Questo articolo è apparso sul numero 19 di Insieme nel 1978

Avete mai provato ad accendere un cerino in una stanza buia? È piccolo un cerino, la sua fiamma pure, eppure… il buio non è più buio. Un cerino acceso può accendere una candela, un cero e così via, fino a che nella stanza buia si fa luce. Avete mai provato a sorridere ad una scolaresca intimorita, silenziosa? Non importa parlare; poco alla volta, un sorriso risponde e poi un altro e poi si finisce tutti per sorridere insieme. Un sorriso è poca cosa, ma dice molte cose: racconta, parla rischiara, fa luce.

Nel mondo che ci circonda c’è spesso buio, tristezza, visi seri, troppo seri. E dentro di noi c’è spesso buio, oppressione, stanchezza. Quando penso alla speranza, la vedo come una piccola luce che rischiara le tenebre; come un sorriso di un bambino che spalanca il cuore. Allora, penso che dovremo tutti, proprio perché è quando abbiamo sperimentato il buio dentro di noi, cercare di essere portatori di speranza. Questa piccola cosa fragile che va e viene, brilla e sparisce, ma senza la quale non c’è fiducia, non c’è amore. Senza fiducia e senza amore non è possibile vivere in pace con gli altri. Chi è deluso, stanco, sfiduciato, tende a rinchiudersi, a vedere sempre il male in sé e negli altri. E questo modo di guardarsi fa sì che non ci sia più speranza in noi e fuori di noi. Senza speranza la vita è senza senso. La speranza mi fa guardare avanti, mi fa uscire dall’egoismo, gustare le piccole cose buone e belle, mi fa venir voglia di vivere, di comunicare agli altri la forza e la voglia di vivere, mi fa camminare volentieri con gli altri, nonostante tutto. Diamoci la mano, allora, pur tenendo i piedi per terra, guardiamoci in faccia l’un l’altro: in silenzio – le parole non servono – chiediamoci a vicenda “cosa vuoi da me?” Quante risposte, se avessimo il coraggio di formularle, suonerebbero così: “Stammi vicino”, “Non mi lasciar solo”, “Dammi coraggio”, “Sono nell’angoscia”, “Ho paura”, “Ho bisogno di credere”, “Ho bisogno di amare”, “Da solo non posso, non ce la faccio”.

Allora prendiamoci per mano, facciamo insieme una Comunione di persone che credono, amano, sperano che, al di là della nostra povertà, della nostra solidarietà c’è: qualcuno che non ci lascerà mai soli, qualcuno che ci ama, che ci conosce, qualcuno che ha dato la sua Vita per noi.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n. 160, 2022

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Avete mai provato… ultima modifica: 2023-01-18T07:52:44+00:00 da Mariangela Bertolini

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