Mi sento mare in tempesta. Non lo dico con rabbia, né con vergogna. Lo dico con la verità che solo certe notti ti sanno tirare fuori dal cuore. Quelle notti in cui il silenzio pesa. Il mio bambino — anche se ormai è cresciuto — che ogni giorno affronta il mondo con il suo corpo fragile e una forza che spesso manca a me.
Mi sento mare agitato perché vivere accanto a lui è un dono immenso, ma anche una fatica che non sempre so reggere. Ci sono giorni in cui mi sembra di non farcela. Vorrei essere sempre sorridente, paziente, forte… ma a volte mi sento solo stanca, e anche un po’ arrabbiata. Con me stessa, con la vita, con Dio.
Ci sono onde che arrivano quando meno te lo aspetti: una visita medica difficile, una crisi di pianto, uno sguardo giudicante per strada. Sono onde che ti entrano dentro. E a volte mi chiedo: «Ma Signore, dove sei? Perché non plachi questa tempesta?».

Eppure… proprio lì, nel pieno della burrasca, io sento che Gesù è con me. Non sempre calma il mare. Ma calma me. Mi dà una pace che non viene dal fatto che tutto vada bene, ma dal sapere che non sono sola. E che Lui, nella mia barca, ci sta davvero.

Gesù lo vedo nel sorriso di mio figlio, che illumina giornate intere. Lo sento nei piccoli gesti di chi mi tende una mano, anche solo per aiutarmi a salire un gradino. Lo incontro quando, nel cuore di una giornata pesante, qualcuno mi ascolta senza fretta.

Ho capito che la mia barca non affonda. Anche se entra l’acqua, anche se il vento è forte, io sto a galla. Perché Lui è con me. Perché ogni giorno mi dà la forza di ricominciare, di amare, di donare tutto, anche quando penso di non avere più niente. Questa è la mia traversata. Non facile. Ma vera. E piena di Lui.

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.172

 

La mia traversata ultima modifica: 2026-01-28T10:53:39+00:00 da Patrizia Di Blasi

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