«Pellegrinàggio (ant. peregrinàggio) s. m. – 1. a. Pratica devozionale consistente nel recarsi, da soli o in gruppo, a un santuario o a un luogo sacro per compiervi speciali atti di religione, sia a scopo di pietà, sia a scopo votivo o penitenziale (…). 2. Ant., peregrinazione, esilio; è tuttavia ancora viva, nel linguaggio mistico, l’espressione p. terreno, la vita; nella Bibbia traduce, in questo stesso senso, il lat. Peregrinatio».

C’è un universo intero dentro questa voce del vocabolario Treccani. Perché un pellegrinaggio è un viaggio che fai contemporaneamente fuori e dentro di te alla ricerca di Qualcosa e/o di Qualcuno, mentre interagisci con tante altre persone, impegnate a loro volta a fare lo stesso, in un miracoloso e sovrapposto ascolto di cielo e terra che ti rigenera creandoti ogni volta un nuovo baricentro.

È questo il motivo che mi spinge da quasi trent’anni, una o due volte l’anno, a salire su uno dei treni più vecchi e lenti che esista, insieme a una marea di gente di ogni età, cultura, posizione economica, sociale e professionale per andare con l’Unitalsi a Lourdes. Non sarà certo un caso poi, per la mia storia personale, che le mie due famiglie allargate, l’Unitalsi che mi ha formata giovanissima, e Fede e Luce, che mi ha accolta adulta, siano nate entrambe a Lourdes, traendo entrambe origine – l’una nel 1903 e l’altra nel 1971 – da due diverse storie di rifiuto, rispettivamente della vita e della società.

Storie di rifiuto che si sono trasformate poi in due magnifiche e diverse storie d’amore: di «evangelizzazione e apostolato verso e con le persone ammalate, disabili e in difficoltà», l’Unitalsi; di «legami profondi fra le persone con un handicap mentale, le loro famiglie e gli amici», Fede e Luce.

Per quanto nell’immaginario comune l’Unitalsi, che è una realtà italiana guidata da una Presidenza nazionale e articolata in Sezioni e Sottosezioni, sia storicamente e inscindibilmente legata al Treno Bianco, il pellegrinaggio a Lourdes non è il fine ultimo della sua esistenza ma uno strumento per far crescere spiritualmente i suoi soci.
In questi 120 anni di vita, se all’inizio si parlava di «trasporto di ammalati a Lourdes e nei Santuari internazionali» oggi, fortunatamente, l’Unitalsi si definisce quale «associazione pubblica di fedeli che in forza della loro fede e del loro particolare carisma di carità, si propongono di incrementare la vita spirituale degli aderenti e di promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato verso e con i fratelli ammalati e disabili, in riferimento al messaggio del Vangelo e al Magistero della Chiesa».

Che sia coniugato sul versante del «fare per» come nel caso dell’Unitalsi o su quello dello «stare con», come nel caso di Fede e Luce, il centro di tutto è il Dio vivente. Che tutto ricompone nell’unità.

Per il movimento internazionale di Fede e Luce, invece, i pellegrinaggi e gli incontri internazionali servono soprattutto per creare legami fraterni di sostegno tra le diverse comunità sparse nel mondo.

Tutto ciò premesso, è facilmente intuibile quanto siano diversi lo spirito, i tempi, la logica, i numeri, l’organizzazione e le esigenze dei pellegrinaggi unitalsiani e di quelli fedelucini. L’Unitalsi porta a Lourdes annualmente centinaia di migliaia di persone con i pellegrinaggi di Sezione, da aprile a ottobre, e con quello Nazionale a settembre: il carisma del «servizio» fa dell’Unitalsi un mondo in cui la distinzione tra chi aiuta e chi è aiutato è icasticamente rappresentata dalla divisa, dai compiti, dai turni e dai diversi alloggi del «personale» rispetto agli «amici in difficoltà», cose che nella pratica creano sostanziali differenze tra «noi» e «voi».

Il carisma dell’amicizia rende invece i pellegrinaggi fedelucini – che si organizzano ogni dieci anni, dal 1971 al 2001 a livello mondiale e dal 2011 a livello provinciale – molto meno strutturati e più colorati, con «i ragazzi, gli amici e i genitori» che vivono con le stesse modalità e in contemporanea le diverse tappe del cammino, dove il «noi» e il «voi» non è neanche lontanamente contemplato.

Comune denominatore di questi due diversi modi di «pellegrinare» è chiaramente il Vangelo: che sia coniugato sul versante del «fare per» come nel caso dell’Unitalsi o su quello dello «stare con», come nel caso di Fede e Luce, il centro di tutto è il Dio vivente, principio e fine di ogni cosa, che ci chiama a vivere come dentro un pellegrinaggio quel misterioso impasto di spirito e materia che è la nostra vita. E che tutto ricompone nell’unità.

Non mi basterebbe un’enciclopedia intera per descrivere quello che ho ricevuto spiritualmente e imparato nel pratico dalle sorelle e dai fratelli unitalsiani e dai nostri amici in difficoltà durante i pellegrinaggi e nella vita associativa; non mi basterebbe perché quel che ho ricevuto mi ha dato una struttura e ha fatto di me quella che sono oggi. Ciò che vivo con i ragazzi, i genitori e gli amici fedelucini ha aggiunto altre profondità e meravigliose sfumature al mio credo umano e spirituale e così finisco sempre per dire che la mia formazione unitalsiana ha sostenuto il mio diventare fedelucina e che Fede e Luce ha cambiato radicalmente il mio modo di vivere l’Unitalsi. Di questo non ringrazierò mai abbasta quaggiù e Lassù. OL

Questo articolo è tratto da
Ombre e Luci n.170

Disegno di Papa Francesco, mano bambino

 

In pellegrinaggio con Unitalsi e Fede e Luce ultima modifica: 2025-07-25T15:00:58+00:00 da Serena Sillitto

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