Il Magnificat è stato il filo rosso del nostro pellegrinaggio a Pompei. Meditandolo, ci siamo resi conto che non si tratta solo per Maria di rendere grazie a Dio per le sue meraviglie, ma che quelle parole corrispondono a ciò che viviamo a Fede e Luce: l’importanza dei più piccoli agli occhi di Dio e che tutti noi siamo talvolta piccoli, pure in modo diverso.
Al termine di questo pellegrinaggio, è venuto il momento di raccogliere i primi frutti. Altri li scopriremo con il tempo. Partirò dalle nostre condivisioni in gruppi, dove tutti, genitori, persone con disabilità, amici, hanno potuto esprimersi.
La prima domanda sulla quale abbiamo condiviso nei gruppi è stata: «Siamo tutti provvisoriamente e parzialmente abili: in che cosa ti senti fragile oggi?».
Le risposte, impossibili da sintetizzare, hanno delle costanti riprese da molti gruppi. Ci sentiamo fragili perché avanziamo in età, perché perdiamo le nostre forze fisiche, perché abbiamo difficoltà di salute. Ci sentiamo fragili quando siamo isolati o perdiamo dei cari. Ci sentiamo fragili anche quando vediamo ciò che succede nel mondo, le guerre, l’odio, con un sentimento di impotenza davanti al male. Ma c’è una fragilità che è emersa molte volte: la fragilità della paura per il futuro. «Quando mi vedo avanzare nell’età e mi chiedo cosa succederà a mio figlio o a mia figlia disabile» è la domanda che viene da genitori, ma che può essere vissuta, anche inconsciamente, dalle stesse persone con disabilità, e pure dagli amici: «Cosà succederà quando non avrò più le forze per occuparmi di mio figlio disabile?». Non ho una risposta ma posso condividere quel che si è detto nel mio gruppo: da una parte l’importanza di conservare la fiducia in Dio, che ci ha accompagnati finora e non c’è ragione che ci lasci nel futuro; dall’altra, l’importanza dei legami che esistono fra noi, che ci fa sperare che degli amici potranno aiutare a trovare una soluzione quando non avremo più le forze. Fiducia in Dio, fiducia negli amici concreti di Fede e Luce. Aggiungerei che Maria può aiutarci su questo cammino di fragilità. Non ha avuto un figlio disabile, ed è morta dopo suo figlio, ma non le sono mancati i motivi di angoscia quando ha visto suo figlio partire da Nazaret o quando ha sentito del suo successo ma anche dei suoi nemici. Maria ha avuto paura per il futuro di suo figlio. Non sappiamo come l’abbia vissuta ma certamente ha potuto appoggiarsi sulla fiducia nel Signore e sull’aiuto degli apostoli e degli altri discepoli, come si vede dopo la Risurrezione. Quando ci sentiamo angosciati davanti al futuro di nostri figli, non esitiamo a chiedere l’aiuto di Maria.
Fiducia in Dio, fiducia negli amici concreti di Fede e Luce
La seconda domanda era: «Dio sceglie i piccoli, i poveri, gli affamati. In che momento ti sei sentito scelto?». Molti hanno parlato della loro entrata a Fede e Luce come di un momento nel quale si sono sentiti scelti o dell’elezione a responsabile di comunità. Altri la cresima, la vocazione religiosa o l’incontro con il futuro marito o la futura moglie, vissuto come scelta reciproca. C’è una risposta che invece non mi aspettavo: «Mi sono sentita scelta quando ho avuto un figlio disabile». Una persona ha detto: «È lui che mi dà la forza per andare avanti». Davanti a questa risposta, ho di nuovo pensato a Maria. Anche lei è stata scelta per essere la madre di un bambino, e suo Figlio l’ha guidata in una direzione che non avrebbe mai immaginata. Vale la pena, per i genitori fra noi, affidare all’intercessione di Maria il loro ruolo, specialmente quando sono di fronte a difficoltà per le quali non sanno cosa fare o dove andare. Maria ha certamente vissuto situazioni simili, anche se in un contesto molto diverso. Potrà aiutarci con la sua preghiera ad essere fedeli alla scelta che abbiamo ricevuta come genitore o amico di un ragazzo disabile.
La terza domanda era: «Hai mai provato la gioia del Magnificat, la gioia di vedere che Dio agisce?». Molti hanno citato la gioia di stare insieme a Fede e Luce. Parecchi parlano della gioia di ricevere una forza, che permette – per esempio – di difendere o di crescere con un amico disabile, o di accogliere un figlio disabile. Ma ciò sul quale vorrei soffermarmi sono le piccole gioie quotidiane, il mutuo aiuto, l’ascolto, un sorriso… che ci fanno sperimentare la presenza di Dio nella nostra vita quotidiana e che ci danno gioia. Se possiamo farlo, passare un po’ di tempo la sera a rivedere ciò che è stata la mia giornata, scoprire quanto il Signore è stato presente, quanto mi ha aiutato e guidato, può essere fonte di grande gioia. Anche Maria può aiutarci. Il Vangelo dice che meditava ciò che succedeva nella sua vita, specialmente ciò che riguardava Gesù, e che conservava tutti questi eventi nel suo cuore. Certamente, Maria era cosciente della presenza attiva del Signore nella sua vita, e questo era per lei un motivo di gioia profonda. Ecco, dunque, alcuni frutti che emergono delle nostre condivisioni. Almeno un punto è comune fra loro: Maria può aiutarci nel nostro cammino. Affidiamoci alla sua intercessione e ringraziamola per la sua presenza discreta ma forte nella nostra vita.

