Francesca e Sabrina

Francesca ha 35 anni. A venti ha lasciato le isole del Capoverde: è venuta a Roma per lavorare presso una famiglia, con contratto regolare. Ha seguito l’esempio di altre due sue sorelle.
Gli altri numerosi fratelli e sorelle, con i genitori, si sono poco per volta, tutti stabiliti in Olanda.
Francesca ha sempre lavorato bene; ben accolta, ha lavorato prima nella casa di un cardinale; ora lavora poche ore nella casa di un vescovo che è anche padrino della sua Sabrina, di 15 mesi. 11 papà di Sabrina, un italiano, forse per le notizie ricevute dai medici all’indomani della nascita della bimba, se n’è andato. Succede.
Ora Francesca vive con Sabrina in un minuscolo monolocale accanto alla casa famiglia organizzata da alcune suore che accolgono, sostengono, aiutano mamme in difficoltà.
E in questa casa delle suore, un grande appartamento a piano terra, con un piccolo giardino, che sono andata a conoscere Francesca e Sabrina. Loro due sono spesso qui, perché la considerano la loro famiglia di appoggio.
Conoscevo la casa: ci vado qualche volta perché stimo le suore, perché c’è un’aria di casa che fa bene al cuore: bambini, mamme, carrozzine, passeggini, box, lettini, culle… C’è qualche pianto, naturalmente; ma anche gorgheggi e sempre, immancabile, un odore di cucina buona, quel profumo di minestra e di torta alle mele che ti invita a pranzo senza far parole.
Poi, in fondo a un corridoio, c’è una piccola cappella, dove c’è Gesù che, in silenzio, protegge questa casa benedetta; bisogno del suo aiuto ce n’è, perché la vita non è facile per chi vive qui. I bambini fanno spesso perdere il posto di lavoro… e, se prima si viveva con delle amiche, ora c’e bisogno di trovare una altra sistemazione.

Quando poi il bambino venuto alla luce, ha anche qualche problema… Francesca ha saputo in ospedale che Sabrina è una bambina Down; il pediatra le ha spiegato con pazienza di che cosa si tratta. «Sei rimasta male?» «Un po’ sì; ora va meglio. Per me Sabrina è come una bimba normale. Cerco di trattarla normalmente. Al mio paese non ho mai saputo di Bambini Down; non ce ne sono. Neanche mia mamma sa niente».
« Non vorresti andare in Olanda con i tuoi? » «No, in Olanda fa troppo freddo. Ci sono stata in agosto e ho avuto sempre freddo. No, preferisco restare qui a Roma».
« Qual’è il tuo problema maggiore ora? » « É pagare l’affitto. Per portare Sabrina a fare ginnastica, ho perso il vecchio lavoro; ora faccio solo poche ore. Cerco un lavoro dalle otto alle due».
«Quanto paghi di affitto?» «Seicentomila al mese più la luce. Ho una stufa che consuma molto. L’appartamento è umido perchè è sottoscala».

«Quali sono le tue speranze Francesca?».
Speranze, poche. Per il momento spera di poter rimanere con la sua piccola nel costoso monolocale; perchè così può avere vicina la casa famiglia dove si trova così bene. «Sabato e domenica sono sempre qui. Qui sto bene, molto bene» sottolinea sorridendo. Qui si sente «a casa», accolta, sostenuta, amata.
La vita futura sarà dura, sembrano dire i sugi occhi scuri mentre mi alzo per salutarla.
E vero. Può darsi. Ma potrà anche accadere, e glielo auguriamo di cuore, che il suo coraggio, la sua fede faranno sì che Sabrina, crescendo, riempia del suo affetto la vita della sua brava e coraggiosa mamma.
Chi volesse aiutare Francesca a pagare l’affitto della sua «casa» può rivolgersi a Ombre e Luci, telefonando o scrivendo. Tel. 06/636106 dalle 9,30 alle 12,30 il martedì, il mercoledì, il venerdì.

Francesca e Sabrina ultima modifica: 1993-03-18T13:47:09+00:00 da Redazione
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