Oggi sono andato dal parrucchiere. C’era Giorgio, il ragazzo di bottega, si diceva un tempo. Come sempre mi ha salutato con affetto, mi ha fatto una delle sue dichiarazioni da esperto di calcio, o meglio, da esperto della Roma. Giorgio è affetto da sindrome di Down. Io non so perché si dica “affetto da sindrome di Down”. Affezione significa malattia e sindrome, concorso di sintomi che caratterizzano una malattia. Ma Giorgio non si è ammalato, non si può curare, non può guarire. E inutile cercare una eziopatogenesi. Di lui ci si può solo prendere cura perché ha una mancanza: Giorgio è nato con un difetto congenito, è nato così. Va solo amato come si devono amare tutti gli esseri umani nati da donna.

Ombre e Luci, due belle parole. Messe insieme fanno pensare a quei primi mesi di vita nei quali il neonato percepisce la realtà umana di chi gli sta intorno attraverso luci e ombre. Ma non solo: egli sente l’altro da sé con il suo… vogliamo chiamarlo senso interno? Queste percezioni, ammantate da sensazioni, diverranno la sua identità umana più profonda. Succede, a volte, che in questo primo periodo il bambino perda la speranza con cui è nato, che si ammali, che il suo pensiero si ammali, che la sua mente si ammali.

Nato sano il bambino si ammala. E quindi si deve cercare la causa della malattia, curarlo affinché possa guarire. Scoperta la causa della malattia si può fare in modo che “l’agente patogeno” che ha dissociato — il suo pensiero, che gli ha tolto la speranza negli esseri umani, che ha fatto ammalare la sua mente, abbia un volto, un nome. lo mi occupo di stampa da tanti anni, a volte succede che parli un po’ con le persone che si occupano della rivista. Succede a volte che parli con loro dei contenuti di Ombre e Luci, per esempio di questa brutta cosa di dare gli psicofarmaci ai bambini solo perché sono un po’ vivaci o sono sottotono.

Io mi occupo di stampa da tanti anni ma penso di conoscere la differenza tra chi è nato con una mancanza e chi, invece, nato sano, poi si è ammalato a causa di continue delusioni nei rapporti interumani.

lo mi occupo di stampa e quindi non sono un medico o un esperto del settore ma non posso credere che un calmante o un eccitante, perché è questo che sono gli psicofarmaci, possano ridare ad un bambino la calma perduta nella delusione, la gioia di vivere e la fiducia negli esseri umani.

Io mi occupo di stampa da tanti anni, e sono contento di lavorare per delle persone che dedicano la loro vita ad altri esseri umani più sfortunati di me, di noi.

Gian Carlo Zanon
direttore tecnico della Tipografia Quintily, 2007

Ammalati… di affetto ultima modifica: 2007-12-10T17:39:20+00:00 da Redazione

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