Questo splendido romanzo inizia in una notte del 1992 quando una bimba bosniaca e sua madre fuggono dalla guerra per raggiungere il padre in Italia, a Milano, dove poi nascerà Ibro. Costruirsi (o ricostruirsi) la vita non è facile: ci sono sì le scoperte, i risultati raggiunti, le gioie, ma tutto è immenso in tanto dolore. C’è la guerra, nel romanzo di Alessandra Carati E poi saremo salvi (Mondadori 2021), quella guerra così vicina a noi e subito rimossa, e ci sono le guerre quotidiane perché essere esuli non è solo questione di terra. Tra esse, la schizofrenia paranoide di Ibro: Aida e i genitori sono costretti a guardare in faccia la malattia mentale; a vivere l’abbandono delle istituzioni, l’ignoranza della scienza, la psichiatra che non ha idea di come gestire la situazione e rimanda brutalmente la palla ai familiari; qualche sprazzo arriva dai vicini, ma è solo un istante nella tempesta. Aida (diventata intanto medico) annaspa; l’illuminazione arriva grazie al cugino. «“Non puoi risolvere il Grande Problema. Non l’hai ancora capito?”. Ero un medico, lui un muratore eppure ci era arrivato prima. “Prova a stare con lui e ascoltarlo, a capire cosa sente. (…) Bisogna trovare un modo diverso per aiutarlo, un modo che vada bene anche a lui, perché finora non ha funzionato”».

E poi saremo salvi (Mondadori, 2021)

E poi saremo salvi

Autore: Alessandra Carati
Editore: Mondadori
Pubblicato: Pagine: 276
Prezzo: 18€
ISBN: 9788804737308

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 154, 2021

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E poi saremo salvi di Alessandra Carati – Recensione ultima modifica: 2021-07-21T07:31:10+00:00 da Giulia Galeotti

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