Sono andata a cercare un libro da leggere nella biblioteca di un paese di villeggiatura. Aspettando il mio turno, ammiravo l’efficienza della persona incaricata della distribuzione: seria, ma cordiale; competente, disinvolta e carina. Ho visto poi che sedeva su una sedia a rotelle. Porgeva i libri riconsegnati ad una ragazzina che si muoveva con agilità, andava e veniva sorridente e composta. Poche le parole fra di loro, dette a mezza voce, come si fa in una biblioteca. La ragazzina passando mi ha urtata leggermente; ha chiesto scusa sorridendo. Quando ho capito che era una persona down, volevo congratularmi con lei. Mi sono subito ripresa. Lei era lì, al suo lavoro e non aveva assolutamente bisogno del mio paternalistico intervento. Sono uscita col mio libro e qualcosa mi cantava dentro.

Mi sono incamminata sotto la pioggia, ripensando alla strada fatta in questi vent’anni. Non più chiusi in casa, superprotetti, ma liberi di stare con gli altri, di vivere le proprie qualità, senza nascondere le mancanze. Chi di noi non ne ha?

Sono arrivata alla mia casetta, con i suoi fienili, il suo orto, le sue galline, i cani, i gatti. A proposito di cani, quest’anno ne ho trovato uno in più: un grosso doberman, nero come la pece, mi è venuto incontro docile come una pecora. Ha attirato la mia attenzione il vocìo incomprensibile di una bambina; chiamava con suoni simili a «vieni qui», il suo cane terapeuta. Federica, Chicca per i suoi genitori, ha quattro anni. Abita nell’appartamento sotto il mio. È lievemente spastica, non si regge ancora in piedi da sola, si esprime a fatica ma si fa capire e soprattutto capisce tutto. La sorellina di otto anni gioca con lei e la fa giocare con i bambini vicini. Naturalmente il grosso-cane-amico è il soggetto in questi giochi. Chicca lo cavalca come fosse un puledro, e gli altri intorno a lei inventano giochi ai quali Chicca può prendere parte attiva.

Il padre mi raccontava i progressi della bambina grazie al suo cane. La chiamano «Pet-terapia» («pet» in inglese è l’animale da compagnia). A vederli insieme non si distingue bene se sia il cane il prediletto della bambina o viceversa.

Nuovi comportamenti, nuove cure, sguardi e atteggiamenti impensabili anni orsono. Se è vero che ancora oggi resta dura la prova di accogliere e di condividere la vita di un figlio o di un genitore disabile, è comunque da sottolineare che molto è cambiato. I servizi si sono mobilitati per offrire gli aiuti necessari a non lasciare sola la famiglia in difficoltà. L’integrazione a scuola, anche se in alcuni casi lascia a desiderare, ha avuto il pregio di far conoscere le persone disabili; ha tolto, in parte, quel disagio che la loro presenza suscitava. La mentalità in generale è cambiata: si parla di loro con maggior disinvoltura, e può capitare — come è successo quest’estate — che non si mandino via dagli alberghi le persone con handicap perché disturbano gli ospiti, ma che si lascino andare via gli ospiti «normali» perché «non possono mangiare in pace» per la presenza di alcuni bambini disabili. La proprietaria dell’albergo, una giovane donna di trent’anni, ha commentato l’accaduto con queste parole: «Non mi importa di aver perso dei soldi. Non potevo sopportare simili rifiuti».

A noi di cogliere con gioia questi sprazzi di novità, augurandoci che si moltiplichino e che illuminino la vita di tante famiglie che hanno lottato e lottano per il benessere e la serenità dei loro cari.

Mariangela Bertolini, 1999

Mariangela Bertolini

Nata a Treviso nel 1933, insegnante e mamma di tre figli tra cui Maria Francesca, Chicca, con una grave disabilità.
È stata fra le promotrici di Fede e Luce in Italia. Ha fondato e diretto Ombre e Luci dal 1983 fino al 2014.

Tutti gli articoli di Mariangela

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.67, 1999

Sommario

Editoriale

C’è qualcosa di nuovo di M. Bertolini

Se papà o mamma è disabile

Perché mio papà non può giocare con me? di Monica
Per aiutarlo di R. Massi
Un pò alla volta intervista di Huberta Pott
Hanno avuto un grave incidente
Papà è cieco di M. Caterina

Altri articoli

I nostri grandi amici: Charles del Focauld Disegni: M. Pichard - Testo: R. Olphe - Galliard (0. et L. 122)
Verso la maturità di J. Vanier
Laboratorio “La Stelletta” di T. Cabras

Libri

Una persona vera, Gunilla Garland
Vivere con u nfiglio down, D.e G. Carbonetti
L'abbraccio benedicente H.J.M. Nouwen
Messaggi - Tutte le abilità della comunicazione, AA.VV.

C’è qualcosa di nuovo ultima modifica: 1999-09-17T18:41:38+00:00 da Mariangela Bertolini
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