Leggendo e rileggendo tutti i capitoli della Genesi che riguardano Abramo e Isacco sono rimasto colpito dalla fragilità e dalla debolezza di Isacco. Allo stesso modo le reazioni prima di Abramo e poi di Sara alla nascita di Isacco mi hanno lasciato pieno di domande. Perché Abramo non esprime sentimenti e non dice neanche una parola quando gli nasce questo figlio così lungamente atteso? E perché Sara pronuncia parole così difficili: «Dio ha riso di me e chiunque lo saprà riderà di me?». La traduzione italiana ufficiale interpreta questa risata di Dio traducendo «motivo di lieto riso mi ha dato Dio e chiunque lo saprà riderà lietamente di me», ma di tutta questa letizia nel testo ebraico non c’è traccia.

E così provando a dare risposte a questi e a molti altri interrogativi che il testo proponeva ho cominciato a pensare che forse Isacco era un bambino speciale, uno di quei bambini che sanno offrire al mondo solo tenerezza, bontà, amicizia e amore. Sono uomini e donne che non hanno la capacità di sconfiggere il nemico e vincere le guerre, non possono neanche raggiungere la finale di un campionato mondiale di calcio né sanno come si può giungere alla scissione dell’atomo dell’idrogeno. Ma sanno fare bene altro, molto bene.

La prima cosa che si dice di Isacco nella Bibbia è che «si prese in moglie Rebecca e l’amò». È la prima volta che nella Bibbia si dice che un uomo ama una donna, così anche è il primo padre che benedice i suoi figli. Isacco non ha mai fatto una guerra, ma sappiamo che gli piaceva l’arrosto di selvaggina ed è ancora il primo personaggio che offre un banchetto per i vicini di casa. Caratteristiche queste che non sia addicono a quegli eroi che i libri di storia celebrano come campioni, ma appartengono a quelle persone che sanno rendere migliori tutti quelli che incontrano. Possono sembrare un incidente della vita, ma in realtà sono loro, più di chiunque altro a rendere il mondo migliore.

Esiste qualcosa di straordinario nella vita di Isacco? Io credo che la cosa più bella di questo uomo speciale sia stato nel tempo trasformare la durezza del cuore e della mente prima di tutto dei suoi genitori e poi di tutti gli altri. Se Sara protesta perché dopo una lunga attesa si ritrova un figlio come Isacco, poi esclama: «Ma sì, ma chi l’avrebbe detto che alla mia età avrei dato un figlio ad Abramo? Chi l’avrebbe detto che avrei allattato?». Bellissimo. E Abramo? Non era riuscito a renderlo a Dio lassù sulla cima di quel monte, ma lo aveva abbandonato lì. Era andato via di casa, non era neanche tornato da sua moglie, se n’era andato. Lo ritroviamo con un’altra moglie, Keturà, ricco di figli, di nipoti e di bisnipoti nel capitolo 25 della Genesi, ma prima di morire sceglie proprio Isacco come suo erede universale accettandolo così finalmente come suo figlio.

Mentre scrivevo Isacco. Il figlio imperfetto (Claudiana, 2018) mi sono arreso tante volte, era troppo difficile per me. Se poi un giorno il libro è nato è stato grazie al fatto che nei momenti di sconforto e di paura incontravo qualcuno di questi amici che mi rasserenava, mi dava pace e io riprendevo forza e coraggio. Scrivevo anche per loro. Ma soprattutto ricordo di una cena in casa di uno di questi amici, ho raccontato la storia di Abramo, Sara e Isacco così come la sentivo e ho visto gli occhi dei genitori di questo amico che cominciavano a luccicare. Li ho visti piangere con un sorriso sulle labbra. Si riconoscevano in Sara e in Abramo, nelle loro paure, nei loro silenzi, nei loro pensieri più brutti, ma anche nel loro amore che alla fine riusciva ad accarezzare tutte le ferite. Non si sentivano più soli, il pensiero che nella Bibbia fosse raccontata anche la loro storia offriva loro quello che non sempre riuscivano a trovare nel mondo: attenzione, accoglienza, amore. Ho dedicato il libro alla mia famiglia, ma se dovessi fare una seconda edizione vorrei ricordare anche voi, babbi e mamme di bambini e bambine con disabilità.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 147, 2019

SOMMARIO

Editoriale
Chi cura le anime? di Cristina Tersigni

Focus: Spiritualità e disabilità
La Chiesa ci accoglie davvero? di Giulia Galeotti
Uno dei tanti di Roberto Brandinelli
Ma stai pensando a me? di Sergio Sciascia
Una dedica che andrebbe cambiata di Gianni Marmorini
Per una teologia meno disabilitante di Luca Badetti

Intervista
Lucrezia e il Marco di ieri e di oggi di Giulia Galeotti

Testimonianze
L'alfabeto che manca di Serena Sillitto

Dall'archivio
Cosa dirvi di più? di Stéphane Desmandez

Associazioni
Catalogo di prelibatezze di Enrica Riera

Fede e Luce
A metà tra un conclave e una seduta di autocoscienza di Serena Sillitto

Spettacoli
Il cantiere delle buone notizie di Alessandra Moraca

Rubriche
Dialogo Aperto n. 147
Vita Fede e Luce n. 147

Libri
La tua vita e la mia di Majgull Axelsson
Questa è bella! La storia di Rospella di Anna Sarfatti
Per tutti persone di Azione Cattolica Ragazzi
Amore caro di Clara Sereni

Diari
Sempre di Benedetta Mattei
Ogni tanto dobbiamo svagarci di Giovanni Grossi

Una dedica che andrebbe cambiata ultima modifica: 2019-11-18T04:20:44+00:00 da Gianni Marmorini

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