Il secondo Torino Film Festival diretto da Giulio Base ha confermato la nuova strada già intrapresa dal 2024: massima attenzione rivolta alle star ospitate, e i film in programma restano un po’ in secondo piano. Per molti anni, la sezione dei documentari (che si chiamava TFFdoc) è stata un fiore all’occhiello del festival; un concorso documentari c’è ancora, con meno film e minore spazio al cinema indipendente e sperimentale. Fa comunque piacere segnalare il successo ottenuto da Bobò, il film di Pippo Delbono dedicato all’amico e collaboratore Vincenzo Cannavacciuolo che a Torino è stato presentato in anteprima italiana (dopo la première a Locarno) e subito dopo è stato distribuito nelle sale: ha ottenuto la menzioni speciale nel Concorso Documentari, la menzione nel premio Gli Occhiali di Gandhi, e ha vinto il Premio Interfedi. Oltre a quella di Bobò, tra documentari e film di finzione il festival ha dato spazio ad altre storie vere emozionanti: ecco tre esempi.
Dolph: Unbreakable di Andrew Holmes è un documentario sull’attore svedese Dolph Lundgren, diventato famosissimo già col suo primo ruolo cinematografico (Ivan Drago in Rocky IV) e poi rimasto una delle figure più apprezzate del cinema d’azione. Questa però non è una semplice storia di successo, nonostante metà del film riguardi la carriera di Lundgren; l’altra metà, infatti, è incentrata sul rapporto con la malattia e la paura della morte. Alcuni anni fa gli furono diagnosticati vari tumori e da allora, entrando e uscendo dagli ospedali pur senza rinunciare a lavorare, ha dovuto accettare l’idea che quel corpo possente grazie al quale aveva costruito la sua carriera (rinunciando addirittura a una borsa di studio in ingegneria al Massachusetts Institute of Technology) gli si era rivoltato contro, mettendo a nudo le sue fragilità. Proprio perché abituato a stare davanti ai riflettori, ha anche avuto il coraggio, parlandone apertamente, di mostrare cosa significhi convivere con una malattia potenzialmente mortale senza rinunciare ad amare la vita che resta da vivere.

“Dolph: Unbreakable” di Andrew Holmes (2025)
H Is for Hawk di Philippa Lowthorpe è tratto dal libro autobiografico in cui Helen Macdonald ha raccontato come ha affrontato il lutto per la morte del padre, il celebre fotoreporter britannico Alisdair Macdonald. Interpretata da Claire Foy, Helen sceglie un modo insolito per superare la perdita del genitore cui era molto legata: decide di addestrare una femmina di astore, uccello rapace impetuoso e ben poco affettuoso da non confondere col falco. In parte l’addestramento diventa un’ossessione che la isola dagli altri, ma è anche una sfida, perché un rapace deve essere conquistato con impegno e dedizione. Prima si dedica a Mabel (così chiama l’astore) per dimenticare il lutto, e tutti i problemi relazionali e lavorativi della sua vita; poi, insegnandole a essere sia forte sia fedele, si fa guidare verso l’accettazione delle regole della natura, che includono anche la morte.

“H is for hawk” di Philippa Lowthorpe (2025)
The Teacher di Farah Nabulsi è ispirato a eventi reali, secondo quanto scritto nei titoli di testa: storie di palestinesi comuni della Cisgiordania raccolte dalla regista, ma si fa riferimento anche al rapimento del soldato israeliano Gilad Shalit tra il 2006 e il 2011 (anche se il suo nome è stato cambiato). Basem (Saleh Bakri), il maestro protagonista, è testimone delle violenze dell’esercito e dei coloni israeliani, che stravolgono la vita di due fratelli suoi allievi, per i quali cerca di rappresentare un esempio di resistenza razionale all’occupazione; ma allo stesso tempo non può fare a meno di venire coinvolto nei tentativi di rispondere alla violenza con la violenza. Negli stessi giorni, i genitori di un soldato israelo-americano rapito provano paura e sofferenza, che sono intrecciate irrimediabilmente a quelle dei palestinesi. Girato in Cisgiordania, questo film racconta la difficile situazione dei palestinesi con qualche semplificazione di troppo, ma senza evitare di affrontare i dilemmi morali (talvolta contraddittori) di chi vive in quei luoghi, esaminati sia dal punto di vista interno sia esterno.
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