Una cooperativa sul mare

In una splendida giornata d’aprile abbiamo lasciato Roma e, in un’autostrada semideserta, fiancheggiata a tratti dagli Appennini bianchi e azzurri contro il cielo ancora più azzurro, abbiamo raggiunto Teramo, abbiamo proseguito per Giulianova. Il mare ci è apparso all’improvviso, proprio sotto la piazzetta dell’ospedale, anche lui azzurrissimo e terso. Lo abbiamo ignorato e girando a destra siamo entrati negli uffici amministrativi della cooperativa sociale “Piccola Opera Caritas”, derivazione e cuore della Fondazione omonima nata per la volontà e l’impegno del padre cappuccino Don Serafino Colangeli, trentotto anni fa.

La fondazione voluta da Don Serafino, nata come risposta cristiana alle esigenze del territorio circostante, ottenne subito il riconoscimento religioso e civile dello stato e della chiesa e si impegnò, prima ancora che nella catechesi, nella promozione umana. Allora, negli anni tra il 60 e il 70, erano i bambini figli degli operai che andavano a lavorare al nord, ad essere i più soli, spesso emarginati e con grave disagio psicologico. Per loro e per altri ragazzi disabili alcune signorine coordinate da don Serafino aprirono le prime classi differenziate in una piccola villa e questo fu l’inizio del futuro Istituto.

Padre Colangeli

Padre Colangeli “inventore” della Piccola Opera Caritas

Con gli anni le cose cambiarono: l’emigrazione diminuì, o comunque cambiò di modalità, e con la Legge sull’integrazione scolastica i bambini in età scolare furono tutti inseriti nella scuola dell’obbligo.

La Fondazione POC rivolse allora la sua attenzione ai problemi dei ragazzi con disagio psichico, con ritardo mentale, comunque fragili, incapaci di inserirsi nel mondo del lavoro con le loro sole forze. Dall’accordo con le Asl del territorio nacque, nel 1985, l’Istituto Medico Psico Pedagogico (MPP) che oggi offre accoglienza e riabilitazione a circa trecento giovani tra interni, seminterni, ambulatoriali e domiciliari; al loro servizio si dedicano centottanta operatori tra personale direttivo, medici specialisti e generici, psicologi, educatori, maestri, personale ausiliario.

Fin da allora i responsabili erano “inventore” della Piccola Opera Caritas convinti che il cammino di recupero, di educazione, di formazione e di addestramento al lavoro doveva essere imperniato sulle capacità espressive, nascoste anche nei ragazzi più svantaggiati. Da questa convinzione nacquero i laboratori di “artigianato artistico’’ che oggi coprono un’area di circa 300 mq suddivisi in diversi ambienti accoglienti, dove operano piccoli gruppi di ragazzi insieme ad uno o due maestri.

Nel 1987 nacque la prima Cooperativa di solidarietà sociale quando ci si rese conto che i ragazzi, una volta finito l’apprendistato solo raramente riuscivano ad inserirsi nel lavoro esterno perché, pur essendo bravi artigiani non avevano superato del tutto la loro fragilità, avevano ancora bisogno di un posto di lavoro in qualche modo più protetto.

Ragazzi al lavoro nei laboratori della Piccola Opera Caritas Cooperativa Sociale - Ombre e Luci n.74 - 2001

I maestri di laboratorio erano, fin dall’inizio, e sono tuttora diplomati all’istituto di Belle arti o laureati, hanno quindi la competenza per dirigere il lavoro ottenendo prodotti di qualità e guidando i ragazzi a migliorare sempre la loro tecnica utilizzando le abilità conseguite. L’artigianato di qualità si realizza attraverso i laboratori di manipolazione della creta (suddivisi in tre stadi di lavorazione), la decorazione degli oggetti in terracotta, la lavorazione del legno, la lavorazione del cuoio, della cartapesta e del mosaico. Non mancano le attività agricole e florovivaistiche.

Con la Legge 381 del 1991 la prima cooperativa si trasformò in una regolare Coop. sociale di tipo B organizzata come segue.
I soci della Coop. sono oggi più di 70. I ragazzi lavoratori disabili sono più del 30%. Sono soci inoltre alcuni collaboratori, alcuni lavoratori esterni e sono soci volontari alcuni maestri di laboratorio.

I maestri di laboratorio, assunti regolarmente dalla Fondazione come operatori della riabilitazione, insegnano, coordinano il lavoro e creano nuovi oggetti di produzione; i ragazzi disabili lavoratori si impegnano a pieno ritmo, insieme a qualche giovane disoccupato “esterno” assunto per la sue capacità di artigiano. 1 ragazzi disabili sono stipendiati regolarmente mentre i loro contributi assicurativi sono.a carico dello stato.

Un gruppo di lavoro provvede a smistare i prodotti per la vendita e a ricercare sempre nuove commissioni di lavoro, nuove “vetrine espositive. L’ultima novità in questo campo è costituita dalle già note botteghe della Solidarietà, presenti in varie città italiane dove si vendono i prodotti proprio delle cooperative sociali e di altre organizzazioni non profit.

009 - Piccola Opera Caritas Cooperativa Sociale - Ombre e Luci n.74 - 2001

Mimmo Rega, responsabile di tutti i laboratori della cooperativa e al momento nostra guida, sostiene che proprio su questa rete di punti vendita che ci si augura sempre più fitta e sul continuo scambio di conoscenze utili, sul reciproco aiuto solidale tra le varie iniziative, poggia il futuro sviluppo delle cooperative sociali.

I problemi finanziari in questi settori non sono facilmente risolvibili ed anche la Coop.va della Piccola Opera Caritas non riesce ad essere finanziariamente del tutto autonoma: è solo un contributo annuale della Fondazione che permette il pareggio del bilancio.

A passo di carica, perché l’ora di pranzo e del nostro congedo si avvicina, passiamo in rassegna tutti i locali: guardando i volti ridenti, le mani che ci afferrano, le guance protese per un bacio di saluto, possiamo constatare come qui il lavoro non stanca ma mette allegria. E sempre di gran furia riusciamo a capire che i modi del lavoro sono diversi per questi artigiani: ci sono quelli che ripetono lo stesso motivo di decorazione imparato nel tempo e quelli che inventano motivi sempre diversi. C’è chi preferisce usare solo colori di una particolare tonalità più opaca e chi accosta colori brillanti e contrastanti al massimo. C’è chi incide nel legno di un leggio volute delicate e precise e chi incornicia uno specchio con grandi anemoni e rose a larghi petali marrone o dorati.
Ultimi saluti, ultimi sguardi, le sale si svuotano il refettorio si riempie.

Infine c’è un’altra sorpresa: al piano superiore scopriamo che esistono una ricca biblioteca di testi universitari e una grande sala per mostre d’arte, nate entrambi per iniziativa del Centro Culturale S. Francesco, altra derivazione della stessa Fondazione… Ma di questo parleremo un’altra volta.

Tra i volumi e i tavoli della biblioteca troviamo Padre Serafino Colangeli in persona, candido nel nome e nei capelli, che per niente sorpreso dalla nostra invadente presenza ci sorride, ci abbraccia e ci benedice.

a cura della Redazione,2001

Per altre informazioni rivolgersi a Mimmo Rega Piccola Opera Caritas Via Scarafoni, 3. 64021 Giulianova (TE) o visita il sito

Norme per il diritto al lavoro dei disabili

La necessità del collocamento mirato è riconosciuta chiaramente dalla legge n. 68 del 12 marzo 1999 che si intitola «Norme per il diritto al lavoro dei disabili». In particolare, nell’articolo 2, si definisce il concetto di collocamento mirato per il quale «si intende quella serie di strumenti tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le persone con disabilità nelle loro capacità lavorative e di inserirle nel posto adatto, attraverso analisi di posti di lavoro, forme di sostegno, azioni positive esoluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione».

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.

Sommario
La presenza dei piccoli di Mariangela Bertolini

Il lavoro

Cooperativa sociale di A. Mazzarotto
Una cooperativa sul mare Produzione di alta qualità a cura della redazione
Spazio aperto di V. Paoli
Il mio amico Carlo di Beatrice (Trixi) Pezzoli

Quella terza preziosa età

Quella preziosa terza età di V. P.
Zio Giorgio di Nicole Schulthes
Mantenere viva la giovinezza del cuore di Marie Baptiste
«Sto invecchiando» Preghiera antica

Altri articoli

Progetto Calamaio

Rubriche

Dialogo aperto
Libri
Non c’è persona più ricca di me, Carla Porrati
Il piano educativo riabilitativo individualizzato per il disabile mentale adulto, Vittore Mariani
La forza dei carattere, James Hillman

Una cooperativa sul mare ultima modifica: 2001-06-20T08:29:13+00:00 da Redazione

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