Qualche giorno fa ho incontrato Franco, mi è sembrato stanco e preoccupato: mi ha spiegato che era stato alla Asl di quartiere e che,dopo una lunga fila, non era riuscito a prenotare la visita cardiologica per sua madre. Doveva tornare il giorno seguente con non so quale certificato in più.
Spesso vedo Paolo che sul largo marciapiede davanti al negozio di famiglia, sorveglia il nipotino che dorme o esplora il mondo circostante dal suo carrozzino. Delle volte anche il nipote più grande con il suo triciclo è affidato allo zio in uno spiazzo più grande poco lontano. Penso anche a Stefania che in un paese dell’Umbria vive con la mamma dopo la scomparsa improvvisa del papà amatissimo e che, sola, è riuscita con la sua dolcezza e la sua serenità a confortare la mamma, a ridarle la forza di continuare a vivere, aiutandola a stabilire nuovi rapporti e amicizie sincere nel nuovo ambiente lontano dalla città in cui era sempre vissuta.
Sono tanti i giovani, meglio uomini e donne adulti, colpiti da qualche disabilità più o meno invalidante, che quando la vita dei genitori inizia a declinare, assumono un nuovo ruolo per i loro cari.
Mentre gli altri fratelli sono lontani immersi in nuove vite, mentre le forze delle mamme e dei papà diminuiscono e la solitudine potrebbe rattristare, questi figli diversi che in passato sono stati cagione di pensieri e fatiche grandi, quasi inavvertitamente, con naturalezza, diventano appoggio e compagnia indispensabile nella vita quotidiana che si va facendo man mano più semplice e ripetitiva. Perché questi figli che non hanno affanni di lavoro e carriera, che non hanno nuovi affetti cui dedicarsi, con gli anni hanno imparato tante cose dell’andamento domestico, conoscono a fondo i genitori, da sempre sono partecipi della loro vita più intima.E chi, meglio di loro, saprà comprendere e perdonare le piccole debolezze e le fragilità della vecchiaia?
E così come i genitori da anni si sono abituati ai limiti dei figli e quasinon li avvertono più, con la stessanaturalezza loro, i figli, si adeguano ai nuovi ritmi di vita della famiglia, alle difficoltà e alle piccole necessità di mamme e papà che invecchiano, alla ripetitività dei gesti e di piccoli servizi che possono aiutarli.
Come accade quando dopo una lunga giornata di tempo burrascoso,verso sera il cielo si rasserena e seduti tranquillamente sulla soglia o sul terrazzo di casa, ci si gode un tramonto e un crepuscolo più sereni.

Pennablù, 2009

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.105

Sommario

Editoriale

Lettera aperta ad una maestra, di M. Bertolini

Scout e disabilità

Un buon modo per crescere di Benedetta
Un ambiente educativo anche per Maria di M. Fanti
Per me lo scoutismo di Alice
Un incontro tra capi di R. Dinale
Lettera ai compagni di Matteo di M. e L. Ferrini

Disturbi delllapprendimento

Una bambina “disprattica” di Luisa
Etichettato “idiota” di Arnaud Franc
Ho scoperto la sofferenza dei miei figli di S. Franc
Qual è il vero Marco, di un'insegnante
La difficile storia di Enrico di una mamma

Altri articoli

Verso sera di Pennablù
Fede e Luce: si cambia! di C. Tersigni

Libri

La vita come è per noi, M. Bérubé
Mamme che amano troppo, O. Poli

Verso sera ultima modifica: 2009-09-10T10:45:53+00:00 da Pennablù

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