Perché fare una grande festa per i 25 anni dalla fondazione di una casa famiglia? E’una domanda che ogni tanto mi tornava in mente mentre mi impegnavo, insieme a tante altre persone, nella preparazione di questo evento.

L’entusiasmo che ci ha coinvolti è stato tanto, da mesi ci stavamo preparando, ognuno col suo incarico: convegno, festa, logistica, comunicazione… non è semplice armonizzare, accordare e concertare tanti aspetti diversi con persone che in certi casi nemmeno si conoscevano tra loro, abitando in quartieri spesso lontani uno dall’altro (fortunatamente internet ha funzionato alla grande!). Tuttavia, con la regia degli ottimi direttori d’orchestra, Matteo e Ivana e Antonio, all’improvviso (e con una velocità che non ti aspettavi), arriva il gran giorno. Niente sembra pronto, o meglio, nessuno sembra sentirsi pronto ed arriva la fatidica domanda: “ce la faremo? era necessario tutto questo sforzo per poi magari non riuscire neanche bene?”. E le solite paure: “magari verrà poca gente, pioverà …”

Ma poi si comincia con il bel tempo: perfetto, né freddo né caldo, né vento…; l’ouverture è una melodia senza stonature: si apre il convegno “ Famiglia per chi, Famiglia per cosa” relazioni interessanti, diverse nello stile, ma tutte stimolanti, alcune toccano il cuore, ma tutte fanno riflettere sul modo diverso di essere casa famiglia. Molti i partecipanti, alto il livello di attenzione e partecipazione.

Nel primo pomeriggio il concerto continua e prende il via la Festa propriamente detta. Tutto è pronto: coperture perfette, carretti scenografici per vendere piantine e oggetti di bigiotteria preparati dai ragazzi residenti, magliette, libri…

Arriva il clown-trampoliere, bambini e ragazzi lo seguono divertiti, lo seguono anche durante il suo esilarante intrattenimento, sotto la grande quercia. Arriva gente, tanti amici, tanti “vecchi” amici, abbracci sorrisi, sorpresa. Comincia lo spettacolo: …e il Carro va, 25 anni di vita del Carro, ripercorsi in modo leggero, senza tralasciare il senso di certe scelte forti, senza trascurare la fatica dei passaggi difficili, coinvolgendo e facendo roteare tutto intorno a chi ha costruito il Carro chi l’ha sostenuto e chi ci vive. Un nome risuona forte ad un certo punto, in una semplicissima frase: “Ciao Mariangela, ti voglio parlare!” Brevi dialoghi, tante canzoni, parodie semiserie, canti di Fede e Luce, il Coro del Lunedì accompagna lo spettacolo con due interpretazioni …ricordi, emozioni, qualche occhio lucido, ma anche tante risate. I nostri ragazzi, tutti coinvolti, sono stati bravissimi e così gli amici e le educatrici e gli operatori, ognuno in armonica intesa con l’altro.

Subito dopo: la Messa, celebrata da padre Paul Gilbert e padre Roberto Brandinelli, con la cresima di Rita. Un altro momento emozionante, tutti intorno alla nostra “amata brontolona” che quel giorno ha dispensato sorrisi a tutti. Di batticuore in batticuore arriva il ricordo di Mariangela e Ivana fa commuovere tutti, il coro del Lunedì canta mirabilmente per lei “Stelutis alpinis”.

E infine cena, chiacchiere, risate, abbracci e appena si fa buio: la sinfonia dei… fuochi d’artificio.

E stata una bellissima festa, ho visto Matteo e Ivana con gli occhi lucidi, ma anche un Matteo inedito, allegro e un po’ su di giri. Ma ancora mi chiedevo: per noi è stato bello, ma i ragazzi che dicono? I ragazzi sottoposti a lunghe prove e che più e meglio di tutti avevano imparato bene la loro parte, erano contenti della festa? La loro gioia mi ha risposto, ed anche il sorriso di Rita mi ha risposto, Rita che durante le prove tante volte ci aveva messo veramente… a dura prova ed anche Carla mi ha risposto, mentre mi diceva con la sua consueta euforia, di essersi divertita tanto… leggere la felicità nei loro occhi mi ha fatto capire che la festa era andata a segno perché quella era la festa di chi vive ed ha vissuto al Carro e per il Carro.

La festa in fondo ha dato risonanza a quanto è emerso dal convegno stesso della mattina: quel valore aggiunto che si trova in una casa famiglia come il Carro, cioè una casa caratterizzata dalla quotidiana condivisione delle vita con i nostri fratelli e sorelle più poveri, nella quale i rapporti interpersonali basati su una relazione di scambio amicale e fraterno. Come ha detto Matteo, quel valore aggiunto “noi lo chiamiamo amore”!

In una pausa del convegno ho chiesto a Nunzia, che comincia a pensare al domani per sua figlia “Qual è per te la cosa più importante che vorresti trovare in una casa famiglia per Emanuela?” Ti basterebbe un bell’ambiente, pulito, dove mangi bene e sia sempre tutto in ordine?” E lei: “Questo è necessario, ma la cosa più importante è che stia con persone che le vogliano bene” …

Questa risposta mi ha fatto capire quanto sia importante far conoscere realtà come il Carro. Il momento della festa è un modo di ricordare, ringraziare, stare in allegria, ma è anche un modo di fare cultura, di diffondere quello che è poi il motivo ispiratore di Fede e Luce: “che tutti nessuno escluso abbiamo bisogno di amare e di essere amati, che tutti siamo amati da Dio, così come siamo, che questo Amore da senso alla nostra vita”.

Rita Massi, 2015


Saluto al convegno “Famiglia per chi, famiglia per cosa” Roma, Il Carro – 13 giugno 2015

“Ci sono due modi riparlare di casa famiglia: il primo è parlare di un servizio, che può essere pubblico o privato, autorizzato, accreditato, convenzionato, un servizio di accoglienza, un servizio residenziale, un ricovero… qualcuno lo chiama ancora così. Si può parlare di presa in carico, di assistenza socio-sanitaria, di servizi socio-assistenziali…

Il secondo è parlare di relazioni: interpersonali, di aiuto, di amicizia, affettive, relazioni amorevoli, relazioni tra pari, orientate alla all’autonomia, alla felicità e alla ricerca del benessere delle persone. La casa è il luogo dove si svolge il servizio, la famiglia è invece normalmente il luogo per eccellenza delle relazioni di affetto.

Ci deve pure essere un motivo perché si chiamino case famiglia. Della casa sappiamo tutto: protettiva ma aperta, accogliente e calda, magari fresca d’estate, sicura; deve esser abbastanza grande da essere comoda e abbastanza piccola da non essere un istituto. Deve essere abitata abbastanza da essere sostenibile economicamente ma integrata abbastanza da non essere un ghetto; animata da professionisti capaci di un servizio di qualità. E della famiglia, cosa sappiamo? Delle case famiglia come luogo di relazione? Relazione di affetto, amicizia, del volersi bene.

Questo è il tema che oggi vorremmo mettere al centro di questo seminario e riflessione comune che abbiamo scelto come associazione per essere uno dei momenti forti di questa festa di anniversario. Oggi festeggiamo 25 anni della comunità e a fianco della più tradizionale festa del pomeriggio, abbiamo voluto celebrare anche un momento di riflessione sul tema dell’accoglienza a noi caro”

Antonio Mazzarotto – Presidente Associazione Comunità il Carro onlus

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.130

Il senso della festa ultima modifica: 2015-03-19T10:45:53+00:00 da Rita Massi

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