Sensazioni

Flavia è una ragazza di 25 anni. Con le sue poesie e i suoi pensieri arricchisce gli incontri della sua comunità di Roma, Il girasole.

Mi piace stare in vostra compagnia perché esprimete non solo tanta gioia ma anche tanto meraviglioso amore per noi. Anche se non posso esprimere con la voce i sentimenti, posso farlo scrivendo. Mi siete molto simpatici…

La gioia arriva inaspettatamente, per permetterci di ossequiare profondamente il Signore che straordinariamente ci regala il suo eterno amore… non trovo le parole adeguate per esprimere la mia gratitudine per il bellissimo week-end trascorso insieme.

Cara Norina, porti il sole e la gioia con il tuo sorriso, rimanendo imperturbabile anche di fronte agli imprevisti accaduti, come il guasto del pullman e lo scambio delle valigie… Da quando partecipo agli incontri di Fede e Luce, il tuo sorriso mi aiuta ad accettare meglio la mia disabilità…

Mi piace ricordare le parole del nostro insuperabile Maestro, quando ci considera i “piccoli” oppure gli “ultimi”, incapaci come siamo di essere strumento di uomini idioti, per ottenere ricchezza, onori e prestigio.

Ho pensato di scriverti il motto che il mio cuore mi ha suggerito: “Uniti potremo andare per il mondo, liberandoci dalle paure, liberandoci dall’oppressione che ferisce il nostro povero modo di essere”.

Dolcezza, vieni a nutrire la mia amara esistenza,
Silenzio, fai tacere l’anima mia in preda ai tormenti,
Notte, coprimi col tuo manto quando mi sento indifesa,
Luce, illumina sempre il mio oscuro cammino,
Cieli, apritevi se qualcuno mi accarezza il viso,
Accettami diversa, sarò anch’io felice.

Flavia Castoldi, Roma – Kimata

Vedere di nuovo il sole

Nel 1981 ho avuto la fortuna di incontrare questa bella e grande famiglia chiamata Fede e Luce. Da quel giorno posso sinceramente dire che la mia vita e quella di mio figlio Pino è cambiata. Ero in un periodo della mia vita veramente triste, e in preda ad una forte depressione; mi sono avvicinata a Fede e Luce solo per curiosità ma, dopo un po’, mi sono accorta che invece era un qualcosa che Dio aveva organizzato per me come al suo solito.

Io perdevo la fiducia in tutto e tutti con tre figli di cui Pino con la sindrome di Down e un altro con un handicap fisico, pensavo che Dio mi avesse proprio abbandonata, nonostante fossero due figli splendidi e bravissimi. Ma si sa che le famiglie che hanno certi problemi attraversano periodi alti e bassi.

Quel periodo per me fu tremendo, non riuscivo neanche a sperare più in qualcosa di bello; per fortuna arrivò questo incontro con Fede e Luce, questa grande famiglia che mi fece subito cambiare idea, il modo di vedere le cose, con tutti questi amici intorno a me e mio figlio. Coi loro dolci sorrisi, le loro premure mi fecero di nuovo vedere il sole. Anche Pino era sempre più felice quando si parlava di Fede e Luce, e non vi dico quando ci si incontrava! Era così felice che tutti potevano leggere quella felicità. Di solito ricevevamo il programma mensile per posta: lui quasi tutte le sere controllava questo programma per vedere se e quando c’era qualcosa per incontrarci.

Lavorava in Corso Sempione e per combinazione lì vicino abitavano diverse famiglie di Fede e Luce. Parecchie sere, prima di prendere l’autobus per tornare a casa, passava da loro, suonava il campanello anche solo per un “Ciao sono Pino, ci vediamo”, oppure, tutto felice, andava puntuale ogni mese ad aiutare Geppo a fare il programma.

Vi dico un’altra cosa: nel 1985 Pino fu molto malato e ricoverato, gli amici nostri che stavano ancora studiando medicina, facevano i turni per fargli visita e quando arrivavano in reparto, si mettevano un camice bianco come per far vedere che loro lavoravano lì, per farlo sentire tranquillo assicurandogli che erano lì vicino a lui. Queste cose sono rimaste nel mio cuore e tutto ciò è avvenuto anche in seguito quando Pino è stato ricoverato per l’ultimo tempo della sua vita.

Pino ci ha lasciati il 30 marzo di due anni fa, io continuerò finché ne avrò le forze: fare quello che a lui sarebbe piaciuto con Fede e Luce. Sono grata a Fede e Luce, in particolare a tutti quelli che gli sono stati attorno negli ultimi tempi, e benedico le persone che hanno inventato questa grande famiglia.

Olga Rocca, Milano – Un Fiume di Pace

Colpi di fulmine

Era un 2 gennaio:
– Come ti chiami?
– Maria.
– Posso farti gli auguri?
– No. Vattene.
Primo colpo di fulmine.
Il tuo parroco ti accompagna ad una festa di sconosciuti e ti abbandona con la promessa di venirti a riprendere. Assisti ad uno spettacolo con un corpo di ballo che indossa abiti di scena e ciabatte per il mare, come pure lo spaventapasseri ed il mago di Oz.
Secondo colpo di fulmine.
Un buffet che avrebbe nutrito la festa di un’intera città.
Terzo colpo di fulmine.
Maria da quel 2 gennaio ha fatto parte della mia vita, quella festa è diventata la mia comunità di Fede e Luce e quel buffet è lo stesso che ogni anno in agosto mi fa ingrassare un kilo per ogni giorno di campo.

Vorrei che in queste mie parole ci fosse quel “misto di pace e di caos” che esiste in Fede e Luce. È una delle più belle definizioni che conosco delle nostre comunità, scritta dall’amico Bruno Brundisini.

Maria aveva una straordinaria abilità nel fare gli insulti giusti a ciascuno, una vera cecchina dell’insulto! Ci manca molto.

Ma la sua immagine più bella è nella comunità che era nata intorno a lei e che ha continuato ad esistere.
Siamo una comunità in prova, il nome che abbiamo scelto, o forse che ha scelto noi, è ‘Manonellamano’.

Marcella Potenza, Fasano – Mari e Vulcani

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.129

Mai più soli. Tre testimonianze ultima modifica: 2015-03-19T12:55:08+00:00 da Redazione

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