Non “Dopo di noi” ma prima, come i fratelli, anche lui lascia la casa

Al numero 89 della Via Acqua Acetosa, in un luminoso mattino d’ottobre, prendiamo una strada che sale leggermente tra le vigne e i prati. Dopo aver parcheggiato l’automobile, scendiamo e volgiamo lo sguardo al di là delle case color arancione per contemplare il vasto orizzonte delle colline laziali: è come una boccata d’aria benefica, ci dà il senso dello spazio e della bellezza.
C’è un pergolato per arrivare alla casa. Alla nostra sinistra, da un pollaio, giunge il suono festoso dei suoi abitatori. Due cani ci vengono incontro con fare amichevole, e, dopo di loro, Giovanni insieme a un educatore. L’intera struttura, la casa, le terrazze, il giardino, il portico, le fontane e gli edifici più piccoli sono là davanti a noi in tutto il loro fascino rustico ed elegante insieme. L’interno della casa conferma questa impressione.

La casa

Non possiamo qui dilungarci come vorremmo sulla visita alla struttura. Oltre a tutti gli spazi necessari a una una grande famiglia (cucina, sala da pranzo, soggiorno con un gran caminetto, camere e bagni) visitiamo una piccola sala per le riunioni, una stanza per il computer e, all’esterno, un laboratorio di falegnameria (in una piccola casa annessa), una sala per le attività artisti» che e musicali (in una specie di garage), una serra e persino una piccola piscina.

Chi ci vive

Possiamo soltanto enumerare gli elementi di questa bella struttura d’accoglienza, perché è essenziale descrivere la vita di coloro che la abitano: per il momento gli ospiti sono quattro, ma probabilmente presto i giovani adulti disabili saranno otto. Di loro al mattino si occupano a turno cinque assistenti. Tre sono assistenti domiciliari (secondo quanto prevede la normativa del comune di Roma), e due sono volontari, di fatto obiettori di coscienza. Nel pomeriggio la proporzione è inversa: due sono gli assistenti domiciliari e tre gli obiettori di coscienza. Durante la notte sono presenti un assistente e un obiettore.

Attività

I locali che abbiamo brevemente descritto suggeriscono le attività che animano le giornate. A queste si aggiungono iniziative preziose: il falegname, che è un pensionato, ha appena finito di costruire un tavolo per il pic-nic in giardino facendosi aiutare nel lavoro da uno dei giovani residenti. Così la vicina di casa che si occupa della cucina cerca a volte collaborazione per le sue torte che rendono una festa la vita quotidiana.

Scopi

Il progetto vuole rispondere ai bisogni dei giovani adulti con disturbi di comportamento che trovano difficilmente un’accoglienza adatta alle loro necessità. In teoria la casa è aperta a tutti i ragazzi senza esclusione di handicap, ma frequentemente i genitori dei disabili con altre problematiche preferiscono non ricorrere così presto alla residenzialità e, per vari motivi, tengono con sé, il più lungo possibile, i loro figli già adulti. “Invece – afferma Rodolfo Braschi, padre di Giovanni e ideatore-artigiano insieme a sua moglie Francesca di questa struttura – quando Giovanni aveva quindici anni mia moglie e io abbiamo intuito che la vita in famiglia aveva dei limiti e che anche Giovanni, come i suoi coetanei giovani adulti, doveva avere una sua vita fuori dalla casa paterna. Fuori dalla famiglia e in un gruppo a sua misura la vita di nostro figlio avrebbe avuto una dimensione diversa. Giovanni avrebbe potuto progredire verso un equilibrio e una maturità che apparivano irrealizzabili in famiglia con papà e mamma”.

Da questa constatazione – eravamo nel 1981 – è nata l’idea di creare un luogo di vita adatto a Giovanni e a un gruppetto di suoi coetanei. Da allora la strada è stata lunga, molti i tentativi e le difficoltà.

Amministrazione e organizzazione

Fin dall’inizio è stata acquistata la casa, non senza prestiti e debiti di un certo rilievo e presto è stata fondata un’associazione di genitori e amici. Poi ci sono stati i primi tentativi di far vivere questa casa con Giovanni insieme ad altri ragazzi con disagio mentale. Diverse volte si è dovuto rivedere e correggere il progetto. Il gran problema fu.il personale operativo. Le prove per una collaborazione giusta sono state numerose e di vario tipo.
Oggi la casa è stata data in comodato alla “ Associazione 89 ” che la gestisce. Il consiglio direttivo, formato da 5-6 persone nominate dall’assemblea dei membri dell’associazione, si occupa della gestione finanziaria e amministrativa. Per quanto riguarda la conduzione della vita quotidiana una “équipe” sviluppa il progetto. L’équipe è composta da un neuropsichiatra, da un’assistente sociale-psicologa e da Francesca Braschi, che rappresenta i soci dell’assemblea. La riunione settimanale del mercoledì, cui partecipano anche tutti gli assistenti, permette il coordinamento e la pianificazione dei compiti di ognuno e delle attività. Durante la settimana l’incarico di responsabile è sostenuto a rotazione da uno degli assistenti che deve essere sempre presente. In più, due membri dell’équipe sono in permanenza raggiungibili per telefono.

La convenzione

Dopo tanti anni di tentativi, di lavoro, di esperienze diverse, oggi il progetto ha acquistato solidità e il comune di Roma ha firmato con l’associazione una convenzione per l’accoglienza di otto residenti. La retta concordata è di 160.000 lire al giorno (purché ci siano volontari) per ogni residente e quindi solo quando la casa sarà al completo la gestione economica porrà meno problemi. In ogni caso con questa convenzione inizia un nuovo periodo di rafforzamento del progetto, di maggiore tranquillità finanziaria, di maggiore serenità riguardo al futuro.
Con la convenzione ci saranno altri cambiamenti: fino ad oggi, a parte i volontari che hanno dato il loro sostegno del tutto gratuitamente, gli assistenti sono stati assunti con la possibilità di porre termine al rapporto in qualsiasi momento se fosse mancata una proficua collaborazione. Con la convenzione sarà necessario normalizzare i contratti e ciò potrà porre qualche problema nel caso di mancanza di intesa, perché questa intesa, questa capacità e volontà di collaborare per un progetto educativo ben preciso, sono certamente indispensabili.
Allo stesso modo nella scelta degli ospiti, sarà necessario trovare un accordo tra le esigenze e le priorità del comune e i criteri stabiliti dallo statuto dell’associazione. Tra questi è essenziale e irrinunciabile “l’attitudine alla convivenza con gli ospiti già presenti nella casa”, sottolinea Rodolfo Braschi.

Progetti e consigli

Ma la creatività intanto continua. Ora si costruisce una camera nuova, ora un forno per le pizze. Il progetto prevede di mandare i residenti a svolgere attività all’esterno durante la mattina: cosi la casa sarebbe veramente “la casa” dove si ritorna la sera. I laboratori presenti nella struttura (giardinaggio, falegnameria, musica, computer) sarebbero nel frattempo utilizzati da giovani provenienti dall’esterno. Questa potrebbe essere un’altra forma di apertura e di scambio con l’ambiente circostante.
Tra i progetti dei genitori di Giovanni c’è quello di ritirarsi a poco a poco e di lasciare che la casa, ben strutturata, viva senza di loro.

In conclusione domandiamo a Rodolfo Braschi quali consigli darebbe a chi volesse lanciarsi in una bella e difficile avventura di questo tipo. Eccone alcuni.

  • Non cominciare da soli. Trovare altri genitori e amici fin dall’inizio.
  • Informarsi su tutti gli aspetti di ordine amministrativo prima di comprare una casa, che costituisce sempre un grosso impegno finanziario. Cominciare piuttosto con un affitto.
  • Appoggiarsi su realtà già esistenti.
  • Appoggiarsi sul volontariato come complemento del personale professionale.

Senza dubbio il lievito per far crescere un’opera come questa è l’ispirazione nata nella mente e nel cuore dei genitori: un progetto di vita per il loro figlio, un luogo dove potrà diventare adulto secondo le sue possibilità, protetto, ma al di fuori dalla simbiosi con i genitori.
Chi si lancia in un progetto così si apre necessariamente agli altri ed è questa stessa dimensione che lo farà vivere.

Nicole Schulthes, 1997

Nicole Marie Therese Tirard Schultes
Ha studiato Ergoterapia in Francia e negli Stati Uniti, co-fondando nel 1961 l'Association Nationale Francaise des Ergotherapeutes, (ANFE).
Trasferitasi a Roma, incontra Mariangela Bertolini e insieme avviano nel 1971, su invito di Marie-Hélène Mathieu, le attività di Fede e Luce e partecipano all'organizzazione del pellegrinaggio dell'Anno Santo del 1975. Dal 1983 al 2004 cura con Mariangela la rivista Ombre e Luci. Per anni ha organizzato il campo estivo per bambini e famiglie sul campus della scuola Mary Mount a Roma.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.60, 1996

Sommario

Editoriale

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Rubriche

Dialogo aperto
Vita Fede e Luce

Non “Dopo di noi” ma prima, come i fratelli, anche lui lascia la casa ultima modifica: 1997-12-15T17:25:42+00:00 da Nicole Schulthes
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