“Ora F. è contento: ha un programma, una ragione per uscire di casa, si sente utile e incontra della gente. E posso assicurare che F. è molto bravo nel rendersi utile: la spasticità e l’handicap mentale lievi da cui è colpito, gliene lasciano la possibilità eil suo carattere di estrema gentilezza fa di lui un simpatico collaboratore”.

Le cose sono cambiate

Sono Marcello, il padre di Consuelo; vengo a scrivere per far sapere alcune cose (qui e qui le lettere precedenti).
Domenica scorsa siamo stati a Marzocca. Ci ha invitato il gruppo di Fede e Luce che ha come responsabile Stefania. Abbiamo passato un pomeriggio indimenticabile.
Ci siamo sentiti sollevati, sereni, come rinati. Abbiamo visto la sofferenza vissuta serenamente, tutti uniti nel canto, tutti tratti da quell’amicizia che ci è stata offerta così serenamente; ci siamo sentiti subito amici come se ci conoscessimo da tempo.
Un giorno, durante le ferie d’agosto, ci è arrivata una lettera: «Ciao, sono Stefania, sono a capo del gruppo Fede e Luce di Marzocca; abbiamo letto la vostra lettera. Noi vi offriamo la nostra amicizia; perché non ci incontriamo?». E nel mese di settembre, alcuni del gruppo sono venuti a trovarci, qui in casa nostra. Non potete immaginare la nostra gioia, la nostra felicità. Quello che ci ha più colpito di questi ragazzi è stata la loro semplicità, la loro voglia di donare gioia e serenità a chi soffre.
Vorrei anche aggiungere una cosa: da quando vi scrissi la prima lettera ad oggi, sono cambiate diverse cose: prima di tutto il rapporto con gli altri è ora più aperto, il modo di valutare le cose ora è più semplice; forse ci siamo anche un po’ maturati. Le esperienze sia positive che negative aiutano molto a capire di più gli altri.
Consuelo ora sta bene e cresce bene.
In un certo senso, ora in noi c’è più luce: ci sembra di essere usciti dall’ombra in cui vivevamo prima.
Quando quelli di Marzocca ci hanno chiesto e anche il sacerdote: «Ma come avete conosciuto Ombre e Luci?», mio fratello ha spiegato che loro si trovavano nelle Dolomiti e lì c’era una famiglia di Milano che gli ha fatto leggere il giornalino e poi tutto il resto. Ci siamo messi tutti a ridere perché a Macerata Ombre e Luci è arrivata da così lontano mentre c’era un gruppo a Marzocca… Il sacerdote ha detto: «Le vie della Luce sono infinite…».
Oggi è arrivato Ombre e Luce di Settembre…
Ho letto attentamente la lettera della signora Antonia Masin: quello che la signora dice è vero. Nel nostro ultimo incontro al CE.PI.M. a Genova, abbiamo parlato con diversi genitori di bambini Down e ognuno raccontava le proprie esperienze; ho potuto così constatare che i genitori di figli Down più grandi, hanno incontrato più difficoltà di noi che abbiamo figli più piccoli. Però è anche vero che ogni figlio è diverso dall’altro. La signora Antonia ha fatto bene a raccontare la sua storia perché può essere di grande aiuto per le nuove famiglie che hanno i nostri stessi problemi…
M.D.V.

Per continuare

Ho trovato la vostra lettera molto in ritardo perché per varie settimane sono stata fuori. Mi dispiace di non avervi risposto prima e lo faccio ora con molto piacere inviandovi qualche indirizzo. Sono pochi, per ora, ma vorrei farvene avere altri. Ne ho parlato anche in parrocchia, due sere fa, chiedendo una mano al sacerdote per una maggiore conoscenza della rivista.
La proposta è stata interessante anche per lui; gli ho lasciato qualche copia che, mi ha assicurato, presenterà ai ragazzi dei campiscuola di luglio. Credo che qualche altra adesione dovrebbe esserci. Per dire la verità, non mi era mai venuto in mente di diffondere un po’ la rivista, anche se forse era la cosa più ovvia del mondo, e vi ringrazio di avermi sollecitato a farlo.
E.B.
Suggeriamo a tutti i nostri lettori, di farsi diffusori di Ombre e Luci, negli ambienti suscettibili di interesse e di buona volontà. Lo ripetiamo, anche a costo di stancarvi, la nostra rivista ha bisogno di molti sostenitori per continuare ad uscire.

Volontariato… Perché no?

Vi scrivo per raccontarvi la mia telefonata con la signora C.
Ogni tanto ci incontriamo così, al telefono; ci scambiamo notizie e soprattutto parliamo di F., suo figlio che conosco da anni.
So che da tanti mesi è desolata perché non trova niente di adatto per il suo grande figlio che, a 21 anni, si aggira per casa triste di non avere né lavoro né amici.
«Figurati, mi dice, ora fa del volontariato!»
«Davvero? E che cosa fa?»
«Aiuta alla mensa popolare e ne è contentissimo».
Ecco, ora F. è contento: ha un programma, una ragione per uscire di casa, si sente utile e incontra della gente. E posso assicurare che F. è molto bravo nel rendersi utile: la spasticità e l’handicap mentale lievi da cui è colpito, gliene lasciano la possibilità eil suo carattere di estrema gentilezza fa di lui un simpatico collaboratore.
Ho trovato che questa era una bellissima idea e mi sono detta che forse altri genitori non avevano mai pensato a questa soluzione che può veramente valorizzare un figliolo con handicap lieve, per un periodo di attesa e perché no, forse in modo continuativo.
N.S.

Vi daremo una mano

…Il suo articolo è stato letto e riletto e commentato nella mia famiglia… siamo molto tribolati perché… I nostri sforzi in questi anni dolorosi e faticosissimi, sono stati tanti, con grande impegno, buona volontà, amore, ma vani. I nostri errori, tanti…siamo due genitori disperati che per il loro figlio vorrebbero fare tutto il possibile…
(lettera firmata)
Questo è solo uno stralcio da una delle lettere che per ragioni di discrezione non possiamo pubblicare. Lo riportiamo perché chi si trova in situazioni di grave disagio e solitudine, non abbia timore di fare appello. Faremo del nostro meglio, nei limiti delle possibiltà, per dare una mano, per dare informazioni o per mettere in contatto con persone che possano aiutare. Cogliamo l’occasione per ricordare a tutti di pensare e di sostenere con la preghiera chi silenziosamente è tanto provato, ai limiti della disperazione.

Uno spiraglio di speranza

Grazie di farmi partecipe di una iniziativa così bella. Amore e gratuità per chi si trova in condizione di emarginazione e per chi ha seri problemi di handicap. Penso che il sentirsi oggetto di vero amore come fate voi con la vostra rivista, sentirsi aiutati a come far crescere un piccolo bimbo con handicap mentale è già una ricchezza che pochi possono dare. Per una mamma trovare suggerimenti utili, adeguati al suo caso, resta un grande sollievo e uno spiraglio di speranza per l’avvenire del suo piccolo e non è poco!
Il Signore vi accompagni con il suo Spirito: nel suo nome si possono fare miracoli…
A.V.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.20, 1987

Sommario

Editoriale

Basta poco per non farci sentire soli di Mariangela Bertolini

Dossier: Il ruolo del padre

Sono il papà di Francesca... di Antonio
Il padre assente di E. C.
Con suo padre di Redazione
Umili gesti che sono tutta una vita di Anna Cece
Quanti sanno...? di Paolo Bertolini
Atteso a braccia aperte: domande al medico M.O. Réthoré

Altri articoli

Il Chicco — (casa-famiglia dell'Arche) di Anna Cece
Che cosa è l'Arche

Rubriche

Dialogo aperto
Vita di Fede e Luce

Libri

Handicap e comunità cristiana di Renato Rondini
A nome di tutti i miei di Jean-Pierre Goetghebeur

Dialogo aperto n. 20 ultima modifica: 1987-12-20T10:04:14+00:00 da Redazione
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