Quando ero vescovo di Hauts-de-Seine, durante una messa in una parrocchia in cui ero in visita, seduta in prima fila, c’era una mamma con in braccio sua figlia gravemente disabile. Al momento della comunione mi avvicino per consentire loro di comunicarsi. Porgo l’Ostia alla bambina e la mamma mi fa presente che sua figlia non ha fatto la prima Comunione. Cerco di approfondire un po’ e la mamma mi risponde che sua figlia Michèle è battezzata e che tutte le sere lei le parla di Gesù: “Dovrebbe vedere, come mi ascolta!”. Quel giorno ho dato la prima Comunione a Michèle. La mamma ne è rimasta molto emozionata. Alla fine della messa, le ho fatte venire davanti a tutta l’assemblea per spiegare a tutti che, da parte di Michèle, ci era giunto un importante messaggio: “Michèle non può evangelizzare gli altri attraverso le parole, ma lo fa con la sua presenza: ha fatto la sua prima comunione anche se non ha potuto frequentare il catechismo. Attraverso lei, il Signore ci ricorda che nella Comunione è soprattutto Lui che fa qualcosa per noi e non l’inverso”. La debolezza è uno dei mezzi che Dio sceglie per rivelarsi. Il primo segno che le persone con disabilità grave mi danno è che manifestano la presenza di Cristo.

Certamente, la fede di queste persone rimane un mistero, come per ognuno di noi, resta nel proprio intimo. Noi abbiamo la possibilità di esprimerci bene, in base alla nostra esperienza di fede possiamo cambiare eppure ci sentiamo limitati a spiegarla. Le nostre parole sono sempre troppo deboli. Per i bambini o gli adulti gravemente disabili che non possono esprimersi né con la parola né talvolta con i gesti, è ancora più difficile, ma il più delle volte, possiamo notare, quando si trovano in un gruppo di preghiera o a messa, come sono calmi e felici. Sono molto colpito per il modo in cui queste persone possono restare a lungo in silenzio in adorazione. Per me è segno che qualcosa passa tra il Signore e loro. Qualcosa di misterioso, ma importante.

I sacramenti sono segni efficaci

Fortunatamente molta strada è stata fatta per l’accesso ai sacramenti delle persone con disabilità grave, ma succede che ancora si senta dire: “Perché dar loro l’eucarestia o l’assoluzione, dal momento che non capiscono?” Bisogna considerare inversamente la questione dei sacramenti! Per noi cattolici, i sacramenti sono innanzitutto un efficace segno di Dio per noi. Se a messa vado a fare la comunione è perché è Cristo che mi invita e vuole donarsi a me e, innanzitutto, è a Cristo che è là che io do la mia risposta. E tutti ne hanno diritto! E non è in funzione della nostra intelligenza o del nostro grado di comprensione. Bisogna avere questa convinzione di partenza per coloro che sembrano avere delle capacità intellettive limitate anche se sicuramente la preparazione al battesimo, il catechismo per i bambini sono estremamente importanti.

Ripenso ad un ragazzo che non parlava. Preparavamo la celebrazione della riconciliazione. Gli domando come intende il perdono di Gesù: prende un grosso sasso e lo batte contro il suo petto, da il sasso a me e va ad abbracciare tutti i presenti. Il suo grande sasso rappresentava ciò che gli procurava dolore nel suo cuore, lo dà al sacerdote che, nel nome di Gesù, sta per dargli il perdono ed inoltre va a riconciliarsi con tutti. Quando si pensa alle questioni ed alle complicazioni che si possono creare intorno al sacramento della riconciliazione, i nostri fratelli e sorelle disabili gravi ci insegnano la semplicità delle varie tappe cristiane…

Quando si celebra questo sacramento con le persone delle case di accoglienza specializzate dell’Arca di Trosly, in cui almeno tre quarti di loro non parlano, si prepara innanzitutto un mimo, si canta e si prega. Poi indosso la veste bianca e la stola e mi sistemo in una stanza dove ogni persona viene accompagnata dal suo assistente. Faccio accomodare la persona e l’assistente va via; ho davanti a me un uomo o una donna, giovane o adulta, che non dice una parola, alcuni sono anche distratti e guardano altrove. Non so cosa passi nel loro cuore, ma so che la Chiesa crede nella misericordia del Signore e che il sacramento della riconciliazione è uno dei segni della misericordia nella Chiesa. Dico loro qualche parola: “Christophe non so se nel tuo cuore ci sono cose che ti pesano, se tu pensi di non aver amato abbastanza Gesù e le altre persone, ma ti dico che nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo, io ti perdono”. Può darsi che, sul momento, non comprendano queste parole, ma le ascoltano. Queste sono parole d’amore di Dio efficaci per lui come per tutti noi.

Penso che si sia fatto dei sacramenti momenti di passaggio troppo individuali. Certamente sono io che vado a confessarmi perché sono io ad aver peccato, ma è nella fede della Chiesa che sto facendo questo passaggio. E per vivere la riconciliazione come tutti gli altri sacramenti io ho bisogno della Chiesa. OL

Gerard Daucourt (O&L n. 210)
Trad. di Rita Massi

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.139


Segni efficaci ultima modifica: 2017-09-06T09:55:44+00:00 da Gérard Daucourt

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