Il primo incontro con un cavallo di mio figlio Massimiliano [giovane romano con autismo] era stato da piccolo, con un pony a Villa Borghese. Gli era piaciuta quella passeggiata nel verde, su quel cavallino mite dai passi cadenzati e ne erano seguite altre nonostante la mia pena per quei pony legati stretti stretti al carretto e immobili per ore, in attesa dei piccoli fantini. Forse anche per non essere più “complici” di questo, decidemmo presto di approdare a un vero maneggio. La neuropsichiatra ci indicò alcuni centri di ippoterapia, ma poi ne scegliemmo uno consigliato da Eleonora, la mamma di Filippo, un amico di Massi. Mi sembrava curioso associare il nome terapia al fatto che semplicemente portavo mio figlio in un contesto all’aria aperta, senza camici bianchi, dove c’erano altri bambini, con o senza disabilità, tutti desiderosi di accarezzare, spazzolare, montare su quei quadrupedi così grandi e così discreti.
Il cavallo è presente se viene cercato, ma resta al suo posto in caso contrario ed è stata questa riservatezza a permettere a Massi di avvicinarsi a lui in uno dei rapporti più belli e duraturi.

Massi a cavallo

Andare al maneggio è stato un punto fermo, importante, soprattutto da quando, finita la scuola, non c’erano più luoghi di aggregazione gratificanti cui riferirsi, solo il vuoto.

Sono quindici anni che ogni giovedì, esclusi i mesi bollenti, le giornate di diluvio (e il confinamento), Massi va al maneggio anche se non sempre ha voglia di montare a cavallo. Là c’è Maria Teresa, l’amata operatrice di sempre, ci sono altre persone, ragazzi, poi cani e gatti, prati, tanti alberi, anche di mimosa, e straordinari resti di acquedotti romani.

Andare al maneggio è stato un punto fermo, importante, soprattutto da quando, finita la scuola, non c’erano più luoghi di aggregazione gratificanti cui riferirsi, solo il vuoto. Tante attività ma niente di sociale. Il Grey Horse, viceversa, è sempre stato aperto e le giornate laggiù hanno continuato a seguire lo stesso ritmo e a essere rassicuranti per Massi.

L’arrivo, con Maria Teresa o Alessandro o…, che viene a prenderlo al grande cancello, la passeggiata, la “cavalcata” che dipende dall’umore, il pranzo al sacco tutti insieme. E le risate, sempre, per le mie porzioni ordinate e calibrate e le razzie di Massi in quelle altrui! Poi la siesta e l’altra passeggiata, anche con il fango, grazie agli stivaloni.

Fuori dubbio che a dare benessere a Massimiliano (e a sua madre) è stato l’incontro con persone dalla mente aperta, ma quell’ambiente così bello nella natura e soprattutto i cavalli con la loro forza e calma, sono stati nel tempo altrettanto determinanti. Gli animali hanno un loro modo di comunicare, ma i cavalli in più, hanno un riserbo, un carisma, tutto particolare al quale nemmeno Massi, così algido col mondo animale, ha saputo resistere.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 157, 2021

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Quel riserbo che ha conquistato mio figlio ultima modifica: 2022-06-06T09:10:38+00:00 da Nicla Bettazzi

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