Per il suo ventesimo compleanno, la Festa del Cinema di Roma ha fatto un regalo al suo pubblico: ha reso accessibili alle persone ipoacusiche le Masterclass, cioè le conversazioni con registi e attori. La novità è stata pubblicizzata come «un passo importante che arricchisce ulteriormente l’esperienza del pubblico, permettendo a tutti di partecipare a momenti di confronto e approfondimento con i protagonisti del cinema internazionale». Come ha funzionato il nuovo sistema? Lo abbiamo provato in occasione della Masterclass di Jafar Panahi, uno dei pochi registi ad avere vinto tutti i principali festival europei (Venezia, Cannes, Berlino). Il regista iraniano ha ricevuto un premio alla carriera e ha presentato Un semplice incidente con cui ha vinto la Palma d’Oro al 78° Festival di Cannes, ma la sua presenza è stata emozionante anche perché per molti anni gli è stato impedito di lasciare l’Iran, ha dovuto girare i film in clandestinità, ha passato mesi nel famigerato carcere di Evin (era lì quando il suo Gli orsi non esistono era stato premiato a Venezia). Dopo tutto ciò che ha passato, rivederlo in giro per il mondo a parlare di cinema è una grande gioia; ecco perché era importante che le sue parole potessero giungere a tutti.

In concreto, per usare il servizio di trascrizione in tempo reale messo a punto da Sub-ti bastava inquadrare col telefono il codice QR sul cartello all’ingresso della sala: aperta una pagina internet e configurate le poche impostazioni, non restava che attendere l’inizio dell’evento. Panahi, con la traduttrice di fianco, ha parlato in farsi; la trascrizione si attivava nel telefono, quasi in tempo reale, durante le domande e le traduzioni in italiano delle risposte. Il risultato è stato soddisfacente, pur con le inesattezze della punteggiatura e degli intercalari del parlato: il testo era comprensibile, e quindi la conversazione davvero accessibile.

Grazie a un QR code, le parole di chi racconta il cinema hanno raggiunto anche chi finora ne era escluso a motivo di un’ipoacusia

L’ipoacusia è stata affrontata anche nella finzione cinematografica: era uno dei temi centrali di A Second Life, diretto da Laurent Slama e presentato fuori concorso ad Alice nella Città, il festival che si è svolto parallelamente alla Festa del Cinema. Della protagonista Elisabeth (Agathe Rousselle), nelle prime scene, si capisce che è depressa, vive a Parigi, di lavoro offre servizi di concierge per un’azienda che affitta appartamenti, ha bisogno di essere assunta a tempo pieno per il permesso di soggiorno. Il giorno decisivo per convincere il capo è il 26 luglio 2024: la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici rende Parigi caotica e movimentata. Una delle persone che incontra nel gestire check-in e assistenza è Elijah (Alex Lawther), un ipnoterapista sportivo; il suo atteggiamento aperto e curioso nei confronti degli altri cozza con l’introversa Elisabeth, alla quale stravolge la giornata. La giovane, ipoacusica a causa di un evento passato, deve usare degli apparecchi acustici: li toglie quando ha bisogno di isolarsi, ma se l’atto volontario è come rifugiarsi in un guscio, l’atto involontario di smarrirli è una condanna a sentirsi esclusa dalla società, ancor più in un giorno di celebrazioni diffuse. L’audio mutevole del film cerca di comunicare vicinanza e distanza dagli altri come le prova Elisabeth, la cui condizione fisica diventa fragilità psicologica e la fa sentire fuori posto anche nella città dove desidera continuare a vivere. Ma proprio in mezzo alla folla festante della Parigi olimpica, grazie a qualcuno incontrato per caso, trova la via misteriosa per iniziare una nuova vita con la leggerezza che le mancava.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.172

 

Quel regalo al pubblico ultima modifica: 2026-01-28T14:39:01+00:00 da Claudio Cinus

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