AVVISO

Inchieste promosse dall’Arca internazionale hanno accertato gravi responsabilità di padre Thomas Philippe (la prima nel 2015) e di Jean Vanier (2020) nei confronti di diverse donne. Qui il comunicato più recente che condanna senza riserve queste azioni «in totale contraddizione con i valori che Vanier sosteneva» e con «i principi fondamentali delle nostre comunità».

Scuole di rapporti umani

Dal discorso con cui Jean Vanier ha presentato, insieme con l’arcivescovo Paul J. Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il messaggio del Papa per la Quaresima.
scuole di lavoro - Ombre e Luci n.77, 22
Dal discorso con cui Jean Vanier ha presentato, insieme con l’arcivescovo Paul J. Cordes, presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il messaggio del Papa per la Quaresima.

In questi ultimi 37 anni ho incontrato e accompagnato un grande numero di volontari giovani e meno giovani che sono venuti a L’Arche e a “Fede e Luce”. Nelle nostre 120 comunità dell’Arche essi condividono la vita di uomini e donne disabili, vivendo e operando quotidianamente con loro. Nelle 15.000 comunità di “Fede e Luce” incontrano regolarmente persone disabili e i loro genitori. Alcuni sono diventati amici fedeli di disabili. Posso testimoniare come questa amicizia con i deboli li abbia portati ad acquisire una maggiore maturità e interezza e ad aumentare la propria fede in Gesù.

Posso affermare che molti giovani volontari vengono nelle nostre comunità e vivono un’esperienza di trasformazione. Gesù li aspetta nei poveri e nei deboli. Essi scoprono qualcosa di fondamentale circa l’essere umani e seguaci di Gesù.

Prima di tutto, scoprono gradualmente il proprio cuore, il loro più profondo io.
Le persone con difficoltà di apprendimento chiedono affetto, amicizia leale e comprensione. Possiedono un modo misterioso per infrangere le barriere erette intorno al cuore delle persone. Risvegliano ciò che è più profondo è in noi: il nostro cuore e il nostro desiderio di avere dei rapporti umani. Vediamo nella parabola del “Buon Samaritano” in che modo l’ebreo ferito, lasciato per strada, da qualche parte fra Gerico e Gerusalemme, tocca e risveglia il cuore del samaritano che passa di lì.

Oggi molti giovani desiderano recarsi nelle aree più povere del mondo.

Condividere la propria vita con chi vive nelle baracche, nei campi profughi, nelle scuole per bambini disabili. Anch’essi vivono un’esperienza che trasforma la loro vita. Capiscono di poter fare qualcosa di bello della propria vita proprio stando con le persone, imparando ad amarle in maniera intelligente. Comprendono anche quanto chiusi e pieni di pregiudizi fossero in precedenza, di come si preoccupassero solo dei loro immediati familiari, del loro gruppo, della loro religione o della loro cultura e cominciano a capire in che modo le culture più ricche opprimono i più poveri. Questa esperienza di condivisione con i sofferenti e i deboli li aiuta a scoprire che cosa significa appartenere alla famiglia umana. Essi scoprono che essere umani e essere cristiani significa amare le persone. Cose e progetti sono importanti, ma dovrebbero sempre essere orientati verso le persone.

Martin Buber, il filosofo ebreo, afferma che quando le società pongono troppa enfasi sulTacquisizione delle cose, tendono a perdere l’importanza dei rapporti. La ricchezza di noi esseri umani è costituita proprio dai rapporti. La via verso la soluzione dei conflitti e verso la giustizia può passare soltanto attraverso il dialogo, il rapporto e l’amore.

Molti giovani volontari vengono nelle nostre comunità desiderosi di fare del bene ai poveri, ma scoprono che sono i deboli e i poveri a guarire e trasformare loro, portandoli alla compassione. Molti scoprono o approfondiscono la propria fede mediante la compassione che è la strada che porta a Gesù. Scoprono che Dio ci aspetta nei poveri e nei deboli. Poi scoprono che il cristianesimo non è innanzitutto una teologia, un catechismo o un insieme di leggi morali, ma il rapporto con una persona, la persona di Gesù. È proprio questo che Giovanni, il discepolo prediletto, ci rivela quando afferma nelle sue Lettere:

“Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio; chi ama è generato da Dio e conosce Dio”.
(1 Gv. 1,4).

“Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore come dimora in lui l’amore di Dio?”
(Gv. 3,17).

Nel nostro mondo disgregato molti giovani si sentono confusi. Alcuni, quando scoprono il caos nel mondo e in sé, nella propria violenza e nella propria disordinata sessualità, finiscono per condurre una vita caratterizzata dal caos. Altri vogliono fare quello che fanno tutti. Cercano di ignorare il caos, non mettono in dubbio i valori della società e vogliono solo sicurezza, denaro e successo. Altri ancora vedono il caos che li rende insicuri e cercano gruppi forti che diano loro sicurezza. Hanno bisogno di sentirsi forti e dalla parte giusta.

Altri ancora prendono la strada incerta della compassione. Desiderano essere con i poveri del mondo. Tuttavia scoprono la loro debolezza. Per crescere nell’amore hanno bisogno di aiuto. Mediante la compassione scoprono la comunità e la loro necessità di un rapporto profondo e personale con Gesù. Scoprono il significato dell’Eucarestia e della lavanda dei piedi. Scoprono la Chiesa, una comunità di credenti, e cominciano ad auspicare l’unità fra tutti i fedeli di Gesù e per tutta l’umanità.

Nel nostro mondo confuso e disgregato, L’Arche e “Fede e Luce” sono scuole di rapporti umani, scuole del cuore. Nei momenti difficili, quando tocchiamo la nostra stessa violenza, impariamo di quanto aiuto abbiamo bisogno per amare con intelligenza. Abbiamo bisogno del supporto della comunità e di una buona guida spirituale per divenire persone complete, mature e unite a Gesù.

“Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato. (Le. 6,36-38)

Jean Vanier, 2002

Scuole di rapporti umani ultima modifica: 2002-03-08T11:10:05+00:00 da Jean Vanier

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