Entravi così a casa nostra ogni venerdì e ti bastava guardarci negli occhi per capire com’era il nostro umore e cambiarci la vita. Ti hanno dato del disabile in questi giorni e ti chiediamo scusa, amore nostro. Disabili sono gli occhi di chi, guardandoti, si fermava alla tua sindrome di Down, chi si fermava al guscio che ci ricopre. Ma tu sei Angelo Volpi… abbracciavi tutti senza distinzione, avevi parole “geniali” che colpivano il cuore di chi ti voleva ascoltare, ti bastava uno sguardo per sentire lo stato d’animo di chi avevi davanti, nel tuo abbraccio hai accalappiato pure il Papa e, come sapeva bene chi ti conosceva, eri una canaglia che nella sua curiosità non ammetteva la noia.

Insomma, amore nostro, tu eri e sarai sempre unicamente Angelo e, come te, Angelica, Alessandra, Enrica, Valeria, Monica, Massimo, Marco, Samuele Matteo e tutti i tuoi amici che si ostinano a chiamare disabili. Siete preziosi nella vostra unicità. Nonna Rosy ti ha amato e protetto instancabilmente ma nello stesso tempo ti ha sempre lasciato libero di andare a fare esperienze fuori casa per renderti aperto al mondo.

È stata una dei primi genitori a lottare per fondare Alambicco, che tu poi hai amato come seconda famiglia, e a noi ha sempre insegnato a lasciar correre e a restare uniti. Grazie di cuore da parte nostra a tutti quelli che si sono presi cura di te Milena, Mariangela, Raffaella e Giuliano, Alambicco e Anffas, Raggi di Sole, Amici Orchidea, Giratempo, Diversamente Fuoristrada, Giacomo e Gastone.

A tutti voi ricordiamo che la disabilità è negli occhi di chi guarda. Noi abbiamo amato Angelo e Nonna Rosy.

I fratelli e le cognate alla messa per Angelo e Rosa

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.144, 2018

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“Eh, io sono qui!” ultima modifica: 2018-11-03T11:20:34+00:00 da Redazione

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