fede, quanto è ricca di possibilità la compresenza di uomini cristiani e non credenti!

Ogni incontro e ogni dialogo mi sembra esigano sempre il coraggio di essere se stessi e il coraggio di confrontarsi con la «realtà» dell’altro, accogliendolo veramente per quello che è. Ma in Fede e Luce la posizione di chi crede e di chi non crede è precisamente la stessa: sono infatti i credenti che, per così dire, fanno la «proposta»: Fede e Luce è e si presenta come un movimento cristiano. A questo messaggio (cfr. sopra) ciascuno è invitato ad aderire.

E allora che fare con i non credenti? Occorre vivere un profondo spirito di accoglienza, nella continua tensione a fare con loro la strada, nell’accettazione di imparare da loro la profonda umanità del cuore e il grande amore per l’uomo; nella disponibilità a maturare la propria fede in questo dialogo. Ma non è sufficiente. Bisogna anche che questo dialogo sia sviluppato sempre nell’amore e nel rispetto, perché solo Dio sa lavorare sul cuore degli uomini, sia alimentato dal dovere di portare con la vita e con le parole la salutare crisi di Dio nel cuore dell’uomo, attraverso l’invito e la tensione a far vivere fino in fondo la realtà di Fede e Luce che, come detto, è ultimamente una realtà evangelica.

Di fronte a colui che non crede perché la sua vita è segnata direttamente da questo mistero, io taccio perché tra lui e Dio nessuno ha il diritto di mettere parola.

Il dialogo e l’incontro tra credenti e non, si decide solo lì, quando si sceglie sul senso ultimo della realtà misteriosa che ci è stato dato di incontrare e di vivere insieme. Se un cristiano non fa anche questo ultimo passo è uno che non ama il suo fratello che non crede. Questo non significa fare crociate, ma vivere questa situazione nella sofferenza e rifiutare che si possa stare insieme a prescindere da questo: sarebbe l’autoliquidazione della nostra fede!

Un non credente serio, convinto e radicale (che cioè ha veramente chiuso ogni discorso al riguardo… ce ne sono tra noi?) non vedo come e perché possa scegliere di fare questa esperienza.

Colui invece che non crede a «questo» Dio e a «questa» chiesa, colui che cerca in sé e nella vita un senso ultimo, costui ha qui il suo spazio, ma alla condizione che si confronti realmente con «tutta» la realtà di Fede e Luce fino all’aultima e decisiva radice: Dio.

Colui che è indifferente non ha capito ancora niente di ciò che qui si vuol vivere e realizzare: egli avrà certo trovato qui un luogo di maturazione, di pace, di riequilibrio affettivo…

Di fronte a colui che non crede perché la sua vita è segnata direttamente da questo mistero, io taccio perché tra lui e Dio nessuno ha il diritto di mettere parola. Ma io, io che assisto e condivido la sua esistenza, non posso non capire; non posso far finta di non vedere che in quel confronto, tra questo fratello e il Signore, sta tutto il «decisivo»; non posso non andare da Dio a discutere. Quando poi il non credente in Fede e Luce cambia la sua posizione, cioè vuole dettare lui la linea di cammino, è giusto fargli presente la necessità di scegliere un altro posto e semmai, da lì, di essere aperto anche ai cristiani.

D. Dario Madaschi

La lettera di un ragazzo a don Dario

Ricordo di don radio - Ombre e luci n. 10

 

Vita Fede e Luce n. 10 – Ricordo di Don Dario ultima modifica: 1985-06-28T18:10:17+00:00 da Redazione
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