Una mamma ci racconta

Mi chiamo Iolanda, sono sposata da 13 anni ed ho cinque figli tra i quali una figlia spastica, Mariangela.
Non ho mai avuto problemi ad accettare questa bambina nelle condizioni in cui si trovava: anche avendo altri quattro figli da guardare, tuttavia ho avuto le prime difficoltà quando mi sono accorta che la malattia di Mariangela non aveva nessun miglioramento.

Mi sono accorta della sua malattia quando lei aveva circa due anni, ed ho fatto sempre in modo che lei non si accorgesse della situazione in cui si trovava e che i suoi fratellini l’accettassero così com’era.
Per tanto tempo abbiamo avuto dei problemi per portarla fuori di casa, a contatto con la gente, poi, grazie all’aiuto prima di Stella Mattutina, poi di Fede e Luce queste difficoltà sono scomparse.

Gli altri mici figli, Massimo, Laura, Stefania e Paolo hanno sempre accettato Mariangela così com’era e anzi, avere una sorella in casa sulla carrozzina li ha aiutati ad accettare gli altri ragazzi che hanno delle difficoltà, che incontrano per mezzo di Fede e Luce.
Mi sono accorta dell’attaccamento dei fratellini a Mariangela, due anni fa, quando lei era stata ricoverata in ospedale due settimane e loro avevano sofferto molto della sua mancanza, abituati com’erano ad averla in casa tutti i giorni. In quei giorni chiedevano loro spontaneamente di pregare insieme per la sua guarigione e domandavano anche ai loro compagni di scuola di fare altrettanto.

Partecipando a Fede e Luce ci siano aperti di più. Sia tra di noi che con gli altri, questo è un grande aiuto perché ci fa sentire ogni giorno di più uniti a Mariangela.

Iolanda

Una lettrice

Sono lettrice assidua e ammiratrice del giornalino “Insieme” e spero riterrete opportuno inserire in uno dei prossimi numeri la mia poesia dal titolo: “Coi bambini autistici”.

Nel tipo di lavoro che svolgo ho avuto finora modo di essere appoggiata da neuropsichiatri, psicologi preparati nel loro campo ma purtroppo come i più, scettici o ironici sull’aiuto della fede, sull’opportunità per esempio di un ambiente creato su misura del bambino (dove appunto figure, scritti, parabole ecc. siano oggetto di selezioni, attenti esami).

Io credo fermamente invece in una appropriata terapeutica formazione religiosa del bambino, tanto più se insicuro, turbato, più o meno dotato degli altri.

La mia poesia è forse soprattutto ricerca ma come posso rinunciare a trovare un medico che voglia agire anche in direzioni tanto poco conosciute o meglio tanto poco valutate?
Cordialmente.

Coi Bambini Autistici
Coi più vulnerabili vai,
Coi loro pensieri chiusi alle parole:
PErché hanno occhi immensi e temono gli sguardi
Aprono l’altro mani chiuse,
ansia di trovarvi un dono.

Se per sanar le lunghe angosce,
saper mari aperti dopo
l’urto, buio sugli scogli,
la fede soffre d’una scienza

Incredula, io a un medico
deluso questi versi assorti
scrivo, in buste lievi ali bianche, sicura li affido.


La nostra amicizia

L’amicizia è un grosso impegno, è un lavoro quotidiano di disponibilità e di sensibilità per alimenta re una comunicazione effettiva.
Il legame d’amicizia và al di là di quello di sangue e avere un rapporto sincero con degli amici che partecipano alle nostre ansie quotidiane (così com’è il mondo d’oggi) è veramente il caso di dire “HO TROVATO UN TESORO!

Ma per sviluppare una vera amicizia, bisogna conoscersi profondamente, scambiarsi i propri pensieri, perciò è necessario allargare il tipo di comunicazione per dar modo ad ognuno di esprimere quella disponibilità di tesori che abbiamo dentro di noi. E questo si può fare sia individualmente che collettivamente, perché tutti possano dare e ricevere, e la nostra amicizia avrà veramente un senso.

Fausta


Fede e Luce

Conoscevo Fede e Luce per averne sentito parlare, poi sono stata invitata alla giornata di Villa PAcis dove mi recai nel pomeriggio; l’impressione ricevuta è stata di grande serenità.
Il mutuo scambio di doni e di arricchimento reciproco mi ha commosso; da una parte il dono della propria vitalità, esuberanza, energia e amore, dall’altra quello ancor più prezioso della sofferenza, dell’autentica accettazione del dolore tradotto in amore, questo enorme tesoro di inesauribile arricchimento interiore che spande la sua luce offrendosi semplicemente, senza rumore, quale espressione viva dell’aderenza alla Verità evangelica.
Per concludere, sono uscita da Villa Pacis con un sentimento di gratitudine per aver vissuto un’esperienza di autentico amore.
A.M.


Da Milano

Mentre la ringrazio per tenermi sempre informata sull’attività di Fede e Luce, vorrei farmi perdonare inviandole fotocopie di articoli dai quali, stante la mia pena autorizzazione a valersene, potrà trarre forse alcuni spunti per il notiziario “Insieme”, così come, se lo ritiene, può anche riportare integralmente.
Con gli auguri di un’azione sociale e cristiana sempre più intensa in questo settore tanto delicato, porgo deferenti ossequi.
Dott. G. Tizzoni, 1977

………..

Gli handicappati
Da “Il Segno”, Marzo 1976

Chi sono? QUanti sono? Perché sono esclusi? ecc, ecc.

Il termine italianizzato dall’inglese “handicapped” si riferisce a persone ostacolate e svantaggiate fisicamente, psichicamente o socialmente per cause diverse. In Italia si parla di complessivi 3-4 milioni di handicappati. Basti pensare che il 2-3% della popolazione scolastica presenta delle carenze mentali: e ciò per limitare indicativamente una valutazione al solo settore degli handicappati psichici, più comunemente noti come “subnormali”.

Lasciando però a chi dispone di maggiore competenza spiegarne le cause e presentare dati statistici più esaurienti, preferisco ricordare in questa sede che una insufficienza intellettiva e una difficoltà o impossibilità a esprimersi e a lavorare come gli altri, in quanto attribuibili a lesioni fisiche e quindi a cause naturali, non sono elementi che possano alterare l’integrità etico-morale dell’individuo e quindi il suo pieno valore di creatura come noi davnati a Dio e alla società.

Questi portatori di stati di bisogno, umanamente parlando meno fortunati di altri, sono forse compensatori nei disegni divini di una umanità purtroppo carica di vizio, di odio, di ingratitudine.
Ricordando la parabola evangelica dei talenti, forse ci convinceremo che anche gli handicappati hanno diritto alla scuola, al lavoro, alla vita nei limiti delle loro capacità.
Essi non ci chiedono commiserazione o compassione; essi aspettano la nostra partecipazione, la nostra accettazione, la nostra amicizia per non essere più “esclusi”.

Dott. Tizzoni


Una mamma di Fede d Luce

Ho letto in una raccolta di versi una suggestiva poesia dedicata da Rabindranath Tagore a suo figlio. Vorrei dividere con tutti voi l’emozione che tali versi hanno suscitato in me.

Vorrei occupare un cantuccio tranquillo
nel cuore del mondo del mio bambino.
So che ha stelle che gli parlano e un cielo
che si china sul suo viso ad allietarlo
con arcobaleni e nubi sciocchine.

Quelle che fingon d’esser mute
e mostrano di non potersi mai muovere
vengono alla sua finestra strisciando
con le loro storie e con vassoi
colmi di giocattoli lucenti,

Vorrei poter viaggiare per la strada
che attraversa la mente del bambino
e fuori oltre tutti i confini;

dove messaggeri recano novelle
senza scopo fra i reami
di re di nessuna storia;

dove la Ragione fa aquiloni
delle sue leggi e li fa volare,
e la Verità libera i fatti
dalla sua schiavitù.

Questo articolo è tratto da:
Insieme n.13, 1977

Ci hanno scritto n.13 ultima modifica: 1977-06-20T14:55:34+00:00 da Redazione

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