Questo libro non è una meditazione sulle scritture né una dissertazione filosofica sulla morte. E piuttosto, come scrive l’Autrice: «il frutto di sette anni di esperienze accanto a persone prossime alla morte, venute a trascorrere gli ultimi momenti della loro vita in un’unità di cure palliative a Parigi». Con queste persone al limite della resistenza fisica, angosciate perché sanno, o rifiutano di sapere, che la loro vita è giunta al termine, l’Autrice, psicoioga e psicanalista, intreccia un dialogo e, soprattutto, stabilisce un rapporto di tenerezza, di rispetto, di confidenza, di vigile attenzione che, gradatamente, allevia l’angoscia, riporta un po’ di pace, permette ad alcuni di trasformarsi dal di dentro, di comprendere il senso più profondo della vita, di riscoprire la morte come naturale compimento e coronamento dell’esistenza, «quello che le dà senso e valore».
Ma tutto ciò non potrebbe accadere con l’intervento di una sola persona. Infatti all’interno del Centro lavorano medici, infermiere, aiuto-infermiere, tutti particolarmente preparati nella professione e soprattutto, nell’accoglienza e nell’assistenza dei malati terminali. Dai brevi ma frequenti cenni dell’Autrice comprendiamo che queste persone sono legate tra loro dalla convinzione di svolgere un compito difficile ma fondamentale, per il quale sono necessari collaborazione e scambio continuo.

Le persone ricoverate, Bernard, Danièle, Dimitri, Patrick e tutti gli altri, restano impressi nella memoria di chi legge non certo come esseri senza più identità in attesa della morte ma come persone «vive» nel senso più profondo della parola. Ognuno di loro rivela un preciso carattere, modi di reagire, emozioni e problematiche che sono soltanto suoi, ciascuno ha alle spalle un cammino ed un ultimo spazio da percorrere che lo differenziano da ogni altro. Sono persone vere, persone come noi, e per noi, che non osiamo nemmeno pensare alla nostra morte e a quella dei nostri cari, la loro trasformazione interiore, il loro sereno incontro con la morte, sono autentici miracoli.

Questo libro testimonianza nli Ha lasciato due grandi impressioni: il modo nuovo, rivoluzionario, «vitale», di considerare la morte e la forza dell’amore che da queste pagine si sprigiona. L’Autrice, che è credente e ne dà testimonianza senza ricorrere alla fede per sostenere il senso più vero della morte, investe i suoi assistiti con una corrente d’amore e di tenerezza ed è questo che le consente di riceverne le confidenze, di comprenderne i pensieri più segreti, di trovare le parole giuste che possono davvero aiutarli. E amore e rispetto guidano medici, infermiere e aiuto-infermiere: «…nello sguardo delle aiuto-infermiere i malati ritrovano sicuramente qualcosa degli occhi amorosi della loro madre; il modo in cui li si accudisce ricorda loro le cure ricevute nella prima infanzia.».

E poi c’è l’amore reciproco dei figli, della mamma, della moglie, del marito: amore che vorrebbe trattenere chi deve lasciarci, che rende ancora più difficile il distacco per chi deve abbandonare la vita.amore che, a volte, impara vie diverse per manifestarsi, per rendere più sereno il commiato… Amore per la vita passata e per la vita che è concessa ancora per pochi ultimi mesi o per pochi giorni, perché anche questi ultimissimi tempi sono preziosi per crescere dentro, per parlarsi, per perdonarsi, per esprimere la tenerezza.
«E quando non si può più fare nulla, scrive l’Autrice, tuttavia si può ancora amare ed essere amati…».

Maria Teresa Mazzarotto, 1996

La morte amica – Lezioni di vita da chi sta per morire ultima modifica: 1996-12-15T12:27:05+00:00 da Maria Teresa Mazzarotto
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