La mia esperienza risale a una quindicina di anni fa, quando mi affidarono alcuni bambini diversi da preparare alla Prima Comunione.
Nonostante la mia formazione pedagogica, mi trovai sconcertata. Testi e sussidi mancavano completamente. Mi accinsi al lavoro con molto amore, ma senza preparazione.
Vorrei parlare del cammino fatto insieme a questi cari ragazzi che sono stati le mie guide e dire, se ciò potesse aiutare chi ha la missione della loro formazione spirituale, le mie scoperte.
Avvicinandomi a loro, ho anche approfondito la mia vita spirituale perché ho capito che per il contatto con Dio nessuno è handicappato, perché la relazione con Dio è vita. Con loro ho fatto l’esperienza che Dio non si comunica a noi attraverso l’intelligenza, ma per una certa intuizione di cui parlano i mistici. Più non posso dire, perché siamo nel mistero e le parole non possono che balbettare qualcosa di molto grande.
Per il Battesimo, noi abbiamo la vita divina che è dono e le virtù di fede, speranza, carità che sono organi spirituali per cui noi pensiamo, vediamo e amiamo alla maniera di Dio.
I nostri ragazzi possono certamente vivere in unione con Dio una vita di fede, speranza e carità.
Questa, per me, è una certezza che diventa ogni giorno più luminosa.
Perché i ragazzi diversi prendano coscienza della vita divina che è in loro, l’ambiente in cui vivono deve aiutarli.
Prima di tutto, è importante che il ragazzo viva in un clima di fede, di speranza e di amore in cui la vita è vissuta con Dio, così che l’anima possa aprirsi spontaneamente agli atteggiamenti religiosi, perché assorbe ciò che trova nell’ambiente. Poi è necessaria una formazione religiosa specializzata che varia secondo la relazione che si potrà instaurare tra la persona che porta il messaggio e il ragazzo.
Credo che a questo punto il catechista debba conoscere il ragazzo, frequentarlo, entrare in relazione verbale con lui, osservare le sue reazioni per poter poi scegliere il metodo più adatto, ma soprattutto amarlo, perché l’amore solo indicherà la via da seguire per far affiorare la luce che sta nel cuore e che Dio vi ha posto.
Le mie prime esperienze di catechesi sono state con ragazzi che potevano recepire un metodo sensoriale, visivo, uditivo e tattile, cioè un metodo che poteva basarsi su facili esposizioni corredate da figure e oggetti.
Ho avuto modo di fare due differenti tipi di catechesi: una a carattere individuale con ragazzi generalmente accompagnati da una persona di famiglia che vengono da me per la preparazione ai sacramenti della vita cristiana: Comunione, Confessione e Cresima. L’incontro è settimanale e alla presenza della mamma o di altra persona che accetta di aiutare il ragazzo, riprendendo il discorso fatto a casa durante la settimana. L’altro tipo di catechesi, a carattere collettivo, con gruppi di giovani che avevano già ricevuto i sacramenti, è una catechesi di approfondimento della vita cristiana in un ambiente di laboratorio protetto.
I principi essenziali che darò valgono per i due tipi.
1. Il messaggio religioso deve essere semplice e ridotto all’essenziale, senza spiegazioni intellettuali né ripetizioni mnemoniche. È un insegnamento inerente alla vita: si parte sempre da un fatto vitale per arrivare al mistero. È un insegnamento a ritmo lento, dato goccia a goccia.
I messaggi essenziali sono:
- Dio ci ama e ci dà tutto.
- Gesù ci insegna ad amare.
- Gesù si dà a noi come pane di vita.
Come dicevo, si parte sempre da qualcosa di concreto di cui il ragazzo abbia esperienza; ad esempio: la mia casa dove abito – la casa di Dio, la Chiesa. La tavola dove mangio – la tavola di Gesù, l’altare. Il pane di casa – il pane di Gesù.
2. Il ragazzo deve fare un’attività che abbia un rapporto col messaggio che gli è proposto. Un’attività sensoriale: vedere, toccare, disegnare, plasmare, cantare, pregare, fare dei gesti, ecc.
Il nostro compito è di aiutarli a entrare nel mistero della vita divina. Dico “aiutarli”, perché lo Spirito Santo agisce in loro con una libertà senza intralci.
Il messaggio della catechesi, sia individuale che collettivo, segue l’Anno Liturgico in modo da inserire i ragazzi nella vita della Chiesa e nei misteri di Cristo.
Per questo, le messe di Fede e Luce sono veramente formative: perché fanno partecipare sensorialmente al mistero di Cristo, perché sottolineano il particolare momento liturgico e fanno entrare in maniera vitale in contatto con la realtà spirituale.
Le mie ultime esperienze sono state con ragazzi con i quali non si poteva usare un metodo di messaggio parlato o visualizzato, ma di esperienza vitale. Dopo aver vissuto le nostre liturgie di Fede e Luce, si sono portati spontaneamente alla preghiera, alla comunione, come un fiore che si apre e sboccia, in una gioia profonda.
Sì! Vivere insieme un’esperienza religiosa in una comunità di fede è la catechesi più vitale che corrisponde a tanti ragazzi che non hanno bisogno che di questo per aprire il cuore a Dio. Perché Dio è in loro e aspetta che noi gli andiamo incontro.
Suor Ida Maria, 1976
C’è una cosa più grande della tua azione: la preghiera. C’è una forza più efficace della tua parola: l’amore. – Carlo Carretto
Questo articolo è tratto da:
Insieme n.9, 1976
Carissimi,trovo tutto cio’ molto utile ed interessante e lo utilizzero’.Insegno religione.Il don ha detto alla mamma del mio alunno autistico:”ma cosa vuole far fare la comunione.Lui non distingue un supermercato da un ostia.
Non e’ assolutamente vero.Sto cercando un libro di stoffa per costruire un libro tattile per lui.Mi suggerite materiali?
Grazie di cuore per il tuo commento. Le tue parole ci hanno toccati e ispirati a raccogliere risorse utili per chi, come te, crede in una catechesi per tutti.
👉 Qui trovi l’approfondimento che abbiamo preparato:
Catechesi inclusiva: materiali tattili e risorse per bambini con disabilità
Se hai altri spunti o idee, scrivici: ci piacerebbe condividerli con tutta la comunità. E se ti va, raccontaci come procede il tuo progetto: ci farebbe davvero piacere seguire il cammino che stai facendo con il tuo alunno.
Un abbraccio dalla redazione 🌿