Suor Paola Romanelli ottantenne bianca bianca piccoletta cammina tenendo il braccio di Chala, sedicenne nero nero lungo. Chala amava al massimo sedere al posto di guida di un’auto e rimanere lì: quando poteva si infilava in qualsiasi auto che avesse lo sportello sbloccato. Paola, suora del Bambino Gesù, doveva impegnarsi a fondo per tirar fuori quel lungone.
Ma come era accaduto che suor Paola, professoressa di lettere da poco in pensione, vivesse nella casa dov’era Chala, arrivato dall’Etiopia che aveva 4 anni, un grave autismo e poca poca vista?
Casa Betania, aperta da Silvia e Giuseppe, è una vera casa famiglia che accoglie bambini e mamme in gravi difficoltà e li aiuta a uscire da una condizione schiacciante per passare a una vita il più possibile normale. Sono più di quattrocento i bambini e le mamme passati in 26 anni qui, con l’aiuto di tanti operatori, specialisti e volontari. Una di loro, per un pomeriggio la settimana, era suor Paola.

È l’inizio di una storia bella di una famiglia tutta speciale con tante persone che ci sostengono. E di due bimbi che crescono sereni pur nella loro disabilità

«Ero volontaria in turno. Una sera Silvia mi fermò mentre stavo uscendo: voleva parlarmi del suo progetto per dare una casa e una famiglia a due bimbi, Chala e Andrea, che per la loro disabilità non avrebbero mai trovato una famiglia di adozione. “Voi –mi disse – che con la scuola avete contatti con tanta gente, non conoscete una persona di una certa età, che voglia bene ai bambini, disposta a venire ad abitare con loro?” Mi fermai interdetta. Per me fu un colpo di fulmine, come un innamoramento improvviso. Risposi: “Ma stai pensando a me?” “No, ti assicuro, ma perché, te la sentiresti?” Ero sconvolta. Mi venivano in mente le parole del mio fondatore Nicola Barrè “Chi riceve un bambino povero e abbandonato, riceve doppiamente Gesù Cristo”. Che il Signore mi aspettasse qui? Presi qualche giorno di riflessione e di preghiera, poi chiesi il permesso ai superiori e infine nel settembre del 2002 eccomi a iniziare Casa Chala con Mariana, la sua piccola Diana e i due bimbi, Chala e Andrea».
È l’inizio – prosegue suor Paola – «di una storia bella, di una famiglia tutta speciale, con tante persone intorno che ci sostengono, ci aiutano, e di due bimbi che crescono sereni pur nella loro disabilità, poi di altri bimbi che si aggiungono a poco a poco, di altre due case che nascono a formare una famiglia più grande, arricchita negli anni da una serie di giovani operatori, pieni di vita e di iniziativa. Non che manchino le difficoltà, anzi: fatiche, malattie, delusioni, piccole lotte e incomprensioni come dappertutto, in tutte le famiglie e in ogni vita. Poi la morte della piccola Miriam, dopo tanta sofferenza. Ma le soddisfazioni sono tante: vedere i ragazzi crescere, migliorare in salute al di là delle aspettative, raggiungere alcuni traguardi, affrontare la vita scolastica entrando in rapporto con insegnanti e compagni, cimentarsi in attività che per loro sembravano proibite. Poi le tante piccole gioie quotidiane: le feste di compleanno, le gite al parco o al lago, tante domeniche trascorse in casa di famiglie amiche, i soggiorni al mare da Angela. A volte amici o parenti mi chiedevano: “Ma come fai a vivere con bambini che non parlano?”. Sinceramente io non me ne accorgevo neanche più! Questi bimbi, anche senza parlare, hanno un loro modo di esprimersi e di comunicare che l’amore interpreta facilmente. Così gli anni sono trascorsi serenamente, 13 per la precisione. Nel 2015 ho dovuto lasciare Casa Chala, ma per un po’ ho continuato ad andarci almeno due volte la settimana».
Chiedo a suor Paola se con qualche bambino il suo rapporto è stato davvero speciale. «Sì, con Andrea. Quando arrivò a Casa Betania aveva sei mesi. Era spesso malato. Doveva far ginnastica: per le mani, che non riusciva ad aprire e chiudere, e per le gambette, tutte storte. Era stato rifiutato dalla madre. Ora, a 18 anni, è davvero cambiato!».

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 147, 2019

SOMMARIO

Editoriale
Chi cura le anime? di Cristina Tersigni

Focus: Spiritualità e disabilità
La Chiesa ci accoglie davvero? di Giulia Galeotti
Uno dei tanti di Roberto Brandinelli
Ma stai pensando a me? di Sergio Sciascia
Una dedica che andrebbe cambiata di Gianni Marmorini
Per una teologia meno disabilitante di Luca Badetti

Intervista
Lucrezia e il Marco di ieri e di oggi di Giulia Galeotti

Testimonianze
L'alfabeto che manca di Serena Sillitto

Dall'archivio
Cosa dirvi di più? di Stéphane Desmandez

Associazioni
Catalogo di prelibatezze di Enrica Riera

Fede e Luce
A metà tra un conclave e una seduta di autocoscienza di Serena Sillitto

Spettacoli
Il cantiere delle buone notizie di Alessandra Moraca

Rubriche
Dialogo Aperto n. 147
Vita Fede e Luce n. 147

Libri
La tua vita e la mia di Majgull Axelsson
Questa è bella! La storia di Rospella di Anna Sarfatti
Per tutti persone di Azione Cattolica Ragazzi
Amore caro di Clara Sereni

Diari
Sempre di Benedetta Mattei
Ogni tanto dobbiamo svagarci di Giovanni Grossi

Ma stai pensando a me? ultima modifica: 2019-11-15T02:00:09+00:00 da Sergio Sciascia

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