Cos’è l’ADHD

Si tratta di un disturbo di origine biologica della corteccia prefrontale e dei gangli basali diffuso circa nel 4% della popolazione scolastica, con prevalenza maschile (in media 4 a 1), che comporta: difficoltà nel controllo dell’impulso e del movimento, difficoltà di concentrazione, un’alterazione nella percezione degli stimoli ambientali e nell’elaborazione delle risposte ad essi.

La sua evoluzione può essere benigna se riconosciuta e ben trattata, oppure pessima fino alla compromissione della vita sociale e lavorativa nell’adulto che ne è affetto e della sua famiglia.

Circa l’’80% dei casi è aggravato dalla presenza di “comorbilità Indica la presenza di più patologie contemporaneamente” come il disturbo oppositivo provocatorio, il disturbo della condotta, i disturbi dell’apprendimento (dislessia, disgrafia, ecc.), i disturbi emotivi, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo da tic, il disturbo bipolare, l’epilessia, ecc. Per questo motivo è auspicabile rivolgersi ad un neuropsichiatra infanti le per avere una diagnosi completa.

Le conseguenze

Provoca una grande sofferenza soprattutto nel bambino a causa dell’emarginazione a cui viene sottoposto fin da piccolo, sensi di colpa e bassa autostima. Provoca sofferenza anche nella sua famiglia che assiste impotente a questo fenomeno senza capirne la causa e colpevolizzandosi ma anche negli altri contesti sociali frequentati come nella scuola o nel lavoro. Ne consegue uno scarso o insufficiente rendimento (frequente per questo l’abbandono scolastico) e una grande difficoltà nella gestione dei rapporti con gli altri e quindi una grave compromissione della vita sociale.

Ha un alto ‘costo sociale”

Non è un disturbo esclusivo dell’età evolutiva, cioè non sempre regredisce con la crescita. Almeno nel 25% dei casi permane fino all’età adulta e causa perdita frequente del lavoro, problemi familiari fino alla separazione, nelle ragazze gravidanze precoci. Negli adulti ADHD si aggravano gli stati d’ansia e le forme depressive fino ad arrivare alle crisi di panico. Nei casi con comorbilità più gravi (disturbo anti-sociale, ecc) si arriva anche al carcere. Il 25% degli ADHD diagnosticati e non trattati fa abuso di sostanze stupefacenti o alcool.

L’équipe ideale

Per arrivare ad una diagnosi di ADHD occorrono un neuropsichiatra, lo psicologo, lo psicopedagogista ed il pediatra. Questi sottopongono il bambino o ragazzo e la famiglia a svariati test e, lavorando insieme, sono in grado di esaminare tutti gli aspetti possibili del problema. Sono coinvolti nella diagnosi anche l’endocrinolog0, il cardiologo, il neurologo ed eventualmente l’assistente sociale. La difficoltà sta nel fatto che l’ADHD non si presenta mai in modo identico (ci sono vari sottotipi di diagnosi a seconda che sia prevalente l’iperattività o la disattenzione) e nella necessità di distinguerlo dagli altri disturbi con sintomi simili.

Non è possibile per uno specialista, che segua il percorso diagnostico suddetto, medicalizzare un bambino che sia soltanto vivace o distratto. Per arrivare ad una diagnosi precisa ci vuole tempo (a volte anche mesi), esperienza, conoscenza della neuropsichiatria, passione per il proprio lavoro.

Gli interventi

Il trattamento ideale per l’ADHD è di tipo multimodale, implica cioè il coinvolgimento non solo del bambino ma anche della famiglia e della scuola. Può comprendere interventi di natura medica, educativi, comportamentali e psicologici (tecniche comportamentali, parent-training, trattamento sulle abilità sociali, interventi cognitivi-comportamentali. Unitamente a questi, saranno necessarie altre forme di trattamento se sono presenti sintomi associati.

A questo scopo è stato creato un Registro Nazionale dell’ADHD che dovrebbe garantire il corretto utilizzo di questa terapia farmacologica (il nome del principio attivo è metilfenidato — in commercio con il nome di Ritalin — ed è uno psiconotati tutti i test eseguiti per arrivare alla diagnosi, gli interventi tentati prima dell’introduzione del farmaco, che dovrebbe rendere i bambini affetti da ADHD maggiormente in grado di ricevere i benefici degli altri interventi, comunque indispensabili, le eventuali reazioni, la posologia e i controlli successivi.

a cura di Patrizia Stacconi, AIFA

Il Bambino Iperattivo

Il bambino iperattivo soffre di difficoltà precoci (insorge tra i 3-4 anni e non oltre i 7) e durature in tre campi:
la disattenzione, l’impulsività e l’iperattività.

La disattenzione
Il bambino è incapace di rimanere attento, si lascia distrarre da qualsiasi stimolo esterno. In famiglia i genitori dicono che sembra non ascoltare, che bisogna sorvegliarlo in continuazione, che passa da un gioco ad un altro senza completarne alcuno. Nella vita sociale non riesce a comprendere le preoccupazioni degli altri, non si integra facilmente non rispettando le regole del dialogo o del gioco proposto. A scuola l’insegnante vede il bambino con la testa altrove, soprattutto in presenza di compiti poco motivanti e attraenti, poco capace di organizzare il proprio lavoro e in difficoltà a causa di disturbi dell’apprendimento che spesso accompagnano l’ADHD.

L’impulsività
Il bambino risponde o reagisce troppo in fretta, senza presagire le possibili conseguenze negative verbali o fisiche. Fa fatica ad aspettare il suo turno, interrompe gli altri. L’impulsività si manifesta anche nell’intraprendere azioni pericolose senza considerare le possibili conseguenze negative.
Il trattamento farmacologico dovrebbe presto essere introdotto in Italia e porta con sé un grande dibattito. Sarà possibile per i casi più gravi e attentamente certificati, per i quali il solo intervento psicoeducativo si sia rivelato inefficace.

L’iperattivita
L’attività motoria è eccessiva rispetto al suo sviluppo o inappropriata: il bambino è animato da movimenti inutili rispetto alla situazione o all’attività. “Si muove sempre”, “Non smette mai di parlare”, “È appoggiato su una molla”: così spesso viene descritto. I movimenti del corpo non sono armonicamente diretti ad uno scopo e a scuola non resta mai seduto.

Le cause
Molti fattori intervengono a gradi diversi:

  • a livello biochimico è riconosciuto da molti anni il malfunzionamento di alcune aree cerebrali con quantità inferiori della dopamina e della noradrenalina (neurotrasmettitori);
  • il fattore genetico, che pur non essendo il solo responsabile della sindrome, svolge comunque un ruolo importante;
  • i fattori prenatali più implicati sono il tabagismo e l’alcolismo materno.

La gravità e l’evoluzione del disturbo dipendono poi fortemente da fattori legati all’educazione e all’ambiente sociale in cui si trova inserito il bambino (come la qualità delle relazioni con e tra i familiari, l’accettazione del bambino nel contesto scolastico, il profilo cognitivo generale, e intellettivo in particolare, lo stato di salute, la presenza di altri disturbi associati). ol. 150)

Altre informazioni su:
AIDAI Onlus (Associazione Italiana Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività) sito ufficiale

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L’AIFA Onlus (Associazione Italiana Famiglie ADHD) è un Gruppo di mutuo-aiuto costituito soprattutto da genitori che, partendo dal Progetto Parents for Parents nel 2000, è diventato associazione nell’ottobre 2002 per dare sostegno alle famiglie con bambini, ragazzi o adulti affetti da ADHD. Attualmente, quasi in ogni regione sono presenti una o più coppie di genitori referenti dell’associazione che forniscono sostegno morale, consigli pratici e indicazioni sui Centri o i professionisti più vicini in grado di fare una diagnosi.

Per ogni informazione e per conoscere meglio la situazione italiana è possibile visitare il sito dell’AIFA

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.92

Sommario

Editoriale

Campane a festa di M. Bertolini

Iperattività

Un bambino complicato di Daniele e Luigina
Cos'è l’iperattività cura di P. Stacconi
Come in trappola di Laura
Incontrarsi sul Dojo di M. Palermo e M. Di Luigi
Come far comportare bene mio figlio? di Cordula Neuhaus

Altri articoli

Questi bambini sono intoccabili di I. Casullo
Dialogo aperto
Sul tetto del mondo senza muovere un passo di M. Bartesaghi
Un «atto» di gioia... in prosa e altro di M. Martelli
Il dono più sincero è il dono di sé di N. R. Cortez

Libri

Elogio alla bruttezza, L. Freseura
Brutta!, C. Briscoe
L'amico speciale
La scoperta dell’alba, W. Veltroni
La stanza dell’orso e dell’ape, M. F. Celani e P. Miotto
Giochi per ridere - Recensione

Cos’è l’iperattività ultima modifica: 2007-03-02T17:00:00+00:00 da Patrizia Stacconi

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