Durante la Grande guerra, dodici soldati preferirono gettarsi nel fiume piuttosto che tornare al fronte. Da allora il loro fantasma incombe come una maledizione sul paesino nativo, seminando morte e terrore. Sveglia e caparbia, la dodicenne Albertina, con l’aiuto dei partigiani rimasti sulle montagne (siamo ormai a fine Secondo conflitto mondiale), indaga: vuole liberare tutti dal morso della vergogna e della paura. Due aspetti in particolare colpiscono di questo bel romanzo. La presenza di Minghinì, il matto del paese, secondo cui gli annegati ritornano sempre: per metterlo a tacere verrà rinchiuso in manicomio. E poi la certezza di Albertina che il confine tra qui e aldilà sia molto più labile di quanto si pensa: è la connessione di cui parla il cristianesimo di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Così, per riconciliare la comunità servirà un banchetto con la partecipazione di tutti, proprio tutti. Minghinì compreso.