Sarebbe più vero dire «accantonamento-campeggio», perché, come vedrete leggendo queste pagine, non si tratta di un campo sotto le tende per tutti; alcuni — di solito i più giovani — dormono sotto tenda, mentre gli altri — adulti e ragazzi anche molto gravi — alloggiano in casa.
La parola «campo» sta per «vita insieme» in periodo di vacanza (per una settimana, dieci, quindici giorni). Insieme: amici, bambini, adolescenti, adulti con handicap, qualche genitore o persona adulta amica, sacerdote o seminarista (quando lo si trova disponibile).
Abbiamo pensato di presentare ai nostri lettori un’esperienza che molti di noi hanno fatto per diversi anni, nell’ambito del movimento Fede e Luce. Ci è sembrato interessante proporla in questo numero di Ombre e Luci, in modo certo non esauriente — un volume non basterebbe — per dimostrare, a chi fosse interessato, come è possibile fare vacanza insieme.

La gioia della vita in comune

Si è parlato e si parla spesso delle difficoltà che incontrano le persone con handicap e le famiglie con un figlio handicappato, ad essere accolte bene nei luoghi di villeggiatura, negli alberghi… e so per averlo sperimentato di persona come sia duro far vacanza in un posto dove non ci si sente benvoluti, spesso sopportati (che è tutta un’altra cosa!).
L’integrazione ha fatto in questi anni molti passi avanti, nelle scuole, nelle parrocchie, nel lavoro… ma quanto ahimè c’è ancora da fare! Credo che sia davvero importante, per ogni ragazzo con handicap, per ogni famiglia «diversa» poter sperimentare la gioia della vita in comune:
— dove ci si sente a proprio agio,
— dove le passeggiate per i paesi, sulle spiagge, sui monti, per i prati, nei sentieri… si fanno senza paura degli sguardi poco accattivanti;
— dove andare a prendere una pizza in un ristorante pieno di gente, diventa un piacere vero, perché gli amici sostengono, non hanno paura di certe situazioni, imbarazzanti se si è soli…
— dove ogni momento della giornata è ricco di segni di solidarietà, di semplicità, di spontaneità. Ci si dimentica allora delle paure, delle ritrosie: «Io preferisco andare al paese, dove tutti ci conoscono…» «Io tanto questa vita la faccio da sempre.» «Noi, dove vuoi che andiamo con lui…».
— dove inoltre le sofferenze rimangono così come le tensioni, le arrabbiature, le stanchezze… dell’uno e dell’altro;
— dove, inevitabilmente, il rapporto con qualche ragazzo è difficile, ostico;
— dove, a volte, non si dorme come si vorrebbe, perché qualche bambino, di notte, canta, grida, piange…

Ma tutto diventa più facile, più sorridente perché si è insieme ed è più facile sdrammatizzare e poter dire a qualcuno: «Dammi il cambio, io ho bisogno di fare un giretto».

Una testimonianza da gridare sui tetti

Io vi assicuro che, quando mi sono trovata in campeggio a respirare a pieni polmoni la libertà di essere me stessa, mi sono dimenticata delle vacanze passate «male» e ho capito che bisognava fare del campo Fede e Luce una testimonianza da gridare sui tetti!
Ricordo, ad uno dei primi campi, molti anni fa, lo stupore di un medico condotto, chiamato per un bambino con handicap che aveva un pò di febbre. Guardando dalla finestra della stanza dove ci trovavamo e che dava sul giardino pieno, in quel momento, di giovani e di ragazzini h. intenti in una caccia al tesoro ad hoc, (che meraviglia veder correre gli amici con ragazzini sulle spalle, o spingere trafelati una carrozzella incitati dai «forza, dai!) si voltò verso di’me e disse: «Dica un pò, signora, a questi assistenti, quanto date al giorno?» Corressi risentita: «Gli amici vengono per fare vacanza e ognuno indistintamente paga la sua quota!».
Incredulo cominciò a scendere la scala che portava al piano di sotto: «Pagano per venire a fare questo servizio! E per la cucina, avete delle cuoche?» «No, a turno facciamo tutti i servizi». Me lo vedo ancora sedersi sullo scalino: «Questa poi, c’è da non crederci!» E continuava scendendo: «Pagano per venire qui!».

Questa è vera integrazione

Con quel qui, voleva dire di più. Ma non potevo spiegargli in pochi minuti il mondo che insieme avevamo scoperto e dove tutti, senza eccezioni, erano felici.
Questa vedete, per me è vera integrazione. Vi auguro di farne l’esperienza. E aspetto, come al solito, che scriviate per raccontare che anche voi, nell’estate dell’89 avete scoperto la bellezza di un «campo» insieme.

Mariangela Bertolini, 1989

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.25, 1989

Sommario

Editoriale

E pagano pure! di Mariangela Bertolini

Articoli

Allora, si parte?! di Rita Ozzimo racconta
Tante bellissime cose di Giuliana Loiudice
Guardavano, guardavano! di Nanni
Al tepore di un amore semplice di Alberto Petri
«Voglio mostrarvi una strada» di P. Louis Sankalé
Come si organizza un campo di Barbara e Chiara

Rubriche

Dialogo aperto
Vita di fede e luce - Un cammino insieme di L. Brambilla
Le risposte dei parroci al questionario

Libri

Attività creative di Sally M. Atack
Aiutami a giocare di D.M. Jeffree
La Sindrome di Down di Cliff Cunningham

E pagano pure! ultima modifica: 1989-03-30T15:02:06+00:00 da Mariangela Bertolini
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