Uno dei pregi maggiori di questo libro — purtroppo non ancora tradotto in italiano  (nel 1986 è stato pubblicato in italiano da Jacabook, Ndr)— è lo sforzo di guardare la questione della sessualità nel suo insieme e non, come troppi scritti contemporanei, ad una sua parte limitata indipendentemente dal quadro generale.
Jean Vanier ci fa camminare un passo alla volta verso i problemi specifici delle persone handicappate mentali, problemi che conosce bene data la sua esperienza di educatore e di vita in comune con loro all’Arche da ormai vent’anni.
In questo libro, lo precisa bene l’autore stesso, egli non intende dare delle soluzioni generali e «ricette» definitive.
Gli orientamenti e le attenzioni che propone beneficiano precisamente delle considerazioni fondamentali e dell’apertura offerta nell’insieme del libro. Per questo è molto importante seguire dall’inizio alla fine e non precipitarsi subito alle pagine dedicate alle persone handicappate, soprattutto non limitarsi a questa lettura.

Vanier si guarda bene dal presentare un quadro idillico evitando le vere difficoltà. Al contrario, raccomanda un sano realismo. Ma, giustamente, questo realismo implica anche, per un cristiano, di considerare la luce evangelica e di ricordare l’esistenza della grazia divina. È dunque solo ponendo questo problema nella pienezza delle sue dimensioni umane e soprannaturali che colui che è veramente cristiano e nello stesso tempo pienamente uomo, potrà proporre elementi di soluzione soddisfacenti. Solo a queste condizioni le persone handicappate saranno, come le altre, suscettibili di accedere, qualunque sia il loro stato e la loro situazione, a «una vita autentica d’amore». La loro felicità ha questo prezzo.
Chi condivide tale ideale, ha il dovere di dialogare con coloro che non ne hanno il beneficio. Ma il dialogo esige che ognuno resti se stesso sforzandosi di capire l’altro.

Per di più, di quel che dice Jean Vanier ogni uomo e ogni donna potrebbero sinceramente sottoscrivere più di una messa in guardia e più di una raccomandazione?
Questo libro dunque deve essere usato come uno strumento di lavoro e come una base di riflessione — perfino di contemplazione — e di azione.
È del resto, per quanto ci consta, il primo libro che tratti l’insieme di questo problema in questa prospettiva e a questo livello.

H.B., 1984

Jean Vanier 
Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con disabilità, soprattutto mentale.
Le 135 comunità de L'Arca in 33 paesi e le 1600 comunità di Fede e Luce in 80 paesi sono dei veri e propri centri di trasformazione umana.
Per oltre quattro decenni, in prima persona, all'interno o all'esterno di queste organizzazioni, è stato un fervente difensore delle persone povere e ferite in seno alla nostra società. È stato membro del Pontificio Consiglio per i Laici e ha ricevuto il Premio Templeton nel 2015.
il 7 maggio del 2019 è tornato alla casa del Padre ed è sepolto nel piccolo cimitero di Trosly, luogo del primo foyer de L'Arche.

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Jean Vanier

L'Arche

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.7, 1984

Ombre e Luci n.7 - Copertina

SOMMARIO

Editoriale

Una verità difficile a dirsi di Mariangela Bertolini

Scuola

Un uovo, due uova di M. Grazia Granbassi
Classe "azzurro" di Madeleine Toussaint

Articoli

Quel lupo dentro noi di Jean Vanier
Il volontariato di Nicole Schulthes
Il nostro cucciolo di due metri di Betti Collino
Casa Jada di Sergio Sciascia

Rubriche

Dialogo aperto n. 7
Vita Fede e Luce n. 7 - Il convegno internazionale

Libri

Li fece uomo e donna, Jean Vanier

Li fece uomo e donna ultima modifica: 1984-09-29T17:27:21+00:00 da Jean Vanier
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