Da ormai quasi mezzo secolo a questa parte si è cominciato a parlare di integrazione delle persone disabili, definite via via in vario modo: invalidi, handicappati, disabili, diversamente abili… quasi mai anteponendo una parola semplice e chiara: persone.
Questo termine non è un preziosismo verbale ma è fondamentale per riconoscere prima di ogni altra specificazione che un essere umano è persona come tutti gli altri, con pari dignità e pari diritti come figlio di Dio e come cittadino.

Oggi, superando il termine integrazione, parliamo di inclusione. Anche in questo caso non si tratta di un aggiornamento lessicale, bensì di una nuova frontiera verso la quale dobbiamo tendere. Includere ha il significato di contenere in sé, essere compreso, essere permeabili gli uni agli altri.

Ricordando le parole di Papa Francesco: «Dio, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno, ma vuole includere tutti (…) mediante il Battesimo, ci fa suoi figli in Cristo, membra del suo corpo che è la Chiesa. E noi cristiani siamo invitati a usare lo stesso criterio: la misericordia è quel modo di agire, quello stile, con cui cerchiamo di includere nella nostra vita gli altri, evitando di chiuderci in noi stessi e nelle nostre sicurezze egoistiche».

“Dio, nel suo disegno d’amore, non vuole escludere nessuno” – Papa Francesco

Ed anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella esorta le istituzioni affinché «l’inclusione diventi realtà (…) Tanti passi avanti sono stati compiuti nella legislazione e nell’organizzazione sociale. Una maggiore sensibilità culturale si è sviluppata attorno al valore positivo delle diversità e alla necessità di rimuovere barriere – anche occulte – che condizionano ed escludono. Ma purtroppo tanti ostacoli devono ancora essere abbattuti: nella vita quotidiana, nelle strutture economiche e sociali, nei pregiudizi di chi si sottrae ai doveri di solidarietà».

Noi cristiani riusciamo ad esprimere pienamente nel nostro agire quotidiano, nel nostro stile di vita, quella misericordia cristiana che accoglie e include tutti? Papa Francesco ci esorta a seguire l’esempio di Cristo «Quante persone stanche e oppresse incontriamo anche oggi, per la strada, negli uffici pubblici, negli ambulatori medici… Lo sguardo di Gesù si posa su ciascuno di quei volti, anche attraverso i nostri occhi. E il nostro cuore com’è? È misericordioso? E il nostro modo di pensare e di agire, è inclusivo? Il Vangelo ci chiama a riconoscere nella storia dell’umanità il disegno di una grande opera di inclusione, che, rispettando pienamente la libertà di ogni persona, di ogni comunità, di ogni popolo, chiama tutti a formare una famiglia di fratelli e sorelle, nella giustizia, nella solidarietà e nella pace, e a far parte della Chiesa, che è il corpo di Cristo».

Prendendo spunto da un depliant diffuso da una diocesi austriaca, e pubblicato su Schatten & Licht (ombre e luci in tedesco), abbiamo cercato di riflettere sulla effettiva e concreta capacità di inclusione da parte di noi cristiani a partire dalle comunità parrocchiali. Quanto, in pratica, questo stile di vita a cui fa appello Papa Francesco si riesce a praticare nelle nostre parrocchie, se e quanto potrebbe essere migliorato.

La riflessione era stimolata da un accurato e dettagliato questionario da cui abbiamo preso spunto per porre delle domande guida, adattate alla nostra realtà italiana, finalizzate non a dare suggerimenti o a suscitare sensi di colpa, ma semplicemente a stimolare una riflessione, a porre maggiore attenzione verso qualcuno o qualcosa a cui non avevamo pensato. Per comprendere se il nostro modo di agire da cristiani rispecchia lo spirito di misericordia, di inclusione che ci viene sollecitato da Papa Francesco.

Rita Massi, 2017


«Ognuno di noi ha tante abilità e vive i propri limiti. Con rispetto, attenzione e spesso anche dolore, dobbiamo accettare i nostri limiti e quelli degli altri. Nella comunità possiamo e dobbiamo sostenerci dove serve aiuto. Solo in questo modo viviamo in fratellanza e viviamo ciò che significa inclusione. Dobbiamo imparare a considerare la presenza variopinta di realtà di vita, una ricchezza per la comunità, cercando anche di sensibilizzare tutti a trattare con delicatezza e sensibilità le abilità e limiti altrui.
Inclusione è considerare e rispettare ogni persona con le proprie diversità come normale. Per vivere tutto ciò bisogna creare le condizioni giuste». (Schatten & Licht, 2016)

  • Ci sono pedane o ascensori che permettono l’accesso in chiesa e nei locali parrocchiali?
  • La liturgia domenicale vede la partecipazione anche di bambini e adulti con disabilità? Si cerca di capire quanti di loro ne restano lontani?
  • Ragazzi con gravi difficoltà fisiche sono agevolati a partecipare nelle funzioni di ministranti?
  • Ci sono parrocchiani che accompagnano le persone che non possono andare da sole alla messa e/o ad altri eventi?
  • I libri dei canti, gli avvisi e le informazioni, come l’orario delle messe o altre attività, sono ben leggibili (e se necessario scritti in Braille)? Sono disponibili ostie per celiaci?
  • Il celebrante, specie durante l’omelia, parla con chiarezza e ad alta voce in modo che tutti possano capire bene?
  • Le persone sorde sono conosciute e accolte in parrocchia? È prevista almeno una messa tradotta nella lingua dei segni in coordinamento con altre parrocchie?
  • Un gruppo di volontari, oltre i ministri straordinari dell’eucarestia, tiene contatti e visita le persone che non possono più venire in parrocchia per conto proprio?
  • I bambini disabili sono accolti nell’oratorio, nei centri estivi parrocchiali e nei vari gruppi di attività?
  • Bambini di altre religioni sono accolti nelle attività di gruppo per la loro età?
  • Alcuni giovani collaborano nella catechesi della Prima Comunione per un migliore inserimento dei bambini con difficoltà?
  • Si organizzano doposcuola o corsi di recupero per bambini con difficoltà scolastiche?
  • Si agevolano le famiglie con difficoltà economiche per la partecipazione a gite e pellegrinaggi parrocchiali, campi estivi dei figli…?
  • Genitori di figli disabili possono contare sull’amicizia, la vicinanza e il sostegno dei sacerdoti e delle altre persone della parrocchia?
  • Si resta vicini alle persone in lutto?
  • Sono previsti incontri ricreativi per persone anziane in cui si cerca di coinvolgere anche e soprattutto quelle sole o con problemi fisici o di senilità?
  • È previsto un momento di incontro o un’attività mirata alle persone con problemi psichici compensati?
  • Esiste un Centro di Ascolto parrocchiale per ascoltare, sostenere e aiutare le persone che non hanno un lavoro? E per accogliere e parlare con persone che stanno vivendo momenti difficili o hanno problemi?
  • Si organizzano incontri formativi per le persone che accudiscono gli anziani?
  • Sono previsti corsi di lingua (e/o di cucina) per le persone immigrate?
  • Le persone con disabilità fisiche e/o psichiche hanno la possibilità di dare il loro contributo nelle attività parrocchiali?
  • Le realtà di accoglienza presenti sul territorio della parrocchia sono seguite e sostenute attivamente?

Aspettiamo anche le vostre indicazioni per le buone pratiche che già si seguono o che ritenete si dovrebbero seguire. Fateci inoltre conoscere eventuale materiale divulgativo già esistente nelle vostre parrocchie, condividete e raccontate le positive esperienze e iniziative parrocchiali già consolidate (come quello che leggete in calce all’articolo Aprire gli occhi)

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.137

Abbiamo un cuore… inclusivo? ultima modifica: 2017-03-16T11:59:14+00:00 da Rita Massi

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