Tutti i genitori qui presenti penso mi possano confermare che nell’attesa c’è attesa. C’è una nascita naturale. Sono nove mesi di pancia della mamma. Ma se la nascita è adottiva?
Che cosa succede in questi nove mesi naturali o nei due, tre anni – quattro o cinque anni – del percorso di adozione nazionale come per Maurizio o adozione internazionale come per Alejandra che viene dalla Colombia? Succede che ogni papà e ogni mamma si fanno delle proiezioni sul figlio che verrà, naturale o con adozione. Non coincide certo neanche in un’attesa naturale ma con l’adozione ancor di più… la proiezione del figlio perfetto, bello alto o biondo con gli occhi azzurri, bella come il sole e che diventa Presidente della Repubblica, che va sulla luna… ma con la disabilità? Si incontra la realtà.
Certo, c’è una prima fase di accettazione, ci si lavora, quotidianamente si combatte, rimane difficile da accettare, richiede tempi diversi. Per me poi c’è stato un miracolo, la scoperta di tutto il bello dei nostri figli. Per me, Alejandra e Maurizio sono una cosa unica. E quando tu superi questa fase e scopri quello che puoi trovare, è una cosa meravigliosa. Maurizio mi ha portato in mille mondi pieni di altri fantastici Maurizio: da Special Olympics, lo sport per chi ha disabilità intellettiva, il teatro integrato, la musicoterapia e… Fede e Luce! Ti fanno scoprire il bello: nessuno ti abbraccia come loro, nessuno, nessuno vede il bello che vedono loro, come fanno loro.
Maurizio da sei anni fa un tirocinio presso una frutteria; il primo anno, ad un certo punto, il titolare aveva discusso con un dipendente. Lui si è messo in mezzo e ha fatto fare pace. Chi altro di noi l’avrebbe fatto? Certo, quando il giudice onorario del Tribunale minorile nazionale di Roma ti chiama e ti inizia a parlare di Maurizio, fortissimo prematuro di otto etti, con interventi tra la vita e la morte nel primo mese di vita… è un miracolo che sta qua vivo. Il giudice onorario era un neuropsichiatra infantile: Maurizio a un anno pesava cinque chili, non camminava, non parlava, non aveva il controllo della testa… ma ci disse anche di non poter stabilire quale potesse essere il suo futuro. Noi abbiamo chiesto dove firmare e via.
E però c’è stata tutta la fase tosta, di accettare quello che non poteva fare. Poi però si è aperto quel mondo e penso di essere diventato una persona migliore.

