Ho dato Ombre e Luci

«Buon lavoro» a tutti voi di Ombre e Luci, di cui apprezzo moltissimo il contenuto. Mi auguro che si diffonda sempre più e porti un raggio di vera luce e di speranza sincera in chi ne ha veramente bisogno.
Ho incontrato in ospedale, dove mi trovavo degente in questi giorni per intervento alla tiroide, una carissima signora, nonna di una bimba, Daniela, pluri-handicappata, assai grave. Ho parlato a lei della vostra rivista, ne ho spedito, oggi stesso, alcune copie, ma penso sia ottima cosa farle pervenire anche dalla vostra redazione una copia o due in visione, proponendole di abbonarsi.
Ins. Liliana Morandi

Sacramenti anche a loro

Vi ringrazio tanto per avermi inviato il giornalino «Ombre e Luci». Ho avuto un numero dedicato tutto alla catechesi. Non lo conoscevo, perciò Vho letto con grande interesse e l’ho trovato veramente ben fatto: contenuti ben chiari e corretti, per quanto riguarda l’handicap. Linguaggio semplice, accessibile a tutti. L’articolo di Bissonnier è estremamente interessante, sia per i contenuti che per la concretezza delle idee. Anche monsignor Boccaccio apporta un contributo valido, tanto più incisivo, in quanto vescovo. Tutte le esperienze mi sono sembrate significative e reali.
Vorrei fare arrivare il mio ringraziamento a quanti hanno contribuito a realizzare questo «gioiello», perché sono certa che, se opportunamente utilizzato e divulgato, potrà contribuire efficacemente a creare una mentalità nuova per quanto riguarda l’opportunità e il modo di evangelizzare le persone, anche con gravi forme di handicap. Inoltre penso possa essere un valido aiuto e un incoraggiamento anche per le famiglie.
Il Signore benedica il vostro impegno in questo settore particolare e in questo momento in cui lo Spirito sta suscitando anche nella nostra Chiesa «segni di speranza» e gesti di buona volontà. Mi riferisco soprattutto al Gruppo di coordinamento per l’area dell’handicap, istituito presso la CEI, e anche al seminario di fine gennaio su questo tema, organizzato ugualmente dalla CEI.
Continuiamo a lavorare senza stancarci unendo sempre più i nostri sforzi per il bene comune.
Con affetto e gratitudine
Teresa D’Alessandro

Un dottore in Albania

Anche questa volta, oltre che per me (vi prego di modificare il destinatario e l’indirizzo, come riportato in fondo), invio la quota anche per «regalare» i numeri dell’anno ’93 a nuovi amici.
Spero di non approfittare se, per una quota, invio due nominativi. Sono gli indirizzi di medici di due istituzioni neuropsichiatriche infantili in Albania, e precisamente di Tirana e di Durazzo. Mi sono recato in questa nazione nello scorso mese di settembre. Se dovessi raccontare in breve la situazione che ho conosciuto direi che è completamente desolante, c’è grande povertà e arretratezza. In alcuni contesti, in particolare nelle città più grandi, la condizione economica e i servizi sono migliori; nelle zone rurali la vita è molto più difficile e precaria.
Il campo della medicina rispecchia le difficoltà generali. Come in altri settori, è evidente il risultato di cinquantanni di chiusura alle relazioni con l’estero, con un’assenza completa, fino a due anni fa, di scambi culturali (era persino vietato l’ingresso nella nazione di testi stranieri). Attualmente, per difficoltà legate a ottenere il visto di soggiorno del paese ospitante (soprattutto in Italia, per il rischio di espatrio), non è facile per i medici albanesi effettuare un aggiornamento professionale all’estero.
Gli istituti neuropsichiatrici infantili da me visitati e di cui vi invio gli indirizzi, sono molto poveri, basati su scarsi presupposti teorici e con il grave rischio di scarse motivazioni per il proprio lavoro. Di qui l’utilità dell’invio di «Ombre e Luci». La conoscenza della lingua italiana è abbastanza diffusa.
Salvatore Russo

Dialogo aperto n. 41 ultima modifica: 2018-06-18T11:27:36+00:00 da Redazione
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