Flaviano, già uomo, è uno dei «nostri ragazzi».
La sua mamma, ormai vedova, prima di morire, non ha potuto che affidarlo al parroco del suo paese.
Così, come è successo tante volte nella storia della chiesa, in tanti paesi del mondo, Flaviano è diventato il «sacrestano» della sua bella chiesa. A pieno titolo, anche se aiutato, consigliato, un po’ protetto.

Vive ancora, da solo, nella casa dei suoi genitori. Una signora amica, gli prepara da mangiare e ha cura dei suoi vestiti.

Dovreste vederlo com’è sempre in ordine, con un bel vestito, con la cravatta, e quando è festa grande, con un bel grembiule nero rifilato in oro.

E’ fiero e contento del suo lavoro. Ha imparato bene a svolgere ogni mansione; dall’aprire e chiudere le porte della chiesa, con estrema puntualità; a suonare le campane: la piccola, la grande, tutte insieme, a festa, o a martello, e a seconda delle occasioni: l’«Ave Maria, il catechismo, la Messa, il funerale. A tenere lucidi e impeccabili gli oggetti sacri, i banchi, i pavimenti. (E’ aiutato, certo, da altre persone). A riordinare i paramenti; a fare la raccolta delle offerte.

Il suo viso è raccolto, forse un po’ triste; sì, perché ora il suo parroco lo ha lasciato anche lui per il cielo. E Flaviano si sentiva un po’ perso in questi giorni. Doveva ritornare ad essere solo. Chi ora avrebbe avuto cura di lui?

E’ stato rassicurato. Il nuovo parroco ha promesso di non abbandonarlo. E Flaviano, un po’ malinconico, ma reso forte dalla sua innocenza, ha ripreso il lavoro.

Ero lì il giorno in cui Flaviano, suonando a festa le campane del vecchio campanile, accompagnava il passaggio al cielo del suo amato protettore. Aveva gli occhi rossi. Non piangeva. Ho saputo dirgli poche cose per rassicurarlo. Gli ho stretto con forza la mano, come si fa con un uomo adulto. Gli ho chiesto di continuare a suonare le campane con la fedeltà di prima.

Dentro di me, un po’ commossa, pensavo che quello scampanio era un simbolo, un messaggio che Flaviano lanciava per tanti suoi fratelli nel mondo: «Basta così poco per non farci sentire soli! Non dimenticatelo!»

Il suono delle campane si andava spegnendo.
Chi saprà ascoltare il richiamo delle campane di Flaviano?

Mariangela Bertolini, 1987

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.20, 1987

Sommario

Editoriale

Basta poco per non farci sentire soli di Mariangela Bertolini

Dossier: Il ruolo del padre

Sono il papà di Francesca... di Antonio
Il padre assente di E. C.
Con suo padre di Redazione
Umili gesti che sono tutta una vita di Anna Cece
Quanti sanno...? di Paolo Bertolini
Atteso a braccia aperte: domande al medico M.O. Réthoré

Altri articoli

Il Chicco — (casa-famiglia dell'Arche) di Anna Cece
Che cosa è l'Arche

Rubriche

Dialogo aperto
Vita di Fede e Luce

Libri

Handicap e comunità cristiana di Renato Rondini
A nome di tutti i miei di Jean-Pierre Goetghebeur

Basta poco per non farci sentire soli ultima modifica: 1987-12-31T09:13:56+00:00 da Mariangela Bertolini
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