Il 14 e 15 giugno sarà celebrato il Giubileo dello sport. Quale data migliore per fare terminare il Padel Autism Tour? Paola Nicoletti presidente di Siamo Delfini – Impariamo l’Autismo ci racconta come è nata l’idea. L’associazione ha organizzato per due anni un torneo di padel per semiprofessionisti intitolato Padel For Autism. In entrambi i tornei era previsto un momento finale di condivisione dei giocatori professionisti con i ragazzi e le ragazze dell’associazione per insegnare i primi rudimenti della disciplina.
Il momento è stato coinvolgente tanto da ripeterlo in modo più sistematico, facendo proseguire lo scambio tra il mondo del padel e il mondo dell’autismo. Fondamentale la collaborazione di Athletica Vaticana, del suo presidente e soprattutto di Fabrizio Peloni, campione di padel e segretario generale di Vatican Padel per Athletica Vaticana. Siamo Delfini-Impariamo l’Autismo ha reclutato maestri e atleti di padel, a titolo gratuito, e circa venti ragazzi/ bambini e bambine interessati a questa disciplina. Athletica Vaticana, in collaborazione con il Villa Pamphili Padel Club di Roma, ha selezionato alcuni circoli disponibili a concedere a titolo gratuito i campi, per fare giocare questo gruppo così diversamente costituito. La risposta è stata grande.
Nelle quattordici tappe si sono svolte – e si svolgeranno – partite e scambi dove, come ci ricorda Nicoletti, «non vince nessuno ma vincono tutti». Il padel è un’attività che richiede concentrazione all’altro, una sfida particolare per le persone autistiche con disturbi di attenzione e di relazione. Colpire la palla con la racchetta e riuscire a mandarla dall’altra parte del campo, oltre alla soddisfazione, implica che il ragazzo o la ragazza siano spinti a guardare l’avversario: è lì che nasce la scintilla della relazione. Una scintilla bellissima.
Gli allenatori (Fabrizio Peloni, Gabriella e Marina Guglielmi, Paolo De Lellis, Daniele Lanuti) hanno imparato a essere discreti con i ragazzi e le ragazze, non insistenti ma perseveranti perché, quando il contatto arriva, è una grande soddisfazione. In questo lungo tour, abbiamo visto i nostri figli entrare sempre più sicuri in campo e far quello che ognuno di loro è in grado di fare: scambi, tiri a rete, abbracci e carezze ai propri allenatori. Anche il semplice raccogliere le palline con tubi magici è un lavoro di attenzione e precisione che piace molto e rilassa.
Memorabile è stato l’ingresso in campo di Elisa, tredicenne nello spettro che, trovandosi di fronte tante persone intente a giocare, ha accolto tutti con il grido: «Amici!». Abbiamo avuto anche dei giocatori di 12/13 anni che, finito il loro allenamento, hanno chiesto spontaneamente e con insistenza di rimanere per aiutare e insegnare i rudimenti del gioco a ragazzi un po’ più grandi di loro: vederli divertire insieme e osservare i nostri figli e figlie soddisfatti di ritrovarsi tra tanti giovanissimi ci ha dato una grande emozione.
Man mano si sono aggiunti volontari e semplici appassionati di padel che, per caso, si sono imbattuti in questa squadra, disponibili ad aiutare affinché ognuno terminasse la lezione con qualche piccolo, piccolissimo progresso. Siamo ancora agli inizi ma si comincia a fare qualche scambio da fondo campo, qualcuno riesce a respingere tiri a rete o sta imparando a tenere la racchetta in mano pronto e attento al richiamo dell’avversario.
Finire il 14 giugno darà speranza a tanti ragazzi e ragazze e alle loro famiglie di creare nuove e significative relazioni. Come spesso accade in queste occasioni, persone provenienti da realtà diverse hanno finito per condividere un’esperienza da cui è nato qualcosa di nuovo e inaspettato, in cui non importa più chi aiuta e chi è aiutato. Uno scambio prezioso che arricchisce tutti quanti, allenatori, allenati e spettatori. Non poco per due racchette, una rete e una pallina. OL

