E il Signore ssoggiunse: «…Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Questa domanda contenuta nel Vangelo dello scorso 17 ottobre e la successiva omelia di un anziano, ma guarda un po’, ancora gagliardo sacerdote, mi hanno fatto riflettere molto: “la fede non si sceglie una volta per tutte nella vita, ma si vive e rinnova ogni giorno” … “se noi insegniamo ai nostri figli ad avere paura di tutto e degli altri, come faranno a fidarsi, affidarsi, avere fede?” … “la razionalità, il ragionamento non aiuta a spiegare la fede, ma è l’amore che ci avvicina a capire” … “l’amore e la preghiera sono per la fede come l’acqua e il nutrimento di una pianta, se mancano rischia di seccarsi”.

Mentre riflettevo cercavo nella mente delle immagini, dei volti… e mi sono venuti in mente tanti sguardi, tanti sorrisi, tanti momenti: Rina, Vittorio, Italia, Antonio, Mariangela, Maria Stella, Maria, Lucia, Palmina. I miei personali riferimenti, i miei testimoni di qualcosa di più che altrimenti non sempre sono riuscito a vedere. Tante volte ho pensato e li ho ringraziati perché la mia fragile piantina chiamata FEDE senza di loro forse si sarebbe seccata. I genitori di Fede e Luce, gli amici fedeli per oltre 40 anni alla sua storia ed alla propria comunità sono stati la mia “rivelazione”.

Saper gioire, non chiedersi spiegazioni ma vivere e amare, condividere la fragilità con gli altri, sapere affidare i propri fragili figli a chi sentono può volergli bene, vivere con gratitudine e non con rimpianto o invidia.

Sì, in questi angoli di ricchezza, in questi piccoli nuclei feriti ma forti, in queste storie di apertura alla vita “il Figlio dell’uomo troverà la sua fede sulla terra”!

La parola FEDE dunque è la prima che mi viene da associare ai tanti amici e genitori “grandi” (in tutti i sensi) che ho incontrato a Fede e Luce. Tante altre parole ben rappresentano l’età matura di questi testimoni ed in chiave semiseria eccone un piccolo estratto:

Tenerezza

Treno per Lourdes 2001 in una situazione di caos generale sui vagoni mentre si provano a mettere i ragazzi nelle cuccette e ad affrontare la notte, improvvisamente nel nostro vagone si iniziano a sentire urla, pianti e strepiti. Maria, una ragazza di S. Gregorio, è in preda a crisi di nervi, forse dovuta a stanchezza, forse a preoccupazione; una crisi incontenibile.

Diversi amici provano a turno ad intervenire e a calmare la ragazza senza successo. Ma ecco con il suo sorriso rassicurante, lo sguardo tenero, le movenze pacate arrivare Mariangela: prende Maria sottobraccio e con tenera ma decisa energia la porta con se oltre la fine del corridoio chiudendosi con attenzione la porta dietro le spalle; le due spariscono alla nostra vi sta. Tendiamo le orecchie… sembra di sentire una voce acuta e tonante, ma tenera, sovrapporsi alle urla di Maria; sembra di sentire anche suoni come lontani tuoni o tamburi, rumori simili ai momenti topici dei film di Bud Spencer… poi finalmente il silenzio, la porta del corridoio si riapre e ecco Maria calma e tranquilla seguita da Mariangela con il suo occhio azzurro rasserenante e il capello bianco da madre saggia e buona. Si dorme: la tenerezza vince sempre.

Serierà

Campo di Penna in Teverina 2005. C’è una serata particolare ci troviamo intorno al fuoco a sentire i racconti di un capo indiano e del suo saggio stregone. Ognuno cerca di immaginarsi protagonista di queste storie di uomini e animali. Si eseguono riti e danze per sentirsi in contatto con l’ambiente e la natura. Improvvisamente Maria, la nostra amica decana del campo, si accascia a terra… con il capo indiano e lo stregone, tutti ci accostiamo preoccupati. La poverina, si divincola, rantola, si scuote irrigidendo tutto il corpo e strusciando la faccia a terra… “piaciuta la mia versione del bruco innamorato?” dice rialzandosi tra lo stupore collettivo.

Non c’è niente da fare con l’età si diventa persone serie…

Autocontrollo e serietà

Sempre sul treno di Lourdes un altro episodio aiuta a riflettere sui doni dell’età matura. Bene, dopo la partenza abbastanza faticosa, rumorosa e affannata da Roma Ostiense, ci si inizia a sistemare e organizzare nei vagoni e negli scompartimenti. Abbiamo il pranzo (o meglio la cena) al sacco e ci si aiuta per consumarlo in gioia e fraternità. Che emozione! Tutto il vagone — forse un intero treno — a cantare Alleluia battendo le mani e accompagnando il canto con i gesti. Si mangia, si beve, due chiacchiere poi ci si prepara per la nanna. In tutti gli ssompartimenti ci si prepara per dormire e…in tutti tranne uno. Si sentono ancora canti, voci allegre, risate. Scosto la “tendina ed ecco Italia e Maria Stella, col tavolino aperto, impegnate in una scopa all’ultimo sangue: “2 e 4, sette bello!” … “1, 2, 3, fante, cavallo e re”…e giù a ridere. Lo sguardo va sui sedili, accanto alle due allegre pellegrine: uno, due, tre… no dai! Quattro… rna possibile? …Cinque! Hanno fatto collezione di Tavernelli!

Interrogate dalla pubblica accusa le gioviali viaggiatrici dichiarano: “Li buttavano, era un peccato!”.

È bello imparare dalle persone mature come controllarsi e tenere comportamenti sobri…

Condivisione

Tutti sappiamo dei tre momenti delle casette di Fede e Luce, e del quarto momento. Ma soprattutto il Momento Forte, Punto di forza, Pietra angolare, Centro di gravità degli incontri di tutte le comunità, è l’alternarsi di portate di manicaretti clamorose sia per qualità che per quantità e che costituiscono il pranzo comunitario. Ogni comunità prova a organizzare il pranzo dividendo primi, secondi, pane, bevande in modo che tutti ab biano il giusto e si condivida la mensa.

Il tentativo di organizzazione però viene puntualmente frustrato dalla generosità, creatività e bravura delle nostre mamme cuoche e scatta la grande gara: “E magnate ‘sta pasta, l’ho fatta proprio io con le mie manine (no come quell’artra megera che la compra…)””. “La mia torta! Dov’è? Non vi azzardate a lasciarla che m’offendo!” “L’hai assaggiata la mia frittata eh? Com’era ‘sta frittata, era bbona ve?”

Si impara insomma a CONDIVIDERE il pranzo: è uno dei momenti più importanti e impegnativi per gli amici (soprattutto maschi) se riesci a resistere oltre le 10 portate senza stramazzare hai fatto colpo, ti sei ingraziato tutte le mamme (nessuna esclusa mi raccomando, se no lo spirito di condivisione si incrina) e da domani dieta!

Tutti i riferimenti sono a fatti realmente accaduti Tutti i personaggi citati hanno superato la maggiore età (dai 65 anni in su)

Filippo Ascenzi, 2010

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.112

Parole per persone grandi ultima modifica: 2010-12-03T17:25:12+00:00 da Filippo Ascenzi

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